Mi è stato chiesto: dov’è l’errore di una vita non felice?

(foto mia: sole sul mar ligure – Cinque Terre)

Sole sul mar ligureNon necessariamente c’è “un errore”. Nessun modo di vivere da’ certezza della felicità. Quando le cose non vanno come noi vorremmo ne cerchiamo comprensibilmente le cause, fuori di noi o dentro di noi. Ma in realtà una vita non è fatta solo di volontà, non dipende solo da noi, non è del tutto vero che “ognuno è artefice del proprio destino”: c’è anche una componente casuale che contribuisce a determinare il corso della nostra esistenza. Quando arriviamo ad un bivio del quale non si scorgono i proseguimenti delle strade, dobbiamo operare una scelta. Facciamo del nostro meglio, eppure non abbiamo la sfera di cristallo: possiamo scegliere una strada che non ci porterà dove vorremmo. Non c’è una colpa: siamo esseri straordinari ma sempre limitati, possiamo fare solo quel che è nelle nostre possibilità e sperare che le nostre azioni portino i frutti desiderati. E comunque, cosa ci avrebbe atteso sulla strada che non abbiamo scelto, non possiamo davvero saperlo: è realmente inutile piangere sul latte versato, oltre che fonte di frustrazione.

Tutto cio’ che possiamo fare è metterci nella migliore condizione possibile affinché i miracoli accadano e… non desistere. Perché pur non avendo certezza, è meglio continuare a sperare e combattere, che arrendersi ed essere così sicuri che cio’ che ci avrebbe reso felici non arriverà mai…

0 pensieri su “Mi è stato chiesto: dov’è l’errore di una vita non felice?

  1. Il problema è sempre la consapevolezza. Non tutte le scelte sono possibili. Ci sono strade già tracciate da cui è impossibile uscire, tanto che molti, per lo sconforto, preferiscono sedersvisi sul ciglio.

    Ma si può anche decidere d’aprirsi un varco tra i roveti, anche se ci si ferirà.

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  2. Wolf….Wolf….. la vita è volontà e casualità, noi abbiamo però un gran potere : usare il nostro modo di vedere, in maniera positiva.
    Le scelte fatte che ci hanno portato dove non volevamo ci hanno comunque dato una preziosa lezione, nulla accade inutilmente…

    un abbraccio

    ps. mi chiedono di continuo quando faremo questa cena, ormai sembro la tua PR …

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  3. concordo su ciò che dici..
    poi ci sono persone più o meno fortunate…

    la felicità è sicuramente il più delle volte uno stato mentale, perchè al di là dei luoghi comuni, non è il denaro che da là felicità…basta la salute…viva l’amore etc etc..

    è sicuramente una predisposizione alla positività, al non arrendersi, al voler sempre far una passeggiata al fresco o bloccarsi nel far per forza una cosa che ci è stata chiesta o che ci siamo chiesti…

    e riuscire ogni tanto a dire..
    ma chi se ne frega… e mettersi in poltrona a leggersi un buon libro…

    i miracoli…Per quel che mi riguarda mi son resa conto che se credi veramente in una cosa che sia reale ovviamente e ti ci metti di buona volontà…quella cosa avviene e se non avviene..non era per te..

    un sorriso
    m.

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  4. x Selvaggia: Sicuramente vedere positivamente, costruttivamente, tutto cio’ che ci capita (anche se obiettivamente ci sono situazioni nelle quali non è facile da fare), ci permette di trarne il massimo insegnamento rimanendo al contempo nel più alto stato di serenità possibile in quel momento.
    Tale serenità, dipende non solo dall’entità degli eventi che ci sono capitati, ma anche da come noi siamo in quel determinato periodo della nostra vita. Pur cercando entrambi di mettersi in uno stato d’animo il più possibile positivo, ci sarà una persona che sarà in grado di accettare con un sorriso, un’altra che non sarà in grado di farlo. Addirittura la stessa persona reagirà diversamente in un altro periodo della sua vita.
    Ognuno di noi ha il suo grado di “evoluzione”, sia che lo intendiamo in senso psicologico che, per chi ci crede, in senso spirituale.

    Ricambio l’abbraccio 🙂

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  5. x Lu: ero io, ovviamente, mi sono dimenticato di logarmi 🙂

    x GanJo: se riesci ad aprirti un varco – pur ferendoti – allora da quella strada puoi uscirne, anche se con diffcoltà. Il problema è capire se tale possibilità c’è davvero o se è un inutile gioco al massacro. Finché si pensa di sì, allora l’impegno è lecito. Altrimenti è un farsi del male da soli e inutilmente…

    “Dio! Dammi la serenità di accettare le cose che non comprendo, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per capire la differenza.”
    Reinhold Niebu

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  6. x biondograno: è chiaro che la penso come te: la felicità parte sempre dalla mente. Tuttavia la mente, è la nostra mente, siamo noi stessi. E come siamo noi non è frutto della scelta di un momento, non si puo’ dire “ok, da oggi sono felice”, “bene, ora divento positivo”; è un percorso che si fa’ lungo la propria vita, un percorso consapevole o, ahimé molto più spesso, inconsapevole.
    Si puo’ prendere la decisione di cambiare la propria apertura nei confronti della vita, ma è un percorso molto lungo e irto di difficoltà. Prima tra tutte: la mancanza di determinazione.
    Il mondo è pieno, ad esempio, di persone che non riescono a dire “no”, anche se per salvaguardia della propria stessa immagine, raccontano e si raccontano, di essere in grado di farlo.
    Siamo condizionati, biondograno-M., dalla società, dagli eventi, dalle persone del nostro passato e del nostro presente.
    Ci sono molti sedicenti persone “libere” per la strada, ma quasi sempre ti basta parlarci 10 minuti per capire che la loro libertà è essa stessa una maschera, una favola che sventolano ai quattro venti, che raccontano agli altri e – peggio – a sé stessi, a dimostrazione della loro presunta “elevazione”.

    Il primo passo verso la vera felicità è riconoscere i propri limiti ed il proprio stato.

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  7. …LA ROSA…

    Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata.

    Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tese e gli occhi fissi al suolo.

    Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.

    Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?”.

    “Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta.

    Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.

    Allora accadde qualcosa d’inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno.

    Per una intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via. Silenziosa e immobile come sempre.

    “Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese.

    “Della rosa”, rispose il poeta.

    …bel sabato a te…

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  8. “Questa volta lasciami essere felice, non è successo nulla a nessuno non sono in nessun luogo, semplicemente sono felice nei quattro angoli del cuore, camminando, dormendo o scrivendo. Che posso farci, sono felice, sono piu innumerabile dell’erba nelle praterie, sento la pelle come un albero rugoso, di sotto l’acqua, sopra gli uccelli, il mare come un anello intorno a me, fatta di pane e pietra la terra l’aria canta come una chitarra”
    Pablo Neruda da “Odi elementari”

    Ti riporto come mio pensiero uno stralcio del mio post del 26 settembre che verteva proprio sulla felicità

    la felicità
    quasi come un abbraccio, un sentimento accogliente nel quale siamo, contemporaneamente, accolti e accoglienti, abbracciati e abbraccianti.

    Difficile definire la felicità.
    Si tratta di un’abilità individuale, e non di un’eventualità del destino: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo. Infatti, per vivere una vita felice è necessario essere capaci di godere di ciò che già si ha, non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo.
    Esiste, nel meccanismo della felicità, la necessità del contrasto, del passaggio da una condizione dello spirito a un’altra. Ci appaga il confronto, la comparazione dei sentimenti. E’ per questo che la felicità appare spesso, solo in momenti isolati. La sua condizione duratura, quella che appartiene alle abitudini acquisite e agli stili di vita, sembra sempre di una qualità inferiore rispetto alla luce con cui ci toccano i singoli attimi di felicità, in cui il turbinio della vita, in cui siamo immersi, diventa, per un momento, soltanto lo sfondo. E un oggetto particolare, un volto, un gesto o l’immagine stessa della nostra intera vita balza alla nostra attenzione, si differenzia da tutto il resto e ci riempie completamente

    Giacomo Leopardi definisce la felicità come quello stato in cui può stare in compagnia dei suoi libri, o nel puro ascolto dei suoni, nella lettura.
    Per Natoli , la felicità è il “sentimento della propria illimitata espansione” i cui modi dell’espandersi possono essere, per esempio, quello della gioia o della serenità che è il modo più consueto della felicità e che corrisponde all’essere in perfetta sintonia con l’ambiente circostante.
    Quando si è felici, non ci si interroga mai sul perché si è felici.
    La felicità la si vive immediatamente.
    >

    ti abbraccio

    dora

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  9. Sicura che Rilke non avesse origini genovesi? Perché guarda, spiegherebbe tutto… :)))))

    Capisco la morale di questo pezzo (ti ringrazio di averlo postato qua) e sono d’accordo con Rilke: nutrire solo il corpo è un po’ come curare solo i sintomi. Pero’ la vita non è un koan, non è quasi mai una singola illuminazione che ti libera. E’ strada in divenire. E, anche per la nostra anima, una determinata situazione puo’ essere in un determinato momento del suo percorso, irrisolvibile.

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  10. x Dora: è vero, la felicità, come la libertà, è essenzialmente uno stato della mente. Ci sono state persone in condizioni terribili che sostenevano di essere felici. E non ho ragione di dubitarne.
    Tuttavia, come scritto qua sopra alla nostra amica, uno stato di felicità non è quasi mai illuminazione improvvisa, altrimenti, come scrivi te stessa, sarebbe quasi certamente destinato a durare poco. E’ piuttosto un processo in divenire, lento e – a seconda della persona – difficoltoso.
    Tutti o quasi, a 40 anni hanno imparato a non addolorarsi per una cosa che frustrava a 16, ma cio’ non vuol dire che lo stato di infelicità che quella cosa apportava a 16 anni, fosse – allora – superabile.

    Se ho capito bene te insegni, giusto? 🙂 Ricordo che una volta, alla domanda “Qual è l’anno di studi più difficile?” (inteso dalla prima elementare a quello della laurea), risposi “è quello che si sta’ facendo”. Perché, se il sistema scolastico è ben fatto, ogni suo anno è tarato sulle potenzialità dello studente. Pretendere di meno sarebbe uno spreco; di più, un probabile disastro.

    Lo stesso è per la felicità…

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  11. Al mio bivio ho fatto una scelta: non era ciò che desideravo fare. Eppure ho scelto di essere felice attraverso una scelta “infelice”.

    Chi si rivolge sempre al proprio passato, al dolore e agli inganni subiti, non coglierà mai i miracoli che accadono nella loro esistenza. Cadono angeli dal cielo eppure non vogliono accoglierli. Ricordano con rimpianto i giorni felici che furono e smettono di combattere. Meglio mollare, arrendersi alla certezza della propria sfortuna, ad una vita senza futuro che “altri” gli hanno rubato..
    Ciechi, incapaci di vedere la luce che li avrebbe reso di nuovo felici…

    Siamo artefici del nostro destino quando il caso ti dà un’altra opportunità.

    Bacio Wolf 🙂

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  12. x Maffy: grazie a te 🙂
    Ho visto la e-mail, appena posso ti rispondo 🙂

    x Scilli: diciamo che non potevi sapere se saresti stata felice con quella scelta ma… sapevi che sicuramente non lo saresti stata non facendola… 😉

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  13. ..il primo passo è sempre comunque quello di provarci, e se poi si cade e ci si fa male..beh, si troverà il modo per tirarsi insieme..

    e un modo c’è sempre..
    poi vero..il mondo è pieno di falsità e di calci nel didietro..
    ma se si comincia a guardare più spesso l’altro negli occhi ascoltando ciò che dice e guardando ciò che fa..si imparano un sacco di cose, soprattutto da noi stessi..

    poi è bello stupirsi..e grazie a Dio, io lo faccio continuamente..

    mo’

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  14. Per compiere un viaggio si deve prima scegliere una meta, valutare se si è ragionevolmente in grado di raggiungerla e prepararsi al percorso.
    Poi si puo’ anche cadere lungo il tragitto, come hai scritto te, ci sta’.
    Si deve essere pronti a rialzarsi, a leccarsi le ferite e poi a ripartire verso la stessa meta oppure un’altra (senza flessibilità la determinazione diventa cocciutaggine). Se è giusto provare, è meglio cadere e rialzarsi, che non camminare per nulla.

    Chi non prova ha già perso, assolutamente. Ma, d’altrocanto, chi prova a saltare un burrone prendendolo per un fosso, non è un ardimentoso, è un folle 🙂 Questo volevo dire precedentemente scrivendo che il primo passo è conoscere sé stessi e le proprie possibilità, senza mentirsi.

    Un giusto obiettivo ed un giusto impegno e determinazione, è cio’ che ci è richiesto. Poi… si deve essere aiutati un po’ anche dalla sorte 🙂

    Non sono un pessimista: non parlavo tanto di persone false, pronte a tirarti calci nel di dietro; parlavo piuttosto di persone che mentono a sé stesse senza nemmeno rendersene conto. Che sbagliano e diventano egocentriche e forse arroganti per… ignoranza, più che per malevolenza.
    Ed è vero: si puo’ imparare anche da loro, imparare almeno cio’ che non va’ fatto, ovvero “perdersi”.
    Per fortuna c’è chi non lo fa’ e, come hai scritto, ci sorprende positivamente.

    E se un pizzico di sorte ci aiuta e ci mettiamo l’impegno… noi possiamo essere tra queste persone.

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  15. Di per sè una decisione non è, a priori, nè giusta nè sbagliata.
    Nel sceglierne una opzione, piuttosto che l’altra, operiamo in base alle nostre conoscenze (limitate) di quel preciso momento.
    Saranno poi i fatti a dirci se abbiamo sbagliato o meno. Ma, facendo attenzione, sovente da un nostro errore possono scaturire effetti imprevisti e positivi.

    Ciao Wolf…:-)

    O.

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  16. I fatti in realtà ci diranno solo se quella decisione ci ha portato o meno i risultati che speravamo ma, come scrivevo, non potremo mai sapere se non prenderla avrebbe portato frutti migliori 🙂

    Un tempo pensavo che l’importante fosse… decidere, non rimanere nella nebbia dell’inazione. Tanto – mi dicevo – nella vita si sbaglia sempre, almeno si puo’ fare in modo di farlo con coerenza con i nostri desideri in modo da non doversi dire un domani “se solo avessi…” 🙂

    Ciao O. 🙂

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  17. …terribili i “se solo avessi…” ovvero, come sono difficili da acettare i rammarichi.
    Un tempo (secolo e millennio scorso!!) nel tentativo di scegliere la migliore opzione, perdevo l’attimo fuggente. Non molto costruttivo come approccio.
    Ora accetto di sbagliare…e si sbaglia sempre e pure sovente! 🙂

    Ciao Wolf 🙂

    O.

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  18. Ciao belle riflessioni le tue, ti ringrazio per i tuoi interventi sempre costruttivi che aiutano davvero tanti credo.
    E…lo ammetto io sono una delle tue fans che si sta servendo della preziosa attività di pr dei SeIviaggia…;-)
    Hai visto il mio post di oggi? Tu cerchi l’anima io intanto ho trovato…l’ombrelllo dell’anima 🙂

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  19. x O.: ci vuole sempre un equilibrio, la sana “via di mezzo” del Buddha, quando si deve prendere una decisione. Non si puo’ usare troppa leggerezza, ma nemmeno attendere la perfezione. Ci sono persone che si sono ritrovate in situazioni disastrose per vie di decisioni affrettate. Altre che hanno passato la loro vita ad attendere un “10” che non è mai giunto, sprecando la possibilità di vivere tanti “9”…

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  20. Non faccio in tempo oggi a leggere tutti i commenti ma cercherò di farlo presto, spero quindi che quello che dirò non sia una ripetizione. 🙂
    Credo che in realtà noi siamo artefici del nostro destino perché quando dobbiamo operare una scelta siamo noi stessi ad operarla, e il concetto di nostra possibilità è relativo, nel senso che dovremmo sempre cercare di superare i nostri limiti. Se facciamo una scelta piuttosto che un’altra è perché forse abbiamo bisogno di sperimentare e anche una conseguenza negativa ci sarà comunque di aiuto. Con ciò non sto dicendo che cisiano “colpe” ma che dovremmo sempre cercare di ascoltarci e di capire cosa davvero vogliamo seguendo la via che ci porta alla crescita. Siamo esseri fallaci, che imparano dagli “errori” così come dai successi. Ogni cosidetto errore quindi andrebbe visto come una possibilità e su questo mi trovo perfettamente d’accordo con te. Così come sono d’accordo con te nel non abbattersi e nel non smettere mai di credere. 🙂

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  21. Una vita felice….impossibile viverla salvo miracoli che farebbero dell’essere umano un’essere perfetto e francamente dubito che un giorno anche futuro ci si arrivi cosi,per puro caso, naturale o divino.
    Penso che le scelte che facciamo,giuste o sbagliate che siano rispetto ai nostri ideali o alle nostre ambizioni iniziali,servono ad arricchire la nostra crescita,il nostro potenziale e il nostro divenire se solamente riusciamo a digerirne gli effetti,consapevoli a posteriori dell’utilità dei difficili momenti da affrontere per poter apprezzarne le conseguenze.
    La felicità è effimera e fatta di momenti magici,unici e rari….se vivessimo costantemente nella beatitudine senza riscontrare il minimo scoglio,mi chiedo cosa faremmo e cosa cercheremmo come scopo in un’esistenza cosi troppo semplice e lineare…
    Siamo umani e purtroppo ancora infinitamente distanti dal concetto di grazia e di pienezza ai quali,penso,noi tutti aspiriamo.

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  22. x LettriceM: Il mio “non siamo del tutto artefici del nostro destino”, voleva intendere proprio che – nonostante il buon esercizio del nostro potere di scelta e il nostro impegno nel perseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati – non è detto che i risultati sperati arriveranno.

    Spesso cio’ che crediamo essere una “scelta”, non è una vera “scelta”, è solo il seguire cio’ che noi siamo in quel determinato momento; in un certo senso, non potremmo fare altrimenti. In questo sta’ proprio la crescita: la volta successiva, a seconda del risultato ottenuto e se avremo l’intelligenza di valutarlo ed la forza di agire di conseguenza, forse agiremo in maniera diversa, perché saremo diversi noi stessi. Saremo cresciuti.

    La crescita è un bene che ci sia, in un certo senso è davvero l’unico obiettivo riguardo al quale possiamo essere sicuri: se ci impegnamo, se viviamo “con gli occhi aperti”, la conseguiremo senz’altro.
    Tuttavia nemmeno così possiamo essere certi che raggiungeremo il risultato “pratico” che ci eravamo posti. Ci possono essere circostanze esterne che ce lo impediscono. Il nostro premio dovrebbe essere sapere di aver fatto quanto in nostro potere per raggiungerlo, di aver “combattuto” da esseri veri, che vivono ogni istante della loro vita con passione. In questa consapevolezza dovrebbe stare il nostro premio. In questo dovremmo trovare soddisfazione. Sia che l’obiettivo pratico sia stato raggiunto oppure no.

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  23. x Malteaa: in gran parte concordiamo, leggi la risposta che ho appena dato a LettriceM ad esempio.
    L’unica cosa in cui mi discosto, è che io non do’ per scontato che la crescita si ricerchi e si ottenga esclusivamente a causa di uno stato di insoddisfazione.
    L’insoddisfazione puo’ certo essere la molla che ci spinge a percorrere strade diverse, ma non l’unica.
    Credo che molti esseri umani abbiano una spinta alla crescita che è innata in loro, e che si palesa al di là dello stato di felicità o infelicità, che stanno attraversando.
    Anche i risultati sono molto variabili: ci sono persone che pur muovendosi per insoddisfazione non riescono a migliorare il loro stato; altre, già soddisfatte di loro stesse, che eppure continuano a percorrere percorsi di crescita che li completano sempre più.
    Forse potremmo accordarci sostituendo “felicità” con “soddisfazione” ma, certo, essere soddisfatti di sé stessi e della propria vita, è già un grasso passo verso una felicità duratura, guastata quà e là da eventi tristi forse, ma in generale sempre presente.

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  24. Felicità.

    FELICITA’

    Felicità: finché dietro a lei corri
    non sei maturo per essere felice,
    pur se quanto è più caro tuo si dice.
    Finché tu piangi un tuo bene perduto,
    e hai mete, e inquieto t’agiti e pugnace,
    tu non sai ancora che cos’è la pace.
    Solo quando rinunci ad ogni cosa,
    né più mete conosci né più brami,
    né la felicità più a nome chiami,
    allora al cuor non più l’onda affannosa
    del tempo arriva, e l’anima tua posa.
    Hermann Hesse

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  25. La poesia va’ presa con le pinze, Maffy… Di fatto è chiaro che la felicità non vada “inseguita”, che non si deve perdere tempo rivolgendosi al passato o avendo sempre la testa nel futuro, così da smarrire il presente.
    Hesse parla di una ricerca “affannosa”; di un desiderio che diventando “ossessione” ti impedisce di godere del presente, pur mancandoti cio’ che più vorresti.
    Il richiamo di Hesse è nell’accorgersi del presente, di riportare l’attenzione su di esso e su cio’ che offre. Così facendo, non solo si vive appieno cio’ che già si ha, ma si coglie anche le cose che ci vengono offerte che altrimenti, con la testa tra le nuvole, manco vedremmo.
    Se si è nel presente, non perdendosi nel passato o proiettandosi nel futuro, la pace e la felicità sono uno stato possibile.

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  26. La felicità è come una bolla di sapone: fragile, intensa, magnifica ed effimera. Ti fa dimenticare tutto ciò che ti sta attorno elevando il proprio egoismo alla massima potenza. Ma se sappiamo che quella sensazione di felicità durerà poco gettandoci poi nello sconforto, cos’è, allora, che ci spinge ogni volta ad inseguirla di nuovo?
    Ecco, un’altra proprietà della felicità, che la fa assomigliare molto alla droga, è la sua assuefazione.
    E’ talmente meraviglioso il senso di piacere che ti getta addosso la felicità che una volta evaporato vorresti subito riaverlo.
    Io lo rivoglio. Voglio drogarmi di felicità :))
    un bacino, Wolf

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  27. Ciao Wolf,credo proprio di non concordare su un punto;penso anch’io che molti esseri nascono con una tendenza pronunciata verso la ricerca della crescita,qualunque sia lo stato esistenziale,felice o no nel quale vivono ma…tu dici che essere soddisfatti di sè e della propria vita è un grande passo verso una felicità duratura…
    In che senso?Una persona altamente materialista e ambiziosa che riesce a soddisfare pienamente tutti i suoi “ideali”di prosperità,vivrà probabilmente felice e soddisfatta di sè perchè avrà la certezza di aver realizzato cio à cui aspirava da sempre,ma la sua crescita spirituale mi sembra totalmente compromessa e puramente assente in tal caso.
    Ammetterai che è piu raro rimettersi in questione quando si ha la sensazione di vivere pienamente…

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  28. Ascolta Wolf, dimmi un po’ la verità, ma questo post per caso l’hai scritto per me??? No, perchè davvero, sembra fatto apposta! Mi sono sentita sollevata a leggerlo… perchè alla fine è vero che in parte siamo noi a scegliere, ma in parte no… a volte certi eventi sembrano quasi messi apposta sulla nostra strada! Sono lì, così facili da *cogliere*! Quindi scegliamo, ma spesso in qualche modo siamo anche portati a scegliere…
    Grazie di cuore per questo tuo post!
    Buon lunedì!
    Nuvola*

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  29. x Maffy: Non sono del tutto d’accordo… La felicita’ ti fa’ solo essere in uno stato di grazia che ti permette di vivere con leggerezza le difficolta’ e con maggior gioia le belle cose; non parlerei di “egoismo”, anzi tipicamente la persona felice e’ piu’ aperta al mondo, piu’ portata ad aiutare gli altri.
    Come dicevo sopra, io non credo che uno stato di felicita’ permanente sia impossibile. Si puo’ acquisire una stabile serenita’, come scrivevo nel commento #32, e questa e’ il primo passo verso la felicita’. Poi, e’ evidente che i momenti di difficolta’, che fanno parte della vita, potranno sempre capitare, ma li si esperira’ in modo diverso, li si vivra’ con la consapevolezza che sono solo “soste ad un semaforo” che pero’ presto tornera’ ad essere verde.
    E’ l’acquisizione della serenita’, attraverso una “giusta percezione della realta’” che ci ci circonda, ad essere basilare per trovare una stabile felicita’.
    Che poi sia un’impresa tutt’altro che facile… be’, penso che sia innegabile 🙂

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  30. x Malteaa: no, no, non siamo distanti invece 🙂 Il mio “essere soddisfatti di se’ stessi e della propria vita” va’ oltre il mero aspetto materiale, infatti.
    Una persona soddisfatta di se’ e’ “semplicemente” una persona che sa’ cosa ha compiuto, sa’ come e’ e ne e’ soddisfatta, ma non per questo si ferma, anzi… A dire il vero non ho mai visto una persona soddisfatta di se’ fermata su se’ stessa: sono anzi proprio le persone piu’ curiose, piu’ spinte verso la novita’, in genere, ad essere tali.

    Perche’? Perche’ la serenita’ che deriva dal loro stato li spinge a vivere, ad averne voglia. Ad essere entusiasti della vita.
    Al contrario, il depresso, l’infelice, e’ chiuso in se’ stesso, non ha capacita’ di gioire di cosa ha, di come e’, della vita. Ha solo, per fortuna, uno stato di insoddisfazione che ha il compito di fargli nascere il desiderio di rompere il suo isolamento. Ma finche’ non lo fa’… il suo desiderio di vivere e crescere e’ latitante.

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  31. x NuvolaNotturna: be’, grazie del ringraziamento, Nuvola 🙂
    E’ vero: talvolta ci troviamo quasi per magia “scelte solo da cogliere”, dei… goal a porta vuota 😀 Eppure, come sappiamo bene, perfino il migliore dei marcatori e’ riuscito a sbagliare un goal a porta vuota ad un metro dalla linea, almeno una volta nella sua carriera.

    Dobbiamo essere “svegli”, pronti a cogliere quella occasione che ci viene offerta. Questa consapevolezza fa’ parte essa stessa del “saper scegliere”: e’ un merito l’essere nella giusta disposizione di attenzione tale da farci cogliere i doni della vita, almeno allo stesso modo di azzeccare una scelta che invece facile non e’.

    Quante volte abbiamo camminato cosi’ assorti nei nostri pensieri e problemi da renderci ciechi alle opportunita’ che avevamo di fronte a noi per poi magari lamentarci di essere sfortunati? mmm… no, forse e’ meglio non saperlo 😀

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  32. x Sevenacres: Sono d’accordo. Eppure e’ un passo che bisogna imparare a fare. Perche’ tutti sbagliamo, nessuno e’ perfetto. Il giudice che ci impedisce di accettare facilmente le conseguenze delle nostre azioni, e’ un giudice interiore, un giudice che e’ nella nostra testa. E’ l’Io e il Super-Io. Se comprendiamo questo, se ci rendiamo conto che gran parte dei sensi di colpa che derivano da un “delitto commesso per ignoranza” e non “progettato a tavolino”, sono inutili, derivati da un’eccessiva severita’ nei nostri stessi confronti, saremo anche piu’ liberi di imparare e sfuggire al ripetersi di quell’errore. Il dolore nel comprendere di aver commesso un errore e’ sufficiente. Il senso di colpa prolungato, quello che ti spinge alla ricerca delle risorse per accettarne il “castigo”, non e’ di alcuna utilita’.

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  33. Per me non vi è “errore” ma si tratta solo di vivere, l’etichetta “felice” e “non felice” viene dalla mente, dall’ego con cui ci si identifica e che non è il nostro vero Io e il nostro “Essere”, quando poi qualcuno mi diceva che tutto ciò che vivevo lo avevo voluto io la mia reazione era di scetticismo e opposizione mentre oggi vedo le cose in modo diverso, tutto è in movimento e noi attiriamo come calamite ciò che ci serve per crescere e le stesse cose ci si ripresenteranno per imparare bene una determinata lezione, quando l’abbiamo imparata si passa alla successiva.
    Abbiamo un libero arbitrio fino a un certo punto… vi è una partenza e un arrivo (che è la riscoperta della partenza in quanto tutto è Uno) e un Universo in mezzo con un infinità di strade da percorrere… si può scegliere in modo più o meno consapevole quale strada e come percorrerla.
    Quindi, per me, la casualità diventa sincronicità che noi attiriamo di volta in volta e questa accade in molti modi e molte sfumature e generalmente la maggior parte ci sfuggono perché troppo impegnati dall’identificazione con la mente e il falso sé o ego che continua a voler vivere tramite il continuo rumore dei pensieri che ci legano in una continua altalena al passato e al futuro rendendoci consapevoli del presente e quindi inconsapevoli delle infinite “casualità” che continuiamo ad attirare (poi le cose sono un po’ più complesse).

    E, sempre per me, oggi mi rendo conto delle limitazioni “auto-imposte” consapevolmente o meno fi da quando veniamo al mondo come limiti, credi, muri e certezze false e per me ogni persona è un Essere Meraviglioso e inconsapevole di essere senza limiti, dalle possibilità infinite, che nella consapevolezza del momento presente farà sempre l’azione giusta per avere ciò che realmente è suo desiderio e necessità… fintanto opererà inconsapevolmente legato al passato e al futuro tali cose rimarranno nascoste nella sua parte più profonda a cui è possibile accedere sempre e solo tramite il “conosci te stesso”.

    E’ quindi vero che è inutile piangere sul latte versato… frase che per me ora significa l’ attaccamento mentale al passato.

    Focalizzarci su ciò che secondo la nostra mente è etichettato come: “…ciò che ci avrebbe reso felici non arriverà mai” continuerà a tenerci “allineati e fermi” in modo tale che le cose continuino così come un serpe che si morde la coda e quindi rimane sempre lì e non va da nessuna parte …fermarsi e iniziare a focalizzarci su quello che ci ha reso felice o che amiamo o che ci è gradito oltre a smuoverci nell’immediato rompe il cerchio e ci porta a prendere una direzione e per far questo si impara a conoscere la propria mente, l’attività della mente, i suoi schemi e i vari sé e l’ego con cui ci si identifica di momento in momento (gli “specchi eseni” è un interessante modo tra altri di conoscere le nostre identificazioni e riconoscere parti di noi divenendo consapevoli della loro esistenza inquinato tutto ciò che ci circonda ci specchia in un modo o nell’altro)

    All’inizio è difficile e ci si perde spesso ma è come vedere piccoli spiragli che con il tempo possono divenire finalmente il sole a volte si cade e si ritorna nel buio per poi ritrovare nuova forza per ritornare al punto in cui si era e andare oltre.

    Mancanza di determinazione o mancanza dell’atto di volontà… perseguire una stessa cosa per almeno sette giorni in modo consapevole, pienamente e profondamente fa si che tale modo entri a far parte della nostra vita naturalmente poi anche questa no è una regola a volte basta una volta per vedere il lampo a ciel sereno ed altre almeno una trentina o forse più, nessuno può dirlo.

    Bello “La Rosa” … 🙂 faccio qualcosa di simile anch’io negli ultimi anni.

    Pardon, per ora non riesco a leggere tutti gli interventi e ho letto il pvt, ti rispondo quanto prima.

    Un abbraccio e l’augurio di una splendida settimana.

    🙂

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  34. >>Il giudice che ci impedisce di accettare facilmente le conseguenze delle nostre azioni, e’ un giudice interiore, un giudice che e’ nella nostra testa.

    per quanto mi riguarda su questo concordo in pieno!

    >>E’ l’Io e il Super-Io.

    su questo assolutamente no, chi giudica, chi sentenzia, chi analizza, chi etichetta e critica è la nostra mente o meglio una parte di essa o possiamo definirli Sè (Sè Padrone, Sè controllore, Sè bambino, Sè timido, Sè Dolore ecc.) o Ego/Sè fantasma che ha in se determinate caratteristiche che ci caratterizzano in certo modo (le parole poi alla fine vengono usate a volte con significati diversi anche se sono le stesse o diverse parole vengono usate per uno stesso significato), mentre per me il SuperIo=SèSuperiore=Dio=CoscienzaDivina=Uno=FonteDivina=ecc. è la parte in noi che è qui per esperire senza pregiudizzi e giudizzi senza etichette…, attraverso il corpo, la mente, lo spirito e l’anima,

    finchè ci identifichiamo con la mente e l’ego avremmo sempre sofferenza, ansia, paure, inquietudini e una mancanza che sale dal più profondo e che non riusciamo mai a capire da dove venga… in quanto ci lasciamo, nell’inconsapevolezza, trascinare nell’identificazione in una continua ricordanza di cose passate e cose future che aloro volta danno il via ad emozioni che fanno scaturire altripensieri con cui ci identifichiamo che danno ilvia a nuove emozioni… che danno il via a nuovi pensieri…

    🙂

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  35. x NataLibera, commento #41:
    Il semplice “Niente e’ fuori, niente e’ dentro, perche’ cio’ che e’ fuori e’ dentro” di Hesse, esprime in una frase gran parte di cio’ di cui stiamo parlando. Ora, l’argomento puo’ essere affrontato da un punto di vista esoterico o psicologico.

    Psicologicamente parlando, e’ vero che “come siamo dentro” ci fa’ proporre verso il mondo allo stesso modo e ci porta dei risultati conseguenti. Cosi’, una persona “solare” sara’ aperta e gioviale, attirando la simpatia di molte persone, la facilita’ di comunicazione e una positivita’ nel vivere e nell’affrontare i problemi di ogni giorno in maniera costruttiva e senza patemi. Le scelte stesse saranno determinate dal suo modo positivo di essere.

    Tuttavia, la possibilita’ di determinare il corso della sua esistenza, difficilmente sara’ totale.
    L’esempio drammaticamente piu’ calzante sono le malattie: per quanto positivi e solari si possa essere, le malattie – magari con un’incidenza minore dovuta al miglior stato delle difese immunitarie – possono comunque colpire.

    L’aspetto esoterico della faccenda, invece, tende a inglobare nella capacita’ di “controllo” ogni aspetto della vita, malanni inclusi. Ci sono fior di “filosofie spirituali” che insegnano che se ti ammali… e’ colpa tua, perche’ evidentemente stai sbagliando pensieri.
    Ecco, su questi estremi… ci andrei molto cauto, perche’ inculcano nella persona che gia’ – poverina – si e’ ammalata, sensi di colpa terribili.

    Nel corso della mia vita, ho attraversato periodi di fede nei quali sono arrivato a sfiorare il pensiero che ogni cosa capitasse all’esterno, addirittura il mondo stesso nel quale eravamo immersi, fosse una nostra creazione, che fossimo noi a sceglierla e produrla, una sorta di “proiezione”.

    In altri periodi invece ho addottato una visione piu’ psicologica e razionale, che teneva comunque in conto fatti “paranormali”, ma solo nella credenza che le nostre conoscenze della “fisica dell’universo” fossero limitate.
    Un esempio puo’ essere la telepatia.

    Non ti dico in quale periodo sono attualmente, anche se la stessa mia presentazione nel profilo qualcosa dice, ma tendo comunque ad adottare un approccio cauto, anche se aperto, su entrambe le visioni che ho sopra esposto.

    Diciamo che, come tipo di persona, non sono “fortunato”, nel senso che non ho una “fede precostituita”; ho bisogno di “prove” o, quantomeno, di segni che siano capaci di mettermi il tarlo del dubbio…

    E’ il famoso “nocciolo scettico” che sempre mi ha accompagnato nel corso della mia esistenza e che mi ha da un lato “bloccato”, ma dall’altro “protetto”…

    Credo tu capisca cosa intendo 🙂

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  36. x Natalibera, commento #42: Su questo commento credo che le nostre idee coincidano, c’e’ solo discordanza di parole. Per me, in accordo con la psicologia, chi analizza, etichetta e critica, sono l’Io e il Super-Io.
    Chi invece e’ qui per, come dici te, esperire senza pregiudizi, giudizi e etichette, lo chiamo semplicemente Se’.
    Se rileggi il mio commento precedente alla luce di questa precisazione, vedrai che – relativamente a questo commento – diciamo la stessa cosa 🙂

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  37. Forse si 🙂

    per me è una continua ricerca allontanandomi da ciò che viene imposto generalmente senza fondamenta solo quale “credo” che le cose siano così e basta, cerco prove continue studiando dalle “Energie Sottili” alla psicologia e come siamo fatti veramente e non come vogliono farci credere… o che per i più diversi motivi ormai crediamo,

    per me è un continuo equilibrio tra il stare con i piedi ben saldi per terra ma senza paraocchi e aperta a tuttotondo senza preconcetti e pregiudizi e pronta a rivedere da un nuovo punto di vista il tutto ad ogni occasione che porta una luce o una sfumatura diversa.

    Per quanto riguarda le malattie sto sperimentando su me stessa dall’uso del Cleanergy di Zamperini all’E.F.T., dalle affermazioni e il pensare positivo al “conosci te stesso” ed i risultati finora sono ottimi e mi stanno portando a pensare che le malattie stesse sono alla fine l’esternazione/manifestazione di qualcosa di molto più del semplice corpo – mente e che va guardato tutto l’insieme e non solo l’ -unico pezzo- che è ormai malato senza contare e tralasciando poi tutto quello che non dicono e i condizionamenti a cui si è sottoposti inconsapevolmente continuamente giorno dopo giorno ed entriamo in tematiche complesse che si intrecciano.

    Non serve a nulla essere positivi e solari se si hanno conflitti interiori che non si accettano e non si rielaborano cercando ogni volta che emergono di cacciarli nelle profondità e rinnegandoli… nascondendoli a noi stessi poiché prima o poi emergeranno con tutte le loro forze…

    Sono per il buon scetticismo senza credi, credenze e pregiudizi, ho anch’io sempre bisogno di prove e non sono mai abbastanza.

    🙂

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  38. Ciao Wolf. In riferimento al tuo commento al mio post, conosco bene quel libro e anche per me è stato un libro importante… e anche io lo consiglio, alle volte, a chi sta facendo un certo percorso!! ;D

    Per quel che concerne il tuo post, invece, confermo e aggiungo che non esiste assolutamente una realtà oggettiva, perchè tutto, sempre, viene filtrato in modo soggettivo da chi sta vivendo quell’esperienza! E alla fin fine la vera differenza la fa solo il nostro modo di “vedere/filtrare” la realtà che stiamo vivendo!

    Buona settimana a te!
    Namastè!
    SitaRam

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  39. #45

    diciamo la stessa cosa 🙂

    l’avevo sospettato e per questo avevo messo: (le parole poi alla fine vengono usate a volte con significati diversi anche se sono le stesse o diverse parole vengono usate per uno stesso significato)

    ho poca conoscenza della psicologia e probabile che chiami con nomi diversi una determinata cosa, ciò che importa è il messaggio e/o informazione che viene veicolato attraverso le parole che come appena visto rimane lo stesso

    a volte accade che una stessa cosa venga poi interpretata in mille modi diversi e per quanto chiara sia per chi l’ha espressa possa portare su strade diverse e a volte persino opposte

    ciao 🙂

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  40. Mentre leggevo il tuo post e alcuni commenti, ho sentito alla tv il celebre brano di Haendel Sarabande.
    Mi è venuto in mente il film di Kubrik Barry Lyndon. Ricordo molto bene che quando il narratore descrive la nobildonna che diventerà la moglie del protagonista dela storia, di lei dice : ‘aveva una innata propensione alla malinconia’.

    Ecco, io penso che si possa avere anche una innata propensione alla felicità, intendendo quindi uno stato interiore tendente più a sorridere alla vita, piuttosto che piangerla e rimpiargerla.
    Certo, come dici tu, non dipende solo da se stessi, ma anche da fattori esterni.
    Forse la felicità è soltanto accogliere la vita per quello che è anche se non è facile…

    un saluto e un sorriso.
    Fleur

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