Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Oggi riporto qua un post di Mr. Loto dal suo omonimo blog www.mr-loto.it/. Ho spesso discusso di temi simili anche sul mio blog, ma mi è particolarmente piaciuto come lui ha “legati” assieme riassumendoli in un unico post…

 



Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Essere duttili è una grande qualità; la specie umana ha dimostrato la capacità di adattare la propria intelligenza alle necessità che via via si sono verificate nel corso dei millenni, partendo dall’invenzione della ruota fino ad arrivare ( per ora..) ad internet ed ai viaggi nello spazio. Il cambiamento, il sapersi adattare a nuove problematiche, garantisce, da sempre, la sopravvivenza e la prosperità. E’ molto importante, quindi, per il nostro benessere e per il nostro equilibrio interiore, addestrarsi alla flessibilità mentale. Capita spesso di avere delle convinzioni così radicate da non rimetterle mai più in discussione cadendo in errore; le variabili possono cambiare, noi possiamo cambiare oppure, più semplicemente, è la nostra capacità di percepire la realtà che muta. Pensiamo ad esempio ad un libro; rileggere lo stesso testo a distanza di anni, senza alcun dubbio, farà nascere dentro di noi sensazioni e riflessioni molto diverse, probabilmente più profonde, arricchite da tutto quello che, nel frattempo, abbiamo “aggiunto” a noi stessi unicamente vivendo. Ho conosciuto persone talmente abituate a combattere contro qualcosa o qualcuno da non ricordare neppure più i motivi per i quali avevano iniziato. Allo stesso modo può succedere di non riuscire a trovare la soluzione ad un problema per la nostra incapacità di guardarlo da una prospettiva differente. Una mente elastica, abituata ad adattarsi a cambiamenti inaspettati e veloci, non solo ci aiuta a capire tutte le trasformazioni che avvengono intorno a noi, ma anche a vedere e perfezionare le nostre incoerenze interiori. Avendo un approccio calmo e coerente nei confronti delle situazioni, sia interiori che esterne, per quanto complicate esse siano, ci permette di osservarle e capirle. Solo con la comprensione potremo gestire ogni cosa. Ovviamente essere flessibili non significa cambiare completamente di volta in volta, ma avere dei sani principi di base da cui partire per poi sentirsi liberi di affrontare agevolmente tutto quello che ci capita senza i vincoli delle nostre abitudini o della consuetudine sociale. Soltanto guardando la verità da tutti i punti di vista possibili saremo in grado di riconoscerla davvero. Voglio concludere con la frase di un celebre film, “è proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

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Intelligenza e emozioni

Nel labirinto dellColgo l’occasione datami da un’altra bellissima recensione di giuba47, sul suo blog saper vedere, per parlare di intelligenza e emozioni. Il libro recensito da Giuba è Nel labirinto dell’intelligenza, di Hans Magnus Enzensberger. Vi invito a leggerne la recensione di Giuba, comunque sostanzialmente lo scrittore esprime in tale libro i suoi dubbi sulla vericidità e utilità del Q.I., il quoziente di intelligenza.
Come ho scritto nel commento al post di Giuba, questo argomento mi porta indietro di alcuni anni quando anche io mi interrogavo sul medesimo argomento.

Anni or sono sono stato iscritto al mensa, l’associazione internazionale che raggruppa le persone che avrebbero Q.I. – misurato con uno specifico test – superiore al 98% della popolazione, eppure per certi versi nella mia vita sono stato un autentico disastro!  😛 Non solo, ho ben presente gente che è riuscita perfino a fare peggio di me! 😀

Come si spiega questa disparità?
Ebbene, secondo me non si spiega, perché non c’è disparità: essa è solo un equivoco.

A mio avviso il Q.I. indica solo uno degli aspetti della mente umana: la sua capacità logica. Che la capacità logica esista è indubbio, come è indubbio che esistano dei test che possono misurarla. Le mie obiezioni non nascono quindi dalla reale esistenza di tale capacità mentale né dalla validità di questi test, ma piuttosto dall’utilità che l’intelligenza da essi misurata può avere nella nostra vita.

Nello specifico i miei dubbi sono due:
1) la logica ha un impatto limitato sulla globalità della vita di una persona e spesso viene sopraffatta da reazioni emotive che ne riducono l’utilità o addirittura l’annullano.

Intelligenza emotivaE’ inutile saper risolvere problemi logici quando l’emotività ci gioca un brutto tiro e andiamo nel pallone: qualunque sia il Q.I. non saremo in grado di risolvere granché. Non a caso libri e teorie come “l’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman, hanno avuto grande successo in un recente passato: un elevato Q.I., a fronte di una scarsa capacità di controllo emotivo, non serve a nulla o quasi.
Il Q.I. dovrebbe essere visto come un semplice strumento che, al pari di altri, è al servizio del – per chiamarlo romanticamente – nostro cuore, di cui l’intelligenza emotiva è il primo esponente.
Se l’intelligenza emotiva è scadente, ovvero se restiamo spesso preda delle nostre reazioni emotive, l’intelligenza logica non solo non è utilizzabile, ma può addirittura ritorcersi contro di noi esattamente come l’impugnare un coltello… dalla parte sbagliata.

2) si dice che il Q.I. sia innato e non dipenda dalla cultura. Bé, anche su questo ho grossi dubbi. Sono pressoché certo chemozioni distruttivee non solo la cultura, ma perfino le abitudini lo modifichino. Se siamo abituati a cimentarci, per hobby o per lavoro, con problemi logici, saremo portati ad avere Q.I. più elevati; inoltre, anche se vorrei vedere dati statistici validi, mi aspetto di verificare che il Q.I. medio di oggi sia più alto di quello, poniamo, dello scorso secolo, poiché oggi le persone hanno a che fare più spesso con questo genere di problemi (pensiamo all’informatica, ai computer, alla tecnologia…).

Concludendo, il Q.I. serve, la logica è uno strumento che, se utilizzato correttamente, può darci una mano a risolvere problematiche piccole e grandi, ma non dobbiamo dimenticarci che ha portata limitata, non possiamo affidarci ad essa, e inoltre non può prescindere da una corretta “gestione emotiva”.
Quante persone di grande intelligenza, anche a me care, ho visto letteralmente rovinarsi la vita con la proprie mani perché non erano in grado di mantenere il benché minimo controllo sul proprio stato emotivo!
E’ questo l’aspetto che dovremmo principalmente curare.