Scelta: mai pensare all’altro cammino

MAI PENSARE ALL’ALTRO CAMMINO
di Paulo Coelho
“Una volta che scegliamo un cammino, dobbiamo dimenticare tutti gli altri”, diceva il maestro ai suoi discepoli. Lowon, l’allievo che non sa apprendere, ascolta con attenzione. Alla fine della conferenza, Lowon viene invitato da un gruppo di persone a fare una conferenza in un bar.
“Non voglio nessun compenso – dice Lowon -. Ho fatto la mia scelta, sono un servitore, desidero divulgare la parola della Fede”.
Il gruppo ne è contento, si reca nel bar e Lowon fa la conferenza. Alla fine, egli domanda: “Solo per curiosità, vorrei sapere: quanto denaro ho rifiutato?”.
Nell’apprendere l’eccellente compenso che gli sarebbe stato dato, Lowon si sente sfruttato dal gruppo che lo ha invitato e va a lamentarsi con il maestro. “Quando si fa una scelta, bisogna sempre dimenticare le altre alternative. Chi segue un cammino e continua a pensare a ciò che ha perduto abbandonando gli altri, non arriverà mai da nessuna parte”, è la risposta del maestro.


Commento di Wolfghost: l’importanza della scelta e’ cosa nota a tutti, anche qua sul mio blog ne abbiamo parlato tante volte  🙂 Cosi’ come abbiamo spesso scritto che c’e’ anche un giusto momento per la scelta: prima di aver ben valutato le possibili alternative e’ un azzardo; dopo e’ una procastinazione che puo’ portare a perdere l’opportunita’ o addirittura all’immobilismo completo.
C’e’ pero’ anche un altro pericolo, ovvero il tornare indietro in continuazione pensando di aver sbagliato strada. Quanti di noi hanno iniziato mille cose diverse per non portarne davvero avanti  nemmeno una? 😦 Pensare a “come sarebbe andata se…”, quando ormai si e’ scelto, e’ uno dei modi migliori di inciampare all’inizio di un cammino… sulle proprie stesse gambe 😀
Faccio spesso l’esempio del bivio. Arriviamo ad un bivio e, dopo averci ben pensato, decidiamo di andare a destra. Nella vita non si torna mai veramente indietro, perche’ le cose cambiano, anche in seguito alle nostre scelte. Quindi, comunque sia la strada che stiamo percorrendo, chiedersi come sarebbe stata la strada a sinistra del bivio e’ del tutto inutile: una pura fantasia che non saremo mai in grado di verificare.
Questo vuol dire che bisogna sempre andare avanti perfino quando si e’ sicuri di percorrere una strada chiusa? Ovviamente no, sarebbe sciocco farlo. Ma anche pensare di tornare indietro sarebbe sciocco e inutile. E poi sarebbe come buttare via una esperienza che, per quanto fallimentare possa sembrarci, ci ha certamente insegnato qualcosa. Casomai prendere un’altra strada allora, ma dal punto in cui siamo arrivati. Questa e’ la scelta giusta in quel caso 🙂

errore ripetuto

La stella di Albert – racconto

crisi finanziariaEra notte inoltrata ormai, ma Albert ancora non riusciva a prendere sonno. Quasi ogni notte la sua mente rivisitava ossessivamente la sua vita, soprattutto l’ultimo periodo.
Ricordava quando, mentre cenava nella sua bella casa, assieme alla sua adorata famiglia, sentì per la prima volta la TV dare notizia della crisi americana dovuta ai mutui immobiliari subprimes. Non gli diede peso. Anzi pensò che come sempre gli americani erano stati un po’ pazzi nell’assumere rischi così grossi negli investimenti; certo, a volte quella politica aveva pagato, ma adesso i nodi stavano venendo al pettine. Sentì addirittura un pizzico di orgoglio nel pensare che evidentemente i sistemi europei, che tanto sembravano dover imparare da quello oltre oceano, adesso dimostravano la loro forza e solidità, in barba ai “soliti sbruffoni”.
Ma via via la situazione peggiorò e ciò che era sembrato distante iniziò ad apparire sempre più pericolosamente vicino. Anche la preoccupazione in famiglia cominciò a serpeggiare sempre più forte: malumori sorgevano sempre piu’ forti tra lui e sua moglie, e le due figliolette, che fino ad allora erano cresciute in un clima idilliaco, incominciarono a capire cosa erano urla e litigi.
Era così affranto nel ricordare il crollo del suo sogno… come poter prendere sonno? Ormai perfino la delusione se n’era andata, c’era solo sconforto.
Albert si rigirò sull’altro fianco cercando di coprirsi il più possibile con quella sola coperta e quel cartone, ormai diventato suo scomodo materasso. Almeno non c’era molto via vai di gente quella notte lungo il tunnel della stazione.
Vuoto e rattristato si arrese all’ennesima notte insonne e si mise a sedere. In quel momento stava passando una ragazza, anche in lei riconobbe la consueta reazione: l’occhiata di curiosità si trasformo in imbarazzo e paura, forse perfino in disgusto, distogliendosi in fretta con malcelata indifferenza.
Albert abbassò lo sguardo e dopo qualche secondo si alzò e si diresse all’aperto incurante del freddo pungente, lasciando lì quelle poche e povere cose che però erano tutto ciò che gli era rimasto.
Si diresse sul ponte e si affacciò, guardando il fiume che scorreva sotto di lui. L’aveva già fatto, ma quella sera l’acqua sembrava chiamarlo con voce suadente… ne era quasi ipnotizzato. Sembrava la soluzione a tutto quel vuoto che ormai imperava dentro di lui.
Alzò lo sguardo al cielo, cercando la sua stella, quella che fin da bambino gli fu’ indicata da sua madre, “vedi? Quella è la tua stella, non ti lascerà mai, ti sarà sempre vicina, ogni volta che sarai in difficoltà. Anche quando io non ci sarò più”. Quante volte in passato l’aveva cercata quella stella! L’aveva pregata con le sue richieste! E… ogni volta sembrava davvero che lo ascoltasse e l’esaudisse. Ma la crisi sembrava aver corrotto anche lei.
Aguzzò la vista, ma non riusci’ a vederla! Incredibile… eppure doveva essere lì, in mezzo alle altre due… Non c’erano neanche nuvole! Albert lo percepì come un segno, una conferma: perfino la sua stella l’aveva abbandonato come, al culmine della tensione, aveva fatto sua moglie, portandosi dietro le bambine. Non aveva nemmeno cercato di fermarli, lo trovava giusto, non era più in grado di provvedere economicamente a loro. Che padre poteva ormai essere? Trovava inevitabile quanto stava succedendo.
Tornò a fissare l’acqua con il cuore in gola e le lacrime che gli velavano la vista. Posò le mani sul parapetto e si preparò a scavalcare, quando si sentì chiamare…
“Giovanotto, mi scusi, sto cercando l’albergo Do Bonfim…”
Era una bionda signora anziana, molto ben vestita, uno stile antico… Sembrava uscita dal secolo scorso…
“Ah… ehm… sì, dunque…”
Albert si ricompose, quasi contento di poter esserle utile.
“Vede quel campanile che spunta dietro quelle case? L’albergo e’ proprio lì, a fianco della chiesa…”
“Grazie! Sono arrivata in stazione due ore fa’, sa? Ho i piedi che mi dolgono e le gambe che quasi non mi reggono più, nessuno sapeva aiutarmi. E dire che era così vicino, vero?”, disse sorridendo. Doveva essere stata una bella donna da giovane, pensò Albert. Trovava in lei qualcosa di familiare. La donna proseguì: “Sicuramente ho continuato a muovermi in circolo, mi avevano dato delle istruzioni sbagliate e io, convinta che dovevano essere giuste, mi sono intestardita a rifare sempre lo stesso percorso. Che stupidi che siamo a volte, vero giovanotto? Pensiamo che quella che ci è stata indicata sia l’unica strada possibile, perfino quando dimostra di non portarci dove vogliamo; quella “deve” essere la strada, solo perché così ci è stato detto! E la soluzione invece è là, dietro l’angolo, là che aspetta solo che non ci arrendiamo alle parole degli altri e decidiamo di tentare una strada nuova, usando la nostra testa e un po’ di coraggio…”
Albert non la stava più guardando, si era voltato verso l’acqua nella quale, solo pochi minuti prima, voleva lasciarsi cadere. Adesso la voce del fiume non era più dolce come era sembrata prima; era la voce ingannevole di tutti coloro che l’avevano spinto fin là, dentro quel tunnel, tra quel cartone e quella coperta. Alzò lo sguardo verso il cielo, con la fierezza dei bei tempi che ormai pensava di aver perso. “Domani è un nuovo giorno, busserò ad ogni porta, troverò un nuovo lavoro, non importa quale… e presto tornerò dalle mie bambine!”. Volse lo sguardo con tono di sfida verso la sua stella, rea di averlo abbandonato, ma… la stella adesso c’era, bella e brillante come sempre.
Si girò di scatto verso la signora per ringraziarla… ma non c’era nessuno dietro di lui.

 

Le anime devono essere lasciate libere

LE CONTRADDIZIONI DEL CAMMINO
di Paulo Coelho

StradeIn uno dei suoi rari scritti, il saggio sufi Hafik parla della ricerca spirituale. «Accetta con saggezza il fatto che il Cammino è pieno di contraddizioni. Ci sono momenti di gioia e disperazione, di fiducia e mancanza di fede. Così come il cuore si espande e si contrae per continuare a battere, spesse volte il Cammino nega se stesso, per stimolare il viaggiatore a scoprire ciò che esiste al di là della prossima curva».
«Se due compagni di viaggio stanno seguendo lo stesso metodo, ciò significa che uno di essi è sulla pista falsa. Perché non ci sono formule per raggiungere la verità del Cammino, e ciascuno deve correre i rischi dei propri passi. Solo gli ignoranti cercano di imitare il comportamento degli altri. Gli uomini intelligenti non perdono il loro tempo con questo, e sviluppano le proprie abilità personali; sanno che non esistono due foglie uguali in una foresta di centomila alberi. Non esistono due viaggi uguali nello stesso Cammino».

 



Commento di Wolfghost: Quante persone credono di conoscere il “giusto percorso” non solo per se’ stesse ma addirittura per il prossimo? Quanti genitori non lasciano liberi i figli credendo di poter risparmiare loro gli errori in cui tutti incorrono inevitabilmente prima o poi, e attraverso i quali imparano? Chi non sbaglia prima lo fara’ quasi sempre dopo… e con meno tempo per recuperare. Quanti credono che il fatto di aver commesso terribili errori dia loro il diritto di guidare la vita altrui? Quanti falsi maestri se la prendono se qualcuno non sceglie il loro stesso percorso? Quanti artisti pretendono che la vera arte sia solo la loro?

Vanno bene le indicazioni, vanno bene i consigli, va bene l’informazione, ma che sia chiaro che ognuno ha il diritto di decidere della propria vita con la propria testa.
Perfino sbagliando.

“Ma non pretendere, o tu che tenti di modulare l’arpa, che altri si accordino con te. Le anime devono essere lasciate libere di vibrare come vogliono, perché ogni musica è adatta all’espressione di quella coscienza.” (Raphael)

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