Muoviti, non lasciarti andare!

helpQuesto post e’ dedicato a tutti gli amici e amiche in difficolta’ proprio in questi giorni, nonche’ a tutti coloro che  sentono di aver imboccato una strada apparentemente senza via di uscita… Questo post e’ per voi!

prigioneCi sono fasi della vita nelle quali puoi arrivare a credere per disperazione che il tunnel nel quale sei scivolato non abbia fine. Ti senti in trappola, saresti pronto a buttarti dalla finestra se solo riuscissi ad abbattere le sbarre che la proteggono.
In momenti come questi il senso di un destino avverso e ineluttabile ti pervade; la tua mente e’ alla frenetica ricerca di un qualunque barlume di luce che possa indicare una via di uscita, eppure sembra non riuscire a trovare nulla.
Ho imparato che momenti come questi possono o meno averla una via di uscita.

Se la via c’e’, in genere la conosciamo bene ma facciamo finta di non vederla; non ascoltiamo la nostra stessa voce perche’ vorrebbe dire ammettere che dipende da noi: dobbiamo muoverci, assumerci la responsabilita’ di uscire dalla nostra rassicurante – ma dolorosa – inerzia e andare verso un destino sconosciuto, ma che sentiamo essere inevitabile. Come scrisse qualcuno su questo stesso blog mesi fa, “l’immobilismo diviene colpevolezza”: devi muoverti!

Se la via non c’e’ o, meglio, non c’e’ ancora, allora non puoi fare altro che resistere in attesa che la tempesta passi, aggrappato a quella vocina che sicuramente ti sta dicendo che ne uscirai, che perfino questo momento disperato avra’ fine, non importa quanto ci mettera’.
speranzaSe saprai stare in ascolto, coglierai quando quel senso di oppressione iniziera’ a mollare la presa e, in quel preciso momento, non dovrai esitare: dovrai muoverti. Ributtati nella vita! La vita e il movimento (non solo in senso fisico, anche se pure quello aiuta) sono la migliore medicina per uscire dagli stati di impantanamento. Non subito forse, nel momento di sofferenza acuta forse non riuscirai a trovare terreno abbastanza solido da muovere quel primo passo, ma non appena sentirai che puoi farlo… fallo!
E quando ricadrai, perche’ quello che starai percorrendo sara’ all’inizio un terreno impervio, rialzati e fai un altro passo. Ti sembrera’ di essere tornato al primo passo che avevi gia’ fatto, ma non e’ cosi’: quello sara’ gia’ il secondo passo… e poi ne seguira’ un altro ed un altro ancora, fino a quando, un giorno, voltandoti indietro, ti accorgerai all’improvviso di quanta strada avrai fatto e di come quella sofferenza sia ormai lontana.

Ci sono cose nella vita che possono essere materialmente cambiate. Allora dobbiamo smettere gli indugi ed agire per farlo.

Altre possono essere solo accettate. Allora sara’ il tuo animo a dover e poter cambiare, reinquadra la situazione: e’ davvero cosi’ limitante cosa non puoi cambiare? Non puoi comunque vivere di altro? Davvero non c’e’ nulla di bello per cui valga la pena di tornare a sorridere?
Forse sei tu che in questo momento non hai occhi per vederlo. Ma sono sicuro che c’e’.
Ci sono persone, in condizioni fisiche terribili, che non si sono arrese, che sono tornate a vivere.

Davvero non puoi farlo anche tu?

Non importa cosa hai fatto finora, il tuo passato, i tuoi presunti errori, le condizioni dalle quali parti, gli strumenti che hai a disposizione, ne’ il punto dove potrai arrivare…

Muoviti, non lasciarti andare!

basket

94 pensieri su “Muoviti, non lasciarti andare!

  1. Ciao carissimo Wolf…Questo post fa proprio al caso mio…Probabilmente quasi ognuno di noi lo potrà dire…Ma , per quanto mi riguarda, poiché sto vivendo un periodo di grandi trasformazioni interiori, é davvero il post giusto al momento giusto…Che dire… non solo l’ immobilismo sia mentale che pragmatico é colpevolismo, ma é anche sciocco e pericoloso..Perché si rischia di perdere noi stessi piano piano lungo una strada che non riconosciamo e che non ci riconosce più…Da un mese a questa parte mi sto adoperando fino in fondo affiché tante cose possano cambiare…C’ é stato un tempo in cui guardavo la mia vita quasi da spettatrice in incognito…A dispetto della grande sicurezza ostentata e dell’opinione che gli altri avevano e hanno di me…La ragazza forte, saggia, matura, quella a cui chiedere consigli, quella che ha alle spalle una vita difficile che le ha portato la maturità e la sensibilità che ho oggi…Verissimo…Ma mi sono resa conto che negli ultimi anni…Per un’ infinità di ragioni ero diventata esattamente quello che gli altri volevano da me…Dimenticando da qualche parte me stessa e i miei talenti???E a un certo punto mi sono detta…:”Fermati!Dove stai andando??Chi sei oggi?Dove sono finite le tue ambizioni, i tuoi desideri?La tua natura???Se continui a percorrere questa strada non sarai mai felice…”E’ stata una presa di coscienza graduale , sofferta , ma sopra ogni cosa necessaria…”Ho investito tanto fino ad oggi,ma ho realizzato che a volte bisogna essere umili e veri con noi stessi…E ascoltare quella “vocina”che sa sempre quello che é davvero giusto per noi perché non smette mai di ascoltarci…Noi ,a volte,invece,non ci ascoltiamo per questo o quel motivo…Portiamo avanti situazioni in cui non crediamo più fino in fondo per paura, dipendenza affettiva, sensi di colpa o quantaltro…A seconda delle situazioni…Io sono in un momento di transazione e non so quello che accadrà, ma sto muovendo le cose egià solo questo mi rende più felice e più fiera di me…Mi aspetta un duro lavoro, ma cercherò d’ impegnarmi mettendo in discussione il certo per l’incerto…Perché voglio ritrovarmi e riscoprirmi davvero…So, caro Wolf che parlando così ,molto genericamente, forse ti sono sembrata un po’ enigmatica e contorta…Mi appello alla tua capacità di leggere fra le righe attraverso la tua profonda sensibilità…Sono sempre più incuriosita da te come persona reale…Oltre Wolf…che certo é parte integrante di te…Perché penso che una persona con una sensibilità così acuta e con un tale interesse verso l’animo e il mondo interiore debba senzaltro aver fatto un cammino particolare che l’ha portata a essre qui oggi e a scrivere, condividendole con noi . certe cose…So che non ti vuoi svelare e neanche ti chiedo di farlo…Ti lascio solo un sorriso e un bacio…Layla

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  2. Cara Layla, il tuo commento e’ articolato, e’ vero, ma niente affatto oscuro, capisco benissimo cosa vuoi dire e – fin dove possibile – cosa stai passando. Io credo che il guardarsi indietro debba servire solo a… prendere lo slancio per una nuova vita, per capire cosa e come cambiare, per ricordare i momenti nel quale abbiamo superato dure prove e siamo stati, almeno momentaneamente, felici. Questo e’ un modo costruttivo, forse l’unico, di pensare al passato. Per il resto… se tu prendi solo oggi coscienza di quello che ora ti sembra “tempo perso”, be’… evidentemente non lo era: e’ stato tempo che ti e’ servito ad arrivare fino a qua, a prendere quella consapevolezza che ora hai. Probabilmente prima non eri pronta.
    Il discorso dello “immobilismo che diviene colpevolezza” vale quando la consapevolezza di dover cambiare ce l’hai eppure non fai nulla per farlo; quando non invece nemmeno sai di essere in errore… come fai a cambiare?
    Cio’ che e’ stato e’ stato; come ti sei comportata ti ha semplicemente portato ad un certo risultato, tale risultato non ti va bene? Bene, da adesso potrai lavorare affinche’ il risultato di “domani” sia diverso 🙂

    Sul fatto di… rendermi pubblico, va bene che ho pubblicato il post sulla johari window 😀 ma proprio espormi completamente non mi pare il caso 🙂 Gia’ ho iniziato a raccontare di mio padre, poi, col tempo, raccontero’ qualcos’altro. Ma se vuoi chiedere qualcosa in particolare, tu che non sei iscritta e dunque non puoi usare i pvt, usa la mia casella di posta il cui indirizzo e’ scritto nella casella di sinistra. Saro’ contento di risponderti… per quanto possibile, naturalmente! 😀
    Contraccambio sorriso e bacio 🙂

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  3. Ciao 3kidna, benvenuta sul mio blog 🙂
    Capisco cio’ che vuoi dire; e’ questione di terminologia: per me “inerzia” e’ quando ti lasci “trascinare” dall’abitudine pur sapendo di dover cambiare e, dunque, e’ essenzialmente negativa.
    Cio’ di cui invece parli te, la definirei… “pausa”, pausa dovuta alla necessita’ di riflettere o alla stanchezza accumulata. In questo caso e’ chiaro che il riposo e la tranquillita’ sono cio’ che, almeno momentaneamente, puo’ servire. Sono il primo a dire “quando non sapete cosa fare, non fate nulla!” (Osho), pur comunque invitando a tenere la mente impegnata per evitare di farsi prendere dal circolo vizioso delle preoccupazioni che porta tanti pensieri ma nessuna soluzione. Ma prima o poi i nodi vengono al pettine: le pause non devono essere scuse per non affrontare la realta’, ovvero non dovrebbero mai prolungarsi indefinitamente; altrimenti, qui si, divengono impantanamento, inerzia. E da li’, si deve cercare di uscire…

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  4. Montale ha scritto del male di vivere come “dell’incartocciarsi della foglia riarsa”. E’ la “disarmonia” che nel mondo contemporaneo caratterizza i rapporti fra l’individuo e la realtà. Il mondo si chiude su se stesso fino all’annullamento e perde ogni capacità di attrarre la nostra attenzione. Nella disperazione si è vinti dal proprio sentimento del nulla. Si viene presi da una terribile stanchezza nei confronti della vita.

    “Tutto quanto ho voluto mi si è sfracellato sotto le finestre, come una zolla caduta da un vaso degli ultimi piani”. (Pessoa)
    Il sentimento di angoscia segue a un naufragio di tutte le nostre aspettative.
    Forse è proprio in questo punto che è possibile operare al fine di superare la disperazione: modificando le nostre attese, non ponendo al mondo richieste che esso non sa soddisfare.
    In che modo? Operando un “esercizio su di sé”, con la disciplina della volontà con un “risintonizzarsi” dei sentimenti. (Massimo Ammaniti)

    Ho letto da qualche parte che bisogna accolgliere l’angoscia. Solo in questo modo si può affrontarla e vincere.

    Nel momento in cui arrivi al fondo, quello è il momento della risalita. E’ inutile parlare a chi è depresso o disperato di cielo blu, della belllezza della vita o di altri che stanno peggio. Bisogna arrivare in fondo al tunnel per scoprire da soli che bisogna scuotersi. Che bisogna vivere perchè nessuno è più importante di NOI.

    Bacio, Wolf
    dora

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  5. anche se è un paio d’anni che ho deciso di assumermi le responsabilità di quanto mi succede (perché io non credo succedano per caso) e sono contraria al rimuginare e all’autocommiserazione, il tuo post mi serve per ricordarmelo, forse stasera ne avevo proprio bisogno…come sempre nulla avviene per caso…grazie Dear

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  6. Ciao, non ho tempo purtroppo per leggere tutti i commenti che sicuramente saranno interessantissimi, ma ti chiedi come fare a uscirne quando la causa è al di fuori di te, e con tutta la tua buona volontà (specie se tu vuoi con tutta l’anima uscirne) non puoi! Perchè tu potresti anche fare miracoli, ma intorno a te c’è anche altro, ci sono altri, e tutti i tuoi sforzi risultano vani…in fondo siamo esseri umani, molto molto molto fragili, e non certo per nostra volontà….(non pensi, almeno un po’ ?) scusami, ma ci sono cose davvero irrisolvibili! ciao, serena sera

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  7. Cara Dora, molto giusto quanto dici. Forse non sempre si è “foglie riarse”, a volte si ha solo la sensazione di essere come foglie sugli alberi in autunno 😉 a causa di situazioni contingenti alle quali si deve solo resistere e attendere che passino. Altre volte invece, è una sensazione più “diffusa”, che una volta, tanti anni fa, chiamai “un manto di acqua nera sul fondo del nostro mare”: talvolta dall’esterno quel mare appare azzurro, eppure, sul fondo, quel nero esiste ancora. Ma… non è detto che sia per sempre! 😉

    Che sia per una causa contingente o per un Il disagio esistenziale (a cui avevo dedicato un post al quale avevi contribuito attivamente ;)), il modo di agire è, come con altre parole dici, affrontare il malessere senza abbandonarcisi, ovvero capire se deriva da qualcosa che può essere cambiato – e che allora va cambiato con coraggio e determinazione – oppure se non è possibile, riposizionarlo, dargli in giusto peso e, soprattutto, limitarne il contesto. Spesso infatti chi viene “colpito” in un’area, viene pervaso dall’idea di essere un fallito in generale. Ma non è mai così.

    Ricambio il bacio…

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  8. Ciao Dear 🙂 Il famoso “nulla accade per caso” 🙂 Ne ho parlato già diverse volte, un tempo ci credevo, ora ne ho per così dire… ristretto l’accezione 🙂
    Ma che le cose accadano sempre per una ragione oppure che siano casuali, sta comunque sempre a noi reagire. Da tutto si può imparare. Da qualunque cosa che non ci uccida si può uscire.
    Esagero? Persone come Stephen Hawking hanno dimostrato che perfino ridotti in condizioni terribili si può essere grandi. E tante persone, pur non essendo celebri come lui, lo hanno fatto e lo fanno ogni giorno.
    Cambia ciò che puoi cambiare e riposiziona il resto. Ogni cosa influenza la nostra vita, ma nulla “è” la nostra vita. Tranne forse noi stessi.

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  9. Benvenuta, Ultimasirena 🙂
    La risposta al tuo commento è già nel mio post… non l’hai vista? 🙂
    Mettiamo che tu sia in una condizione nella quale ciò che avevi è ormai perso o ciò che vuoi non c’è più speranza di ottenerlo (la tua è una di queste due situazioni, vero? :)). Ho scritto: “Se la via non c’e’ o, meglio, non c’e’ ancora, allora non puoi fare altro che resistere in attesa che la tempesta passi, aggrappato a quella vocina che sicuramente ti sta dicendo che ne uscirai, che perfino questo momento disperato avra’ fine, non importa quanto ci mettera’.”
    E ancora: “Ci sono cose nella vita che possono essere materialmente cambiate. Allora dobbiamo smettere gli indugi ed agire per farlo.
    Altre possono essere solo accettate. Allora sara’ il tuo animo a dover e poter cambiare, reinquadra la situazione: e’ davvero cosi’ limitante cosa non puoi cambiare? Non puoi comunque vivere di altro? Davvero non c’e’ nulla di bello per cui valga la pena di tornare a sorridere?
    Forse sei tu che in questo momento non hai occhi per vederlo. Ma sono sicuro che c’e’.”

    Se la tua partita è davvero persa, se l’arbitro ha fischiato la fine, non puoi fare altro che accettare il risultato e… ripartire. Non subito, certo, ti ci vorrà tempo, ma non importa. Non appena sentirai di essere in condizione, dovrai farlo.
    Forse sarà anche necessario che tu cambi i tuoi obiettivi. Se puntavi ad ottenere “A” ma “A” è fuori discussione, allora potrai puntare… ad un’altra lettera. L’alfabeto è pieno di lettere. E finite quelle del nostro, puoi passare a quello greco, poi a quello cirillico, al cinese (e lì non finisci più! :D)… perché spegnerti perché non puoi ottenere proprio quella singola lettera?

    Se hai ancora margine per combattere, fallo. Se quel margine non c’è… accetta, recupera energie, e poi… riparti!

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  10. Questo e’ un post “nelle corde della gente” ed e’ scritto in un momento in cui di questi stati d’animo c’e ne sono una valanga….io da medico(seppur pediatra ma pur sempre medico)suggerirei di ricorrere alla Natura…..fare piccoli passi…il passato e’ passato,nessuno e dico nessuno e’ perfetto di errori piu’ o meno gravi ne hanno fatti tutti, e poi e’ fondamentale dagli errori crescere ed evolversi….l’autoflagellazione e’ uno status fermo….ho impararto con il tempo ad andare oltre le apparenze….meno apparenza e piu’ essenza…lavorare sul buono ed in ogni individuo esiste un buono… le critiche sono un’atteggiamento di distanza mentre lavorare sulla parte migliore di chi ci sta di fronte e’ un’avvicinamento…..guardarsi dentro prima di scagliare la pietra….Deb

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  11. Ciao Deb 🙂 Sottoscrivo le tue parole, mi trovo d’accordo su ognuno dei concetti che hai espresso.
    Anche se purtroppo talvolta ci si trova davvero davanti muri invalicabili, verso i quali non si riesce ad andare, il famoso “esame di coscienza” dovrebbe essere imprescindibile prima di scegliere.
    L’importante pero’, e’ che una volta scelto, seppure dopo un’attenta e forse lunga analisi, non si rimetta in discussione la scelta fatta tornando ogni volta frettolosamente sui propri passi. Nella vita la flessibilita’ e’ importante, e’ vero, ma solo se le condizioni sono realmente mutate e’ saggio tornare indietro. Altrimenti e’ solo “leggerezza” che si rischia di pagare cara…
    Grazie per il tuo bel commento 🙂

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  12. Ciao caro! Il mio periodo di “difficoltà” sembra pian piano andare icontro ad una soluzione grazie proprio alla speranza e alla voglia di realizzazione 🙂
    Non mi lascerò andare, mi voglio troppo bene.
    Buona giornata, un bacio!

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  13. Ciao Ludmilla 🙂 Bene, ne sono contento. Si’, solo in questi giorni in tanti mi hanno scritto il loro disagio. Purtroppo le difficolta’, anche grosse, non risparmiano nessuno.

    Esatti Zuli’, sono d’accordo: se abbiamo anche solo una possibilita’, e’ nostro dovere cercare di coglierla. Spesso e’ la vita stessa ad essere in gioco o, perlomeno, la sua qualita’.

    Brava Eva 🙂 Sono contento di leggerlo. Sembra quasi che dicembre e gennaio siano stati momenti di… congiunzione sfavorevole per tante persone. Apparentemente adesso per molti la situazione sta migliorando 🙂 Speriamo che altri ne seguano 😉

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  14. Quanto hai ragione Wolf
    e che bel post!

    E’ vero, spessissimo la risposta è li’ davanti alla punta del naso, ma, pur di non DOVER vederla, molte persone fanno di tutto!
    Ho scoperto inoltre che una delle cause per cui mlti sono “a terra” è la PERMALOSITA’.
    Sanno di avere un “problema”, e lo conoscono bene, anche il mondo intorno a loro vede bene quel problema, e spesso lo fà presente…..
    e cosi’ scatta la permalosità
    di esserselo sentito dire
    di sapere che è vero
    di non volerlo ammettere.
    e poi….
    Perchè non parlare dei vantaggi!
    E’ mia forte opinione che:

    Ogni problema non risolto, nasconde il suo bel vantaggio.
    Scopri il vantaggio che ti dà, non risolverlo, e…sparisce il problema
    quindi si riparte!!!!!!!!!!!

    Bellissima anche la risposta che hai scritto per ultimasirena, sei davvero un gamba!

    Serena giornata
    Ezio

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  15. Consapevolmente o meno, tutti stiamo seguendo una Via…non mi dilungherò se non con una nobile citazione che ritengo di estrema sintesi e veritiera allo stesso tempo di un mistico sufi, Bayazid-al Bistami, che dice: “La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano”. da meditare, grazie per l’ospitalità, un saluto da toista.

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  16. mi voglio troppo bene
    sottoscrivo le parole di EvaNGeLiNe
    Volersi bene, Deve essere questa la molla per uscire dal vuoto interiore che ci assale, dal senitrsi inadeguati. E’ difficile, lo so, ma ci si può riuscire a piccoli passi, volendosi ogni giorno un po’ di bene in più
    Buon pomeriggio

    dora

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  17. Wolf, quello che scrivi è vero e giusto. E anche gran parte dei commenti che ho letto sono saggi e giusti e pieni di buoni propositi. Ti sei accorto che siamo arrivati al ‘ma’?
    😉
    Sì, io ci vedo un grande ‘ma’ a tutto quello che ho letto, ed è questo: quando una persona è ‘dentro al tunnel’, dirle “muoviti, non lasciarti andare!” non ha ALCUN effetto.
    Gli imperativi categorici (lo dico in senso lato, ovviamente) che vengono da fuori non scalfiscono la superficie di quel nero in cui si è caduti. Il dolore più grande è non poter uscire dalla propria testa e dalla propria pancia, e quello che si prova totalizza la vita, decide la direzione, imprigiona la testa.
    Anche di fronte alla più acuta, importante, chiara e fondamentale verità spirituale, il depresso non reagirà se non con la mente.
    Ma è la pancia che deve rispondere affinché ci sia cambiamento e progresso.

    Quando io stavo male e andavo da una psicologa, con la testa capivo benissimo tutto quello che mi diceva (o che mi portava a dire). Recepivo, ci pensavo anche nei giorni successivi. Ma la frase che dentro di me risuonava più spesso era “Non ce la faccio”. E non ce la facevo davvero, perché dentro non ‘scattava’ niente. Tutto è cambiato quando dentro la mia pancia ho sentito un ‘click’, uno scatto, un essere nuovo che nasceva e che ero “io”. Ma certo questa nascita non è avvenuta come conseguenza di un ragionamento o di un’esortazione.
    E allora, cosa si può fare per favorire questo processo di viscerale presa di coscienza interiore?
    Io non ho la risposta…
    V

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  18. Ciao Ezio 🙂 Sono d’accordo sulla permalosita’, credo sia un “processo in divenire”: una persona e’ gia’ portata ad essere un po’ egocentrica di suo, al primo “consiglio” – invece di valutarlo e poi eventualmente respingerlo – reagisce male arroccandosi sulle sue posizioni come se si sentisse attaccata personalmente. Cosi’ facendo si chiude sulla sua posizione ancora di piu’ e cio’ e’ “colto dall’esterno”, con il risultato che qualcun altro prima o poi glielo fara’ notare… con conseguente reazione ancora piu’ intransigente. E cosi’ via.

    Non e’ certamente cosi’ per tutti, per fortuna. In realta’ non conosco tante persone “cosi’ estreme”, ma qualcuna si’ e… e’ evidente che le prime a rimetterci sono proprio loro, perche’ se perdi – non accettandolo – il potere della condivisione, perdi la possibilita’ di vedere il mondo e te stesso “fuori dai tuoi stessi occhi”, rimanendo percio’ bloccato inesorabilmente nei tuoi limiti.

    Se la modestia e’ considerata una nobile virtu’ in tanti luoghi e tempi, un motivo ci sara’: essa e’ utile soprattutto a chi ce l’ha, ancora prima alle persone che hanno a che fare con lui. Modestia e’ crescita.

    P.S.: Io ho appena pagato una cifra sproposita per bollo auto e canone TV 😀 La serena giornata spero l’abbia tu! :)))))

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  19. Nuovo… e’ fantastica la massima che riporti! Mi piace davvero molto 😉
    Credo che l’anelito a cercare un’elevazione la sentano tutti o quasi, prima o poi. Credo perfino che il non seguirla porti una buona parte dei disagi esistenziali dei quali spesso parliamo sul mio blog (e non solo). Troppo spesso ci accentriamo (come faceva Freud) su problemi che hanno origine in sfere “superficiali” (dico cosi’ per farmi capire, naturalmente), dimenticandoci che anche la nostra “anima” o “animus” (per usare le parole di Jung) chiedono la loro parte.
    Eppure, persi come siamo nel contingente, ricerchiamo le cause del nostro malessere solo al di fuori di noi, negli oggetti che ci mancano o negli obiettivi “materiali” che non riusciamo a raggiungere, dimenticandoci che la nostra mente, la nostra anima, da soli, avrebbero il potere di renderci felici.

    Un caro saluto a te!

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  20. Ciao cara Dora 🙂 Voi dite “volersi bene”, io dico “credere in se stessi”… ma in questo caso mi sa che le due frasi, che a rigore sinonime non sono, coincidono misteriosamente 😉

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  21. Ciao cara V. 🙂 Non e’ proprio cosi’… io, quella che per me e’ la “soluzione”, l’ho ben scritta, ma ti e’ sfuggita, oppure non era abbastanza chiara.
    Ho scritto: “Se la via non c’e’ o, meglio, non c’e’ ancora, allora non puoi fare altro che resistere in attesa che la tempesta passi, aggrappato a quella vocina che sicuramente ti sta dicendo che ne uscirai, che perfino questo momento disperato avra’ fine, non importa quanto ci mettera’.
    Se saprai stare in ascolto, coglierai quando quel senso di oppressione iniziera’ a mollare la presa e, in quel preciso momento, non dovrai esitare: dovrai muoverti. Ributtati nella vita! La vita e il movimento (non solo in senso fisico, anche se pure quello aiuta) sono la migliore medicina per uscire dagli stati di impantanamento. Non subito forse, nel momento di sofferenza acuta forse non riuscirai a trovare terreno abbastanza solido da muovere quel primo passo, ma non appena sentirai che puoi farlo… fallo!”

    Nel momento di crisi acuta non si puo’ fare altro che, apparentemente, resistere. Eppure cio’ di cui nutri la tua mente in quei momenti, agisce sottilmente, sotto la superficie.
    io credo che quel “click” del quale parli, non sia solo frutto del tempo, ma anche del “lavoro” che hai fatto nel frattempo. La mente e’ lepre, il cuore, il subconscio, la pancia (per usare il tuo… organo) e’ tartaruga. La mente sa cosa deve fare, ma al cuore occorre tempo e ripetizione dei “comandi”. Il nostro subconscio e’ essenzialmente uno stupido: e’ malleabile, accetta tutto cio’ che gli dici, ma devi dirglielo con costanza, con ripetizione, perche’ esso impara lentamente.
    Non credere che tutto il lavoro che hai fatto con la tua psicologa e da sola sia stato inutile solo perche’, apparentemente, tutto si e’ sbloccato con un click: il perche’ di quel click, tu non lo sai, e non lo so nemmeno io… ma sospetto che non nasca nel “mondo dell’aldila’”, bensi’ da una inconscia e spesso prolissa elaborazione del tuo vissuto e degli “ordini” della tua mente.

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  22. Ciao m. 😉 Anche se lo fossi (un po’ “giu'”), ti assicuro che saresti in ottima compagnia! ;D
    Lungi dal pretendere che avessero valore risolutivo, le mie parole volevano proprio essere parole di incoraggiamento 😉

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  23. La Speranza è una fiamma inestinguibile…
    essa non si spegne mai!
    perchè qualunque essere vivente, spera infinitamente…
    e sempre sente in cuor suo di risalire l’abisso!
    La Speranza arriverà dal Cielo…
    i Cieli e la terra stanno testimoniando il Suo Ritorno..
    non mollare mai fratello lupo!
    ulula sempre e più forte che mai…

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  24. oh! Io non mollo caro! Non temere 🙂
    Quando mollo qualcosa e’ solo perche’ questa ha gia’ mollato me e restarle attaccato sarebbe allora solo pia e inutile illusione.
    Anzi… poiche’ in realta’ non c’e’ gia’ piu’, a rigore non la mollo neanche… assumo solo consapevolezza che non c’e’ 🙂

    In questo caso il post era dedicato agli amici in difficolta’, che sono tanti 🙂 Anche se una parte di me c’e’ ovviamente in ogni cosa che scrivo…

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  25. Tutto quello che hai scritto, io l’ho capito solo poco tempo fa grazie ad una persona che – e non esagero – credo mi abbia realmente salvata da una vita che avrebbe continuato a scivolare verso il basso, trasformandosi man mano in un rigagnolo sempre più esile e debole.

    Sei stato esaustivissimo, non c’è nulla da aggiungere 🙂

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  26. per fortuna in questo periodo sto bene, ma condivido appieno quello che hai scritto.
    E’ un messaggio importante, di grande positività, ma che in situazioni “difficili” non è facilisimo applicare…
    ci vuole una grande forza di volontà, la mente ha un enorme potere, molto più di qualunque farmaco, davvero…

    spero che chi ne abbia bisogno, tragga da questo tuo il giusto messaggio per iniziare a trovare quel pizzico di volontà che serve a fare il primo passettino…gli altri poi verranno da sè…
    😀

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  27. E’ verissimo!!!
    Ho trovato molto molto salutare in periodi come quelli descritti, andare a correre…ma non per fare esercizio fisico o per una qualche dieta forzata, no! correre proprio per non restare nell’inerzia, correre anche per non pensare a niente…e fa bene davvero, fa bene prima di tutto al corpo, poi anche alla mente, inevitabil-mente.
    🙂

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  28. ciao….passo per un saluto…. devo tornare a leggerti domani cn calma…ora sono troppo stanca….ma dalle prime righe che ho letto..avverto che ci siamo ispirati allo stesso modo..cioè anche il mio post…..ovvero abbiamo rivolto uno sguardo dietro e dentro di noi….b.notte!!!:))

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  29. x Aliseys: no, no, non credo affatto tu stia esagerando 🙂 Però sono certo che se ha avuto questo potere è perché ha trovato terreno fertile in te e nella tua anima…

    x 4ever: sono d’accordo 🙂 Ho scritto altre volte che uno scritto come questo, da solo, non può certo cambiare una situazione pesante e radicata. Ma chissà… potrebbe essere un piccolo seme che, magari assieme ad altri, un giorno potrebbe sbocciare come convinzione propria e dunque duratura. O addirittura, per chi è già quasi pronto a risollevarsi, costituire – per una volta in positivi – la classica goccia che farà traboccare il vaso della rinascita… 🙂
    Chiaro che è un seme che va innaffiato… ovvero seguito, usando le tue stesse parole, da altri passi…

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  30. Esatto, Giusy-Titti 😀 , il potere del corpo sulla mente è sottovalutato; di solito si parla solo del contrario, non è vero? 🙂 Eppure… c’è una legge esoterica che dice che ciò che colpisce può essere colpito, ovvero se la mente ha effetto sul corpo, non può essere che il corpo non abbia effetto sulla mente… 😉

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  31. x Giò: esatto… molte volte non è risolutivo, è vero, ma qualche volta… 😉 Leggi cosa ho scritto nel commento #39 a 4ever…
    Se questo post aiutasse davvero anche solo una persona, ne sarei davvero contento! 🙂
    Grazie…

    x Simona: Brava, sì… sono d’accordo: seppure con termini e mezzi diversi, abbiamo puntato allo stesso obiettivo 🙂

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  32. Wolf, meditare su se stessi e sul proprio dolore non può che fare bene. Sono convinta (come sicuramente avrà detto qualche altro commentatore) che nessuna fonte esterna possa aiutarci a risalire, quello è un percorso che dobbiamo trovare da soli, altrimenti non se ne esce veramente. Ma forse è che io sono troppo indipendente… o egocentrica (?)
    😉 un abbraccio

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  33. Non sono d’accordo. Che non sia risolutivo da solo va bene, ma che addirittura non aiuti nemmeno, no.
    Ti riporto per comodita’ cosa ho gia’ scritto piu’ sopra (rispondevo a 4ever4me): “Ho scritto altre volte che uno scritto come questo, da solo, non può certo cambiare una situazione pesante e radicata. Ma chissà… potrebbe essere un piccolo seme che, magari assieme ad altri, un giorno potrebbe sbocciare come convinzione propria e dunque duratura. O addirittura, per chi è già quasi pronto a risollevarsi, costituire – per una volta in positivo – la classica goccia che farà traboccare il vaso della rinascita… 🙂
    Chiaro che è un seme che va innaffiato… ovvero seguito, usando le tue stesse parole, da altri passi…”

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  34. Oh santa pazienza!

    ho letto metà di questo post e ho il cuore che mi batte a mille! aiut! Non ce la faccio ad arrivare fino alla fine ora… perciò ti invito a fare un piccola pausa… ti offro un maraschino…Lands

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  35. Chi non ha dei problemi oggigiorno?
    Bella la tua riflessione ,vale per tutti per te compreso! Per uscirne dobbiamo lottare noi per primi ma senza un supporto esterno : la “solidarieta” è dura e non sempre ci si riesce.
    by Jessica Moh

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  36. ahahah ok, Lands, vada per il maraschino! ;)))

    Jessica, hai certamente ragione 🙂 Conosco poca gente che non ha mai bisogno di una parola di conforto.
    Pero’… in molti vi siete “fissati” sul concetto che “bisogna farcela da soli”… Gente, e’ vero che se non ci mettiamo del nostro, certamente non esistera’ discorso che terra’, ma il potere della parola, anche se non risolutivo da solo, puo’ davvero contribuire. Possiamo credere che non sia cosi’ solo perche’ le parole innescano processi a volte lenti, che hanno bisogno di tempo e attenzione per crescere e manifestarsi, e, a quel punto, essendo passato tempo dalla lettura, possiamo credere che sia solo farina del nostro sacco.
    Se non fosse cosi’… signori e signore, chiudiamo i libri, le riviste e – certamente – i blog. Oppure usiamoli solo per divertirci 🙂

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  37. io credo che a volte uno non si accorge del tunnel in cui si imbraca….e tante scelte, tante situazioni, tutta la tua vita improvvisamente… diventa confua!

    ma forse dobbiamo attraversare questo ponte di sofferenza,
    ma soli… purtoppo…
    nessuno puo attraversarlo per noi….

    sicuramente pero’ un buon amico… e’ come un maestro interiore in un momento di difficolta’….e credo che certe parole, possano comunqe sortire un effetto inconscio, che aiuta un po’ senza che ce ne accorgiamo..

    un saluto caro

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