Acquari e… carattere :-D

Aggiornamento: come da richiesta, ho aggiunto all’immagine i nomi dei pesci 😀

Bene, con l’introduzione dei pesci non da fondo, l’acquario può dirsi completato 🙂

In totale i suoi abitanti sono adesso 13 (14 con la lumachina, per i più superstiziosi :-D):

(immagini da Internet)

Ovviamente mi sono già tirato dietro l’ira di alcuni esperti che sostengono che l’acquario (90 litri) è troppo piccolo, soprattutto per gli scalari, ma non tutti la pensano così, anche in questo campo ci sono pareri molto discordanti…

Comunque il tema del post si riferisce al fatto che perfino questi piccoletti hanno ognuno la propria indole che differesce, a volte grandemente, perfino tra pesci della stessa identica specie.

Ad esempio, i Trichogaster (tipo quello in foto) sono pesci conosciuti per essere tranquilli e facilmente gestibili, ma uno dei nostri si è rivelato, almeno per ora, un “seccaballe” (definizione cara alla nonna 92enne di Lady Wolf :-D) al punto che a volte è lui a prendersela con i molto più temuti (di fama) Scalari, anche se a dire il vero la sua vittima preferita è l’altro Trichogaster che insegue e “becca” spesso e volentieri 😦

Al di là che spero che c’entri, almeno in parte, la fase di ambientamento (già ieri sembrava più tranquillo), questo mi fa pensare a come siamo portati a catalogare per indole e carattere persone e animali quando, perfino in creature cerebralmente molto più semplici di noi (credo :-D), è evidente che l’individualità rende difficilmente predicibile i comportamenti altrui…

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Rompere gli schemi, una lezione di Monsieur Gurdjieff

gurdjieffGeorge Ivanovich Gurdjieff nacque nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) ed è uno dei pochi riconosciuti grandi maestri occidentali vissuti nel secolo scorso.

Dopo una giovinezza passata viaggiando e studiando culture diverse allora sconosciute, si dedicò interamente al lavoro sulla consapevolezza, intesa come mezzo per svegliare l’uomo dagli automatismi quotidiani per fargli riemergere potenzialità latenti.

Le sue conoscenze spaziavano dalla musica (compose numerosi brani) alla filosofia, ed utilizzava la danza come strumento di armonizzazione: scrisse anche numerosi testi che ancora oggi sono testi importanti per chiunque voglia intraprendere un cammino verso il risveglio interiore. […]”

(Testo dal sito di La Quarta Via ita.gurdjieff.es/)

Il lavoro di Gurdjieff è stato complesso e affascinante, di difficile approccio senza “intermediari” 😉

Gurdjieff, come altri grandi maestri, scrisse poco di suo pugno, e per lo più testi davvero particolari. Più accessibili invece sono i libri che alcuni suoi “seguaci” scrissero su di lui e sui suoi metodi. A me ad esempio piacque molto “La mia fanciullezza con Gurdjieff”, di Fritz Peters.

Comunque, mi voglio qui limitare ad una sua… “piccola” lezione, ovvero la capacità di rompere i propri schemi mentali… sorpendendosi 😉

Per fortuna la mia memoria è molto labile (e ne vado fiero, ma questo è un altro discorso… eheheh) per cui, non volendo recuperare passi dai testi, esporrò questa suggestiva idea con parole mie e… chissà, forse perfino con un pizzico di farina del mio sacco! 😛

Allora, non è difficile… in teoria 😛 Sostanzialmente si tratta di riconoscere che ciascuno di noi, chi più, chi meno, è schiavo dei condizionamenti che inevitabilmente hanno premuto su di lui fin dalla primissima infanzia, anzi soprattutto su quella. Amo dire che nasciamo come pagina bianca ma, ben presto, chiunque si sente in diritto di scrivere i suoi scarabocchi su di noi. Altri ghirigori vengono poi messi dagli eventi che ci segnano.

Ad un certo punto ci ritroviamo così condizionati da non accorgerci nemmeno di esserlo! Quanti di noi sono convinti di conoscersi davvero! Non è così? 😉

Anche io lo ero, fin da ragazzino! 🙂   Ma… qualcosa nei miei conti non tornava: se fossi stato come davvero credevo di essere, certi risultati nella mia vita sarebbero senz’altro stati migliori 😉

Ad esempio, una delle cose di cui ero convinto, era che dell’opinione altrui non me ne potesse fregar di meno! Ero un tipo tosto, no? Uno di quelli che va avanti per la sua strada incurante delle critiche e degli apprezzamenti altrui! 😛

Ma… era proprio vero? 😐

All’incirca al primo anno di università, feci un semplice esperimento: iniziai a guardare i miei comportamenti, comprese le mie reazioni agli eventi e alle parole altrui, come se fossero stati quelli di qualcun altro; mi posi da… osservatore esterno, insomma.

Il risultato? E’ inutile dirvi, ci sarete già arrivati da soli, che i miei comportamenti non erano esattamente quelli che caratterizzano una persona sicura di sé, di quelle che non vengono scalfite né da critiche né da applausi. Decisamente no!

Mi resi conto che l’accettazione, l’approvazione, il non-rifiuto altrui, mi interessavano eccome! 😉

Provate anche voi… sì, anche voi laggiù, che fate finta di leggere con sufficienza, che siete convinti di essere tutti d’un pezzo, di conoscervi perfettamente! Provate anche voi a fare esperimenti simili… scommetto che avrete sorprese paragonabili a quella che ebbi io! 😀

Comunque, torniamo a bomba – come direbbe Bush  😉

Uno dei propositi principali che si proponeva Monsieur Gurdjieff (lo chiamavano così perché, come molti intellettuali e saggi dell’epoca – ma non solo, lo ha fatto anche l’attuale moglie del Presidente francese, no? … Come dite? Non rientra nelle due categorie citate? Uff… siete i soliti polemici! 😀 – si trasferì in Francia, vicino a Parigi, dove aprì un centro di ricerca per lo sviluppo delle potenzialità dell’uomo) era quello di sradicare gli schemi mentali nei quali ormai erano letteralmente prigionieri gli uomini dell’epoca, allo scopo di recuperare le potenzialità e le conoscenze esoteriche che giacevano ormai inutilizzate nel loro profondo. Si parla all’incirca di inizio ‘900, ma come vedete certe cose rimangono di drammatica attualità, non è vero? 😉

Uno degli esercizi che più ricordo e che più ho trovato probante, oltreché difficile da attuare, è quello di… sorprendere sé stessi. E’ un esercizio semplicissimo in teoria, possiamo farlo ovunque e con chiunque (ma anche da soli): si tratta di compiere qualcosa di assolutamente inusuale per noi, qualcosa che magari sentiamo di voler fare ma che evitiamo per timore di apparire inadeguati, ridicoli, o perfino pazzi , non solo agli occhi dei possibili osservatori, ma perfino a noi stessi. Questa azione possiamo attuarla all’improvviso, in modo da non dare a noi stessi, al nostro Super-Io (la parte di noi condizionata a non “uscire dalle regole”), il tempo di boicottarci; oppure “pianificandola”, decidendo di farla a priori e poi compierla, sfidando la nostra stessa ritrosia, perfino se – come molto probabile – all’avvicinarsi del momento, ci parrà sempre di più un’idea ridicola (in realtà è sempre il Super-Io che sta intervenendo, come se i nostri genitori ci dicessero “Ma che vuoi fare? Sei matto?? Non essere stupido, su!!”).

E’ assolutamente obbligatorio, se si decide di farlo, arrivare fino in fondo. Rinunciare significa infatti vanificare ogni risultato positivo ottenuto fino a quel momento.

Quali sono questi risultati? Trovandovi improvvisamente fuori dagli schemi, li “romperete”, ovvero vi accorgerete di quanto schiavi eravate, di quante possibilità di “essere” vi siete privati fino a quel momento. Inoltre aumenterete la vostra autostima, rendendovi conto di essere in grado di fare molto di più di quanto avreste mai pensato, capendo che la chiave della vostra gabbia è nelle vostre mani!

E la volta successiva… vi sarà più facile essere come vorreste essere.

Il “circolo vizioso”, insomma, inizierà a girare nell’altro verso: se prima il restare fermi aumentava la percezione – illusoria – dei limiti imposti, adesso fare ciò che vi sembrava di non poter fare, rafforzerà l’idea di essere liberi delle proprie azioni.

Un effetto collaterale potrà essere il trascinare altre persone con voi, sorprendendo anch’esse e portandole a rompere a loro volta i propri schemi.

“Ma c’è un limite!” direte voi. Certo, limiti reali e tangibili esistono… bisogna evitare la galera ad esempio 😀

Ma… fate in modo che questo pensiero non vi blocchi… Fidatevi di voi stessi, dentro di voi sapete benissimo, a priori, qual è il limite da non superare ma anche di urtare gli altri (a meno che non siano scossoni utili…) o di farsi del male, sia fisicamente che moralmente! 😉

Buon divertimento! 🙂

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La predicibilità delle persone – Saper ascoltare

Molto spesso mi è capitato di sentire discorsi del tipo “Che palle: parla spesso dell’ex!”. Di solito si prova tale fastidio perché si è insicuri: si teme che se il partner parla dell’ex, allora sta ancora pensando a lei (o a lui), e ciò viene percepito come un pericolo.
ascoltareIo invece penso che sia una grande fortuna avere di fronte una persona che parla del proprio passato, perché nella grande maggioranza dei casi… essa ci sta rivelando come si comporterà anche con noi; infatti, di solito, le persone ricalcano schemi comportamentali e scelte ben radicate e ripetitive (vedi anche il post precedente sulla coazione a ripetere), e finiscono per comportarsi con le nuove persone, così come si sono comportate con quelle vecchie.

Non è ovviamente matematico, e certamente non deve essere motivo sufficiente per saltare a conclusioni che potrebbero essere sbagliate, ma almeno, ascoltando attentamente ciò che la persona sta rivelando del proprio passato – invece di respingerlo a priori, si può porre la propria attenzione su comportamenti specifici, che potrebbero un domani indicare uno stato di insofferenza o l’insorgere di una problematica ben conosciuta. Una sorta di “marcatore di malessere”.

Personalmente devo dire che, pur essendo un sostenitore della possibilità che le persone possano cambiare, questo è ciò che ho potuto sperimentare sulla mia pelle.
Ecco perché vi suggerisco: la prossima volta, invece di arrabbiarvi, ascoltate attentamente ciò che l’interlocutore sta rivelando del proprio passato e, in definitiva, di sé stesso. Avrete una preziosa chiave di lettura nelle vostre mani per i suoi comportamenti futuri.

Attenzione! Questo post sembra fare a botte con il mio precedente Evitare un errore comune: non è detto che gli altri pensino come noi, ma il contrasto è solo apparente: qui si parla di ascoltare ciò che chi abbiamo davanti racconta di sé stesso, e non applicargli qualcosa che noi – non lui – abbiamo vissuto nel nostro passato. Leggere i suoi comportamenti sulla base di cosa avrebbero significato alla luce della nostra personale esperienza, è ben diverso dal leggerli sulla base di ciò che lui stesso ci ha raccontato della sua personale esperienza: il margine di errore della prima chiave di lettura, è molto più alto, poiché non oggettivo.

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