Mi è stato chiesto: dov’è l’errore di una vita non felice?

(foto mia: sole sul mar ligure – Cinque Terre)

Sole sul mar ligureNon necessariamente c’è “un errore”. Nessun modo di vivere da’ certezza della felicità. Quando le cose non vanno come noi vorremmo ne cerchiamo comprensibilmente le cause, fuori di noi o dentro di noi. Ma in realtà una vita non è fatta solo di volontà, non dipende solo da noi, non è del tutto vero che “ognuno è artefice del proprio destino”: c’è anche una componente casuale che contribuisce a determinare il corso della nostra esistenza. Quando arriviamo ad un bivio del quale non si scorgono i proseguimenti delle strade, dobbiamo operare una scelta. Facciamo del nostro meglio, eppure non abbiamo la sfera di cristallo: possiamo scegliere una strada che non ci porterà dove vorremmo. Non c’è una colpa: siamo esseri straordinari ma sempre limitati, possiamo fare solo quel che è nelle nostre possibilità e sperare che le nostre azioni portino i frutti desiderati. E comunque, cosa ci avrebbe atteso sulla strada che non abbiamo scelto, non possiamo davvero saperlo: è realmente inutile piangere sul latte versato, oltre che fonte di frustrazione.

Tutto cio’ che possiamo fare è metterci nella migliore condizione possibile affinché i miracoli accadano e… non desistere. Perché pur non avendo certezza, è meglio continuare a sperare e combattere, che arrendersi ed essere così sicuri che cio’ che ci avrebbe reso felici non arriverà mai…

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0 pensieri su “Mi è stato chiesto: dov’è l’errore di una vita non felice?

  1. x Natalibera: Dell’E.F.T. ho appreso solo di recente, proprio grazie a SitaRam, che si è inserita in mezzo ai tuoi due ultimi post. Sulle malattie, ma anche sul “caso”, ho delle riserve.
    Al momento infatti non credo che tutte le malattie siano sempre riconducibili ad un “malessere dell’anima”, così come non credo in un Destino predeterminato.
    Ci sono state persone “illuminate” che sono morte di malattia. Si narra che lo stesso Gurdjieff riuscì a tenere per un certo tempo in vita la moglie morente perché non riusciva a staccarsene, ma capendo che “era giunto il suo tempo”, alla fine la lascio’ andare. Perfino Buddha – se non erro – morì di malattia, pur, a suo dire, essendo in grado di liberarsi della malattia che lo opprimeva.

    Quando una di queste persone illuminate subisce una perdita, non riesce ad operare una guarigione, o si ammala mortalmente essa stessa, racconta che la guarigione non era giusta, che non ha funzionato perché l’anima del morente aveva esaurito il suo percorso in questa vita.

    Io non so se questo sia vero, NataLibera, non so se crederci. Trovo ad esempio difficile credere che una ragazza di 18 anni piena di vita, nipote di un mio caro amico, possa andarsene per leucemia fulminante “perché il suo percorso su questa terra è finito”.

    A questo punto diventa, come sempre, atto di fede…

    Un abbraccio 🙂

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  2. x SitaRam: Non lo so 🙂 C’è un dibattito in corso da alcuni millenni almeno 😀 sul fatto che esista o meno una realtà oggettiva. Tuttavia, poiché ognuno di noi esperisce la SUA soggettiva realtà, come fosse la realtà oggettiva… allora, individualmente parlando, che esista o meno una oggettiva è cosa priva di importanza, se non per la nostra sete di conoscenza 🙂

    Spero che anche la tua settimana sia iniziata bene 🙂

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  3. x Fleur: sì, da qualche parte lo devo aver scritto anche io… ma chissà dove ormai 😀
    Anche qua… una propensione al, diciamo, benessere c’è senz’altro, lo credo anche io. Ma quanto questa sia innata o sia invece dovuta ai primi mesi o anni di vita… onestamente non so dirlo. E’ di nuovo, come per la risposta data a NataLibera, questione di fede 🙂

    Cosa vuol dire “cogliere la vita per quello che è”? 🙂 Puo’ voler dire stare lì, accontentandosi di cio che essa ci porta. Ma puo’ anche voler dire muoversi, impegnarsi per mettersi nelle migliori condizioni possibili affinché la vita stessa ci premi…

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  4. Wolf, riguardo al tuo commento al mio post, …sai che avevo sentito anche io la storiella che hai raccontato (anche se ora me n’ero scordata…) e anche questa la trovo ILLUMINANTE!!!
    Alle volte dovremmo proprio cancellare dalla nostra testa quel terribile vocabolo (E’ IMPOSSIBILE) e darci solo da fare… il risultato arriverebbe sicuramente!!!

    Namastè!
    SitaRam

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  5. Wolf,

    per me accettare la vita (o per lo meno, impegnarmi ad accettarla) per quello che è, non è lasciarla passare passivamente, ma viverla agendo, camminando, sapendo però che, come ci sono i momenti felici, arrivano anche dolori immensi.
    Cerco di non piangermi addosso quando sono nel pieno delle bufere e faccio di tutto per cambiare la situazione.
    Ad esempio, in questo periodo, sto passando un momentaccio al lavoro, ma ho cercato di darmi una mossa se non altro per togliermi da quell’ambiente. Spero di riuscirci: mi sono detta che non volevo aver rimpianti sull’argomento.
    Comunque incrocia le dita per me…
    ;))

    Un sorriso.

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  6. x Eva_eva: grazie, detto da te che usi sempre belle immagini, e’ un bel complimento 🙂

    x SitaRam: Be’, non so se il risultato sarebbe sempre quello… ma almeno ci avremmo provato invece di darci per vinti in partenza 🙂

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  7. x Fleur: allora era la seconda delle mie ipotesi 🙂 Bene, ne sono contento per te: un atteggiamento costruttivo nella vita ci permette di raggiungere risultati talora insperati e, comunque e sempre, tentare quanto in nostro potere affinche’ le cose vadano per il meglio. Come hai scritto tu riguardo alla circostanza lavorativa, almeno non si avra’ il rimpianto di non aver tentato…

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  8. si fa fatica ad accettare la propria vita se non si è soddisfatti di come è. Diventa sempre più pesante rendersi conto che in un modo o nell’altro le scelte, ci hanno portati qua ora, inutile dare colpe a terzi.
    La consapevolezza della propria esistenza giunta a seguito di come siamo stati più o meno capaci di vivere non è per tutti.
    Forse uno degli infiniti segreti della felicità è proprio quelo di accettarsi per come si è nel presente.
    La maggior difficoltà sta nel constatare che le scelte sbagliate possano aver trascinato terzi, ne looping dell’insoddisfazione.
    Come dire, ognuno è padrone della propria vita si, ma essendo animali sociali…anche no 😉

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