Il perdono

Da sempre si dibatte sull’utilità del perdono. C’è chi sostiene di perdonare quasi istantaneamente, e chi invece dice – quasi con vanto – che mai perdona e mai perdonerebbe.

cellaIo sono convinto che il perdono serva, sempre. Nel migliore dei casi esso ha il potere di liberare due persone da una prigione, ma anche quando non è possibile una riconciliazione (la persona che ci ha fatto del male non c’è più, ad esempio) e perfino se l’altro non ammette di dover essere perdonato o se ne infischia del nostro perdono, esso ne libera sempre almeno una: chi il perdono lo concede. Perché da quel momento sara’ libero da quel sentimento che divora l’anima giorno dopo giorno e che va’ sotto il nome di  rancore.

Sì, io credo che si possa perdonare, sempre. Lo hanno fatto i prigionieri dei campi di concentramento, non dite “No, come è possibile perdonare questo? Mai!”: il perdono non è “assoluzione”, non confondetelo con l’annullamento della colpa; se c’è una pena da scontare, essa va’ scontata. Se qualcuno ci danneggia, è giusto prendere contromisure e, se è il caso, allontanarsi od allontanare.
Il perdono non è “subire” e nemmeno necessariamente “tornare indietro”.
Semplicemente… non c’è bisogno di covare risentimento per staccare, quando è necessario farlo.
Pensate ad una tigre: se la vedete scappate, vi mettete in salvo, la rinchiudete dove non possa far male o nuocere ancora. Ma non pensereste che la tigre è “cattiva” o “crudele”, non è vero? Pensereste solo che è pericolosa. Si potrebbe ribattere che la tigre agisce per istinto. Eppure anche l’uomo, nelle sue azioni piu’ immediate, e’ spinto molto piu’ dai suoi moti inconsci e irrazionali – che solitamente affondano le radici in un passato distante – piuttosto che sulla base della fredda logica.

Sì, si puo’ perdonare chiunque. Ma c’è un tempo per il perdono, un tempo che non puo’ essere affrettato, o sarà un perdono a parole, ma falso nei fatti e nel proprio sentire, che è poi cio’ che davvero conta. Non si deve soffocare il motto di ribellione quando si subisce un sopruso, questo non è “perdonare”. Anche l’ira e la rabbia, se ci sono state date, hanno una loro funzione: esse servono a staccare più facilmente da situazioni o da persone dalle quali altrimenti non riusciremmo – a freddo – ad allontanarci, fisicamente o mentalmente che sia. Talvolta la forza della rabbia ha letteralmente salvato vite.
Tuttavia anche l’ira e la rabbia, come il perdono, hanno un loro giusto tempo. Molto tempo fa’ lessi su un libro di Yoga che esistono tre tipi di ira: c’è l’ira d’acqua che, come arriva, subito sparisce; l’ira di sabbia, quella più comune, che arriva e perdura finché il vento non ha compiuto il suo lavoro; e c’è l’ira di pietra, che mai passa, che sarà un eterno macigno nel nostro cuore e nella nostra anima…

Ci vuole solo tempo e comprensione. Non si è “cattivi” o “incapaci” perché ancora non si è riusciti a perdonare. Peggio sarebbe, aver concesso un falso perdono: il risentimento che cova sotto la superficie della coscienza, farebbe presto o tardi capolino, rovinando tutto.
Come perdonare? Il perdono passa da una solo cosa: la comprensione. Comprensione che l’essere umano è fallace, che quasi sempre chi si comporta male con qualcuno, è la prima persona ad avere dei problemi, ad aver avuto insegnanti di vita incapaci che l’hanno portato ad essere così. Esso va’ allontanato, punito, rinchiuso per sempre affinché altre persone non debbano soffrire per colpa sua, forse. Ma puo’ essere perdonato. Quasi sempre non c’è vera “cattiveria d’animo”, ma solo povera ignoranza.
Ricordatevi della tigre…

 

Sissi in gabbia

foto mia: Sissi in “gabbia”

0 pensieri su “Il perdono

  1. Quello che dici, ci renderebbe troppo vicino a DIO, tutto il mio rispetto per chi ci riesce e ammirazione. Al massimo per alcune cose terribili posso provare, pietà. Ma perdonare no, non ci riesco e ovviamente non mi riferisco a sciocchezze.

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  2. Ricordati, Zuli, che e’ cio’ che crediamo possibile a diventare possibile. Se tu pensi che perdonare una persona sara’ impossibile, allora non la perdonerai. Non credo di avere “sospesi” io… ho perdonato tutto cio’ che mi e’ stato fatto e le persone che l’hanno fatto. Sai come ci sono riuscito? Comprendendo che essendo fatte cosi’, non avevano una vera colpa. Lontane da me, dunque, perche’ non possano ripeterlo, ma nessun rancore verso di loro. Sono acqua passata, perche’ rovinarmi la vita presente e futura?

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  3. Il perdono non può esistere in una ferita che non si rimarginerà mai…come posso porgerti la mia mano se tu hai incatenato per sempre la mia anima!!!…. non è facile comprendere chi volutamente e gratuitamente ti ha fatto del male.. penso non sia umano… grazie per i tuoi passaggi…phasesofthemoon…

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  4. Phase… da come scrivi, credo di capire che tu parli essendo coinvolta in prima persona da un problema del genere. Vorrei porti questa domanda: come stai tu ogni qualvolta ti viene in mente la persona che ti ha ferito cosi’ profondamente? E come sta’ invece quella persona? …
    Se davvero quella persona e’ capace di danneggiare gratuitamente e volutamente, certamente del tuo odio, del tuo non-perdono, se ne infischiera’ altamente, continuando indisturbata a fare la sua vita. Cambia qualcosa se lo perdoni? Non per lui, ovviamente… ma cambia per te. Non sarebbe bello poter “lasciar andare” quel pezzo di storia personale cosi’ doloroso? Quella sua immagine tanto devastante che custodisci dentro di te? E’ proprio il rancore che incatena quel doloroso ricordo dentro di te. Ecco perche’ e’ fondamentale per la qualita’ della tua vita lasciare andare via tutto quel periodo. Solo col perdono, quella ferita potra’ rimaginarsi, anche se la conseguente cicatrice rimarra’ probabilmente per sempre.
    Mi sembra di sentire la tua obiezione: “ma non e’ che non voglio, e’ che non posso!”… Guarda cosa ho risposto qua sopra a ZuZuli: “Ricordati, Zuli, che e’ cio’ che crediamo possibile a diventare possibile. Se tu pensi che perdonare una persona sara’ impossibile, allora non la perdonerai. Non credo di avere “sospesi” io… ho perdonato tutto cio’ che mi e’ stato fatto e le persone che l’hanno fatto. Sai come ci sono riuscito? Comprendendo che essendo fatte cosi’, non avevano una vera colpa. Lontane da me, dunque, perche’ non possano ripeterlo, ma nessun rancore verso di loro. Sono acqua passata, perche’ rovinarmi la vita presente e futura?”

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  5. sono d’accordo… il perdono deve esserci per l’altro, ma soprattutto per noi stessi.

    e ci vuole del tempo, per maturare noi ciò che l’altro ha “sbagliato” e poterlo perdonare…nel frattempo l’altro sarà maturato anche ed avrà capito?

    speriamo, a noi non riguarda più ma a lui sempre..!

    😀 un bacino.

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  6. Gia’, sono d’accordo non solo col tuo essere d’accordo 😀 ma anche con le tue precisazioni sul perdonare se’ stessi (cosa che mi avevano gia’ fatto notare e che avevo gia’ ampiamente accolto, me ne ero completamente dimenticato) e sul fatto di sperare che qualcosa sia maturato anche nell’altro, speranza che pero’ e’ fine a se’ stessa e che nasce solo dal bene che si vuole, o si e’ voluto, a quella persona 🙂

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  7. Ben… aggregato, FallenAngel! 😉 Ho visto la presentazione del tuo profilo, davvero simpatica! 😉 E dai… non prendertela con la tua ragazza per la scelta del nick: non ho pensato nemmeno per un attimo che fossi gay! 😀

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  8. io non credo assolutamente nel perdono.
    Non credo si possano perdonare certe cose.A parole, forse.
    Si dice infatti “errare è umano, perdonare è divino”.

    No.
    Non credo si possa perdonare chi, perchè ubriaco un sabato sera, uccide i tuoi figli; penso non si possa perdonare un padre che spara alla propria madre; penso non si possa perdonare un gruppo di bastardi che fa un agguato ad un ragazzo, pestandolo a sangue, solo perchè è gay; penso non si possa perdonare chi ti ha violentato.
    Mi spiace, ho vissuto alcune di queste cose, altre le ho viste da molto vicino.E no, non si può perdonare.
    Nemmeno col tempo.

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  9. Ciao Shivaru 🙂 Grazie anche per la tua voce, che non posso nemmeno definire “fuori dal coro” perché, sebbene con parole differenti, altre persone sono sulla tua linea.
    Potrai vedere da sola cosa ho risposto a molti di loro, qui ti copio solo una delle mie risposte: “non perdonare e’ un tuo diritto 😉 Comunque perdonare non significa “annullare la pena”, non vuol dire “riprendere in casa chi ne e’ voluto uscire”, soprattutto se si teme possa rifarlo. Ammesso che non fosse una mossa propagandistica, Giovanni Paolo II perdono’ Ali Agca, ma non e’ che questo usci’ di prigione bellamente :)”
    Aggiungo che c’è chi ha perdonato, non già il crimine, ma gli autori di crimini quali quelli che tu hai elencato. In aggiunta al concetto che “perdonare” non vuol dire “eliminare la pena”, ti dico che – pur credendo profondamente nel perdono – sono per pene molto più severe per diversi reati, tra cui quelli che tu hai elencato.

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  10. Mi è piaciuto il tuo ragionamento, sarà perché ho lo stesso sentimento verso il perdono. Non ho vissuto situazioni talmente forti da dover perdonare qualcosa di enorme o doloroso, ma sicuramente “piccoli perdoni” qualche volta li ho vissuti. E’ proprio vero che c’è un tempo per tutto, anche per l’ira, il giusto sfogo insomma, mi è più comune l’ra d’acqua, non ricordo un’ira di sabbia o forse, se c’è stata, è già passata !
    Complimenti per le immagini del tuo blog.

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  11. Grazie Gospel 🙂 Sono sempre stato convinto che le reazioni ai grandi avvenimenti si possano gia’ vedere in come si reagisce a quelli piccoli, sono percio’ ragionevolmente sicuro che saresti in grado di perdonare anche in circostanze grevi… nelle quali peraltro spero vivamente tu non ti debba mai trovare 😉

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  12. Mi fa piacere sapere che tu che leggi riesci a sentirla questa …serenità!

    Che poi sappiamo bene che non sarà per sempre, non può esserlo, ma è bello averlo dentro!
    E soprattutto è bello aver voglia di sentirselo dentro…
    😉 Un bacio Wolfghost

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  13. Arrivo in ritardo in questo tuo bellissimo post ^_^. Non essendo arrivata a leggere tutti i commenti e perciò non sapendo se mi ripeto mi viene da dire solo una cosa. Non ho nulla da perdonare se non a me stessa, gli altri hanno il loro percorso e non sta a me giudicarlo :). Non c’è nulla da perdonare fuori di me per ciò che sento amico mio, proprio nulla di nulla. Qualunque male io pensi mi sia stato fatto ha origine da me, dall’averlo permesso in un certo senso. Perciò cosa mai dovrei perdonare che non abbia origine da me? Nulla. Ti abbraccio,
    Ele

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  14. Sono d’accordo Elena 🙂 Non mi stupisce certo leggere queste parole da te 😉 Io mi sono fermato al perdono nel post originale ma, in qualche commento, ho poi scritto che attraverso la compresione si puo’ addirittura arrivare a capire che non c’e’ proprio nulla da perdonare, ma soltanto – appunto – da comprendere.
    Ma si puo’ fare ancora un passo, allora ;D Ovvero capire che se si e’ agito in un certo modo, e’ perche’ in quel momento cosi’ si era e cosi’, percio’, si “doveva” fare. Il pentimento poi serve a cercare proprio di cambiare, in modo che quello che successivamente si bolla come “errore” non si ripeta, ma in realta’ non abbiamo niente da perdonare nemmeno a noi stessi. Niente da perdonare, bensi’ qualcosa da cambiare o aggiustare 🙂
    Per questo si dice che i sensi di colpa, divengono inutili e addirittura dannosi.
    Ricambio l’abbraccio 🙂

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  15. Si’, Giusy, gattu di casa mia! 😀 E’ la stessa che trovi nei commenti, nella foto in b/n 😀
    E di nuovo, si’: per molte persone e’ piu’ difficile perdonare se’ stessi piuttosto che gli altri. Perche’? Be’… probabilmente perche’ sotto sotto abbiamo la presunzione di pensare di poter essere infallibili! 😀 Leggi anche la risposta che ho dato qua sopra a NinfeaE…

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  16. mi ritrovo nel tuo pensiero #55;quando qualcuno inizia a farti del male però è stupido lui,perchè più mi fai del male e più tendo ad allontanarmi da te.anche se ti voglio bene,ma se poi ti riguardo,inizio ad avere paura.così non ti porto rancore,ma per la mia felicità,preferisco,(ed è l’altra persona che spinge a questo) ad allontanarmi da te.

    alcune persone sono “portate”a fare del male;intendo dire che le loro azioni sono dettate da paure,traumi,educazioni….che stesso loro hanno vissuto in prima persona o diventando protagonisti nel vedere soffrire gli altri.
    per fortuna siamo dotati anche di intelligenza,e quindi nella vita alla fine ti accorgi che tu diventi educatore di te stesso;questo può essere un rimedio per migliorarti.

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  17. Eh, Manola… lo so, pero’ chi fa’ del male non fa’ queste considerazioni logiche, egli agisce per lo piu’ spinto da motivi irrazionali, c’e’ chi lo fa’ addirittura proprio perche’ cerca inconsciamente di creare una frattura nel rapporto, forse perche’ in fondo non ne e’ convinto ma ha timore ad ammetterlo (magari anche a se’ stesso), forse perche’ sta’ cercando inconsapevolmente di rimettersi in una situazione di difficolta’ gia’ vissuta in passato allo scopo di superarla (quella che in psicologia si chiama “coazione (coercizione) a ripetere”, ovvero tendenza irresistibile a rimettersi nelle stesse condizioni e relazioni gia’ avute in passato).
    Hai presente quanto scritto in “Dipendenze Affettive”? Li’ hai scritto che anche tu, almeno in passato, ti sei trovata in situazioni simili…

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  18. precisamente!

    per quanto riguarda il disegno, no 😀 ma simpatico!

    ehehehehe… trattasi di uno sguardo… che vuole dire qualcosa… ma forse, non sono riuscita a dargli la giusta intensità!

    uhm… riproverò!
    😀

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  19. Riuscire a perdonare, mi fa stare bene.

    Quando ci riesco è un bel traguardo, ne sono davvero felice.

    Credo di esserci riuscita sempre.

    Intimamente sì…sempre.

    ……………………………………………………………………………………..

    Vivere di attimi, attimi d’amore.
    Piccoli spostamenti del cuore.

    Giorgio Gaber

    Buon week end

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  20. Le tue considerazioni sul perdono sono da me condivisibili e sono belle le tre definizioni dell’ ira. 😉
    A pensarci, l’ira d’acqua la conosco bene , con le altre fin’ora, ho avuto molto meno a che fare fortunatamente .. speriamo di non ricredermi! 😉 un sorriso

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  21. no, non credo nella teoria del “disagio”. non è così semplice. credo sia una specie di cupa disperazione.
    è la sensazione che svanisco. come se la mia impotenza di fare alcun cosa fosse forzata da qualcosa che non so dire, non so trovare.
    bottone per il catapult dove???

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  22. x Fragolina: ma dai! Scherzavo!! 🙂

    x Pinky: sì, anche io 🙂 Certamente gli altri. Me stesso forse non del tutto, ma col tempo… 🙂

    x Morgelyn: Ma parli di te stessa quando dici che non ci hai avuto a che fare o ti riferisci alle persone che hai frequentato? 🙂 No, onestamente, per quanto mi riguarda, l’ira di acqua è anche la mia, ma quella di sabbia non mi è sconosciuta…

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  23. Uhhhhhhhhhhh
    come mi sento cattiva!!!:)))

    Tutti perdonano….

    solo io NO…sono proprio senza cuore a non voler perdonare chi mi ha fatto piangere solo per la cattiveria di farlo!!! Eh si sono proprio cattiva cattiva a non voler perdonare chi ha sporcato i miei sentimenti più veri per ripicca e per vendetta, chi ha giocato con i miei sentimenti e si mostra ora buona, limpida e tenera:))) e va pure a messa la domenica…

    No, grazie…preferisco non perdonare e non essere ipocrita Campa lo stesso la tizia?? Sono contenta per lei…Io campo 100 volte meglio a non averla più tra i piedi

    buonanotte

    dora

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  24. Anne 🙂 Sei in buona compagnia 🙂 Anche per me è più facile perdonare gli altri che me stesso 🙂 Ma col tempo ci riesco anche lì, e con gli stessi, identici, mezzi: la consapevolezza della mia umana debolezza. Sarei presuntuoso ed arrogante, se pensassi di essere infallibile… E allora, perché non perdonarsi se “sbagliare è umano”? 🙂

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  25. No, Dora! Leggi bene gli interventi: seppure con parole diverse, parecchie persone hanno detto di non credere nel perdono. E certamente è un vostro diritto non farlo 🙂
    Pero’… insisto su un punto: scrivi “Io campo 100 volte meglio a non averla più tra i piedi”… Questo mi lascia pensare che forse non hai afferrato che il perdono non significa necessariamente tornare ad avere rapporti con quella persona. Se essa davvero ti ha fatto male volutamente, è probabile che lo rifarà ed è percio’, non più tuo diritto prendere le distanze da essa, ma diventa tuo dovere verso te stessa, allo scopo di cautelarti. Non ricordo se ho fatto con te l’esempio del delinquente carcerato, perdonarlo non significa “concedergli la grazia”! Quella persona è in prigione per espiare la colpa, per punizione, è vero, ma principalmente c’è perché si è dimostrato pericoloso e deve essere messo in condizione di non poterlo più fare.
    Quindi, mi guardo bene dal dirti “no, dai Dora… fai la pace, stringile la mano e invitala a casa tua!” 😀 io sostengo solo che – generalmente – il perdono ci permette di “non pensare più” a quella persona ed al male che ci ha fatto eliminando il rancore dal nostro cuore. Ma se tu non ne hai bisogno, se davvero il tuo cuore e i tuoi pensiero non provano rancore… bé, che dirti, squadra che vince non si cambia 🙂

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  26. E’ così, mio caro, non provo rancore perchè mi è diventata completamente indifferente…cioè non esiste. Vedi anche in questo momento che ne parlo non provo assolutamente niente,

    E’ come se questa persona non fosse mai esistita. L’ho cancellata

    buonanotte

    dora

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  27. Forgiven, il “disagio” non è affatto cosa semplice, soprattutto fino a quando non ne conosci la causa. Parli di “cupa disperazione”… queste parole danno solo l’idea di maggiore profondità di quel disagio, ma sempre disagio resta. Ti assicuro che so’ di cosa sto’ parlando essendoci passato molti anni fa’ (una quindicina) anche se, ovviamente, non posso dare per scontato che sia la stessa cosa, dato che ti conosco così poco.
    Il disagio di cui parlo, puo’ certamente arrivare a portare una persona alla “disperazione”, ma “disagio” è una parola più costruttiva perché indica uno stato nel quale non ti trovi bene, uno stato dal quale percio’ vuoi uscire. Invece molta gente – per quanto assurdo possa sembrare – sta’ bene nella sua disperazione, perché anche se fa’ male, la conosce bene, ne viene “confortata” dall’abitudinarietà, al punto di rifiutare aiuto esterno. Inoltre per molte persone essa è “confortante” perché le fa’ sentire “importanti”, seppure nella sofferenza che comporta.

    Ma torniamo a bomba, come direbbe Bush 😀 Il disagio di cui parlo, è un disagio esistenziale che secondo me nasce dal fatto di non aver avere avuto quella vita soddisfacente che si pensava di meritare ampiamente. L’aspirazione alla felicità, i propri sogni, hanno fatto i conti con una realtà che li ha frustrati e cio’ ha determinato il disagio di vivere in una vita che non si sente “propria”; unita alla consapevolezza di avere solo la vita che sta’ scorrendo via, il passo verso la disperazione è breve.

    Io vorrei che tu analizzassi la tua vita, e mi dicessi se non avverti un senso di “stagnazione”, di “inutilità”, di “incompiutezza”… Se è così, allora ho buone probabilità di essere sulla strada buona.
    Se è così, vorrei che riflettessi sul significato della parola “stagnazione”. La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita.

    E allora il passo da fare è più semplice di quel che si creda: smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione, tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti, e… vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa fai all’inizio, basta… “fare”, poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona. Rompi quello schema, sorprenditi, non datti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque attività o corso, non pensare subito “non mi interessa”, “non fa’ per me”: senti semplicemente se ti “piace”, e se è così… iscriviti! 😉
    Decidi che entro una settimana farai qualcosa, qualunque cosa… e falla. Non essere preoccupata dal pensiero che magari dopo un po’ non ti piacerà più; vuol dire che cambierai. Il cambiamento spesso è il sale della vita più dell’ottimismo 😉
    Movimento = fine della stagnazione. Ma… devi agire!

    “Per cambiare la propria vita:
    1. Iniziare immediatamente.
    2. Farlo vistosamente.
    3. Nessun cedimento.”
    William James (1842-1910) – psicologo e filosofo americano

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  28. Dora, in buona sostanza… l’hai rimossa 🙂
    C’è chi sostiene che anche questa è una forma di perdono, perché eviti di riservare a quella persona emozioni negative. A me sembra un po’ tirato per i capelli, non mi calza 🙂
    Comunque, al di là delle parole usate… se il suo fantasma non torna a farti visita (come spesso succede quando si rimuove una cosa anziché elaborarla), allora… semplicemente continua così 🙂

    Non importa cosa sia, basta che funzioni 😉

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  29. No Wolf…non è così
    “anche questa è una forma di perdono, perché eviti di riservare a quella persona emozioni negative”

    è diverso…evito di riservare a me emozioni negative:))) tipo rabbia…

    ribuonanotte, mio caro:))

    dora

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  30. Sì…c’è stato un punto in cui io ho pensato “il perdono per darlo bisogna che l’altro lo chieda o almeno sia disposto a riceverlo”…e non era il caso (non gliene fregava niente…) mi sentivo ancora rancorosa.
    Poi come dici tu tempo e consapevolezza mi hanno fatto guardare la cosa da un altro punto di vista. Che m’importa che lui non lo sappia accogliere? Problemi suoi non miei. Per quel che riguarda me i miei conti sono saldati, non ci sono sospesi da regolare.
    Buona giornata

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  31. Wolf ho letto alcuni degli altri commenti e lì ho capito che per te perdono è anche qualunque assenza di sentimenti sia negativi che positivi e allontanamento sia fisico che mentale.
    A questo proposito mi è tornato in mente la fine del libro “testimone inconsapevole” di Carofiglio, non so se lo hai letto. Il protagonista era stato lasciato dalla moglie stufata dai tradimenti e dalla sua superificialità.
    Passa il tempo, lui realizza i suoi errori, un’altra donna entra nella sua vita. Ma prima di iniziare la nuova storia fa una cosa. Chiede alla ex (che nel frattempo ha anche lei una nuova storia felice) un incontro. Vanno a cena parlano del più e del meno infine lui dice “ho voluto incontrarti per darti questo”. Era un orologio dello stesso modello che anni prima la moglie adorava e poi aveva perso. Lei si commuove e dice “Per molto tempo ho creduto che avevo perso solo tempo con te. Oggi mi rendo conto che non è così”. I due si separano e il tizio chiama la sua nuova donna…
    Ti chiedo questo…non sarebbe bello se tutte le storie finissero così? Cioè con una chiusura davvero definitiva? Con assenza di rancore sì ma anche desiderio di recuperare almeno nei ricordi quanto di bello avvenuto? E’ troppo vero? E’ solo un romanzo…..

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  32. In realtà il racconto che sintetizzi esprime perfettamente quella che è l’idea della fine “perfetta” di una storia. Questa “fine perfetta” può perfino prescindere dal perdono; se infatti entrambi hanno compreso la natura dell’altro e che tale natura era con loro incompatibile, allora non c’è nemmeno più bisogno di perdono: basta la comprensione che ciò che è avvenuto non è una “colpa”, ma la logica conseguenza di un rapporto tra persone che non erano evidentemente fatte per stare assieme, non più almeno.
    In realtà certi commenti che ho messo si fermano al perdono per questione di “semplicità”, ma davvero io credo che la comprensione faccia vedere che nella maggior parte dei casi non c’è nemmeno bisogno di perdono, perché non si può “perdonare” la natura di una persona, ma solo prenderne atto e capire che evidentemente non era, sul lungo periodo, adatta a noi.

    Non è solo un romanzo, una storia si può e si dovrebbe davvero chiudere così, ma serve la partecipazione di entrambi, la volontà e il desiderio reale – non forzato come cosa che si “deve” fare – di farlo. Se non c’è, allora è necessario agire da soli, perdonando, e comprendendo, nel proprio cuore, anche se l’altro non ne vuol sapere nulla.

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  33. eh, certo! Ma hai notato che “occhio da serpente” le ha fatto la macchina digitale? :))) Sembra averlo rubato al serpente della figura! ;D
    Qualche volta in gabbia ci mettiamo da soli, in altre è qualcun altro o qualcos’altro ad averci rinchiuso. Ma siamo quasi sempre solo noi ad avere il potere di restarci o uscirne.

    “Conosco una sola libertà ed è la libertà della mente.” – Antoine de St.Exupery

    “La mente è il suo posto.
    Da sola può fare del paradiso un inferno e dell’inferno un paradiso.” – John Milton

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  34. Gia’, gia’… incredibilmente vera 😉
    Mi ero creato anche uno sfondo per il PC recante questa frase, qualche hanno fa’. L’immagine associata era una bellissima spiaggia tropicale e il viso di una modella molto famosa. Cosa c’entrava? Non lo so… mi piaceva e basta! eheheh

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  35. Il Super-Io è ciò che ti è stato insegnato da genitori e società in generale, e che ancora (e sempre) ti condiziona. Sebbene al di là della morale cristiana, che siamo supposti avere, viga lo “occhio per occhio, dente per dente”, non credo sia questo l’ostacolo primario.
    In quanto alla coscienza… io credo che la coscienza suggerisca di perdonare piuttosto, non pensi? Anzi, casomai il problema è proprio l’opposto: preferiamo non ascoltarla, perché odiare quella persona ci permette di tenerla a distanza ma in realtà… non ce ne libera.
    Di solito non è il Super-Io, anche se una parte certamente la ha, e nemmeno la coscienza, ad ostacolarci nel perdono, Anne. Ciò che davvero ci ostacola sono il cieco orgoglio e l’ignoranza, la non-capacità di vedere che “a lungo termine”, l’unica vittima del nostro rancore saremo noi stessi.

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