Il lupo e il filosofo

Il lupo e il filosofoRiprendo e concludo l’argomento introdotto nel post “A testa alta…” dove avevo riportato un brano rappresentativo del libro “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands.
A dire la verita’ ho finito il libro da un paio di settimana ormai, ma prima di riparlarne volevo lasciarne sedimentare i contenuti e raccoglierne le impressioni. Credo infatti che l’importanza di un libro stia in cosa lascia in ognuno dei suoi lettori, e questo e’ spesso piu’ personale e soggettivo di quanto si creda comunemente. Quanto letto, infatti, colpisce laddove il lettore e’ piu’ “vulnerabile” ed e’ proprio li’ che viene metabolizzato e diventa parte del lettore stesso che lo fa suo, spesso esprimendolo successivamente come fosse farina del suo sacco senza nemmeno rendersi conto di enunciare “solo” una personale rielaborazione di quanto gia’ scritto da qualcun altro  🙂
Dico spesso che quasi mai nessuno inventa davvero qualcosa di completamente nuovo… ma forse perfino questo e’ gia’ stato detto da qualcun altro che ho letto o sentito parecchio tempo fa 😐 😀

Tutto questo cappello per mettere per cosi’ dire le mani avanti, in modo da far capire che cio’ che scrivero’ e’ solo cio’ che piu’ e’ rimasto a me e che forse, almeno in parte, ho gia’ rielaborato. Ognuno di voi, leggendolo, potra’ avere o aver avuto una visione diversa, in accordo al suo personale sentire e forse ai suoi bisogni.

Lo spunto di riflessione che Brenin, il lupo, offre al filosofo riguarda la vita e la morte, e parte dalla domanda “Cosa ha tolto veramente la morte a Brenin?”.

Come molti sapranno, Epicuro sosteneva che avere paura della morte e’ assurdo, poiche’ finche’ ci siamo noi non c’e’ lei, e quando c’e’ lei non ci siamo noi. Dunque perche’ temerla? Tuttavia, sostiene Rowlands, tutti noi o quasi “sentiamo” che qualcosa non ci convince nella dichiarazione di Epicuro, e cerca di capirne il perche’.
Il lupo – come tutti gli animali – non sembra preoccuparsi troppo della vicinanza della morte e neppure esserne affranto. Solo alcuni animali cambiano “volutamente” i propri comportamenti, come ad esempio cercarsi un luogo dove lasciare la vita, ma cio’ avviene quando davvero la morte e’ ormai dietro l’angolo. Ecco da dove nasce allora la domanda di Rowlands: mentre lui ammette che, nonostante tutta la sua filosofia, sarebbe atterrito dalla conoscenza di essere prossimo alla morte, apparentemente la morte non ha presa sul lupo. Davvero per il lupo la frase di Epicuro puo’ essere adatta: il lupo vive finche’ puo’, pur nelle limitazioni alle quali la malattia lo costringe, noi smettiamo (quasi tutti) di vivere come vivevamo prima, iniziando una nuova fase che e’ di fatto un’attesa di cio’ che sappiamo essere ineluttabile.
Tra l’altro, a ben vedere, questa appare essere anche in generale la piu’ grande differenza tra noi e il resto degli animali: la consapevolezza della morte che spesso ci impedisce di vivere davvero fino in fondo molte esperienze.

La risposta di Rowlands sta nel tempo. Mentre infatti l’animale vive in maniera “ciclica”, come se ogni giorno rinascesse e finisse allo stesso modo di quelli che l’hanno preceduto, l’uomo vive su una “linea retta”, ovvero rivolto al passato o, soprattutto, proiettato al futuro; ogni cosa che fa, o quasi, e’ infatti proiettata ad ottenere qualcosa, che sia nel giro di poche ore, di mesi o di anni.
Ecco cosa toglie la morte a noi che non toglie agli animali: il futuro. E’ questo cio’ che noi non siamo capaci, per lo piu’, di accettare serenamente: non poter piu’ pensare di avere un futuro davanti; in questa ottica di “vita progettuale” tutto cio’ che abbiamo fatto nel passato o che facciamo nel presente diventa inutile, quando non una tragica presa in giro.

Rowlands non da vie di fuga, sarebbe troppo facile rifugiarsi nell’ormai usurato “carpe diem” o in qualche dottrina orientale del “vivere qua e adesso”, e la possibile credenza in una vita nell’aldila’ non rientra – volutamente – nella trattazione del libro e, immagino, nemmeno nel personale sentire dello scrittore. Lui da’ solo una spiegazione, non una ricetta per “uscirne”; forse perche’ sa bene che noi umani – nonostante tutta la nostra filosofia, o forse proprio a causa di quella – difficilmente potremmo davvero essere in grado di vivere completamente in maniera ciclica, cosi’ come appaiono fare quegli animali che possiamo solo continuare ad ammirare.

Mi viene da pensare che in fondo siamo sempre li’: al peccato di aver colto la mela dall’albero della conoscenza.

orme

Numa: Alla ricerca di Mister Gray

Numa
Ciao, questa gattina sono io, Numa, l’ultima arrivata in questa casetta piccola ma con tanta vita 🙂

Mi sono venuti a prendere in un gattile di Genova, quando ormai mi ero abituata a considerare una gabbia la mia casa… Ero stata portata lì molto giovane sapete? Avevo pochi mesi e in pratica avevo già passato più di metà della mia vita lì dentro quando vennero a trovarmi e, dopo qualche interminabile giorno, a prendermi. Che brutto sarebbe stato se non fossero tornati, se non li avessi più rivisti, se avessero scelto qualcun altro al posto mio… 😦 Non ci voglio nemmeno pensare 😐 Comunque sono tornati e mi hanno portato via con loro 😉
Non avevo mai visto una casa prima, ne’ interagito con degli esseri umani, tranne che per essere catturata, sterilizzata e… per il taglio di un pezzetto della mia povera orecchietta destra, come segno che ero stata appunto sterilizzata. Mi dicono che questa usanza sia in declino, che ora molti gattili non lo fanno più… speriamo sia così. A me comunque dicono che sono simpatica con quel pezzetto di orecchio mancante! 🙂

Comunque ero molto timida, non mi facevoNuma e maglioninemmeno accarezzare: mi spostavo qua e la nella gabbia saltando agilmente le mani che cercavano di toccarmi  😀 E un po’ mi è rimasta la timidezza, ancora adesso infatti mi piace cercare posti tranquilli quando voglio riposarmi, in mezzo ai caldi maglioni dentro l’armadio ad esempio, e gli estranei mi spaventano sempre, mi precipito subito a nascondermi quando entra qualcuno che non conosco  😐 Comunque, pare che la mia timidezza, unita alla mia evidente curiosità e vitalità, sia piaciuta ai miei nuovi padroncini, sembravano così desiderosi di conquistare una micina così diffidente… e io sono contenta che l’abbiano fatto!  😛 Anche se non mi piace essere presa in braccio, so fargli capire che sono contenta di essere qua… lo faccio a modo mio, basta non forzarmi 😉 Chissà se funziona così anche tra voi umani? 😐 A volte si ottiene di più con la dolcezza e la pazienza che con la forza; con il lasciar fare, facendo pero’ sentire la propria presenza, che volendo ad ogni costo ottenere subito risultati 😉
Comunque a dire il vero cercavano anche una gattina esuberante per uno dei gatti di casa, Julius, che fino a quel momento aveva vissuto con una gattona che non gli aveva mai dato molta confidenza, e lui aveva così voglia di giocare… ed io corrispondevo a questa esigenza, infatti abbiamo fatto amicizia immediatamente e già dal giorno dopo giocavamo assieme in continuazione 😀

Numa e svegliaCerto, a volte mi diverto anche con altro… i vestiti nell’armadio, le scarpe, le foto e i ninnoli poggiati sugli scaffali, i cellulari lasciati incustoditi sul tavolo, le bottigliette d’acqua o le sveglie a fianco del letto… per non parlare delle pazze corse per la casa quando ho i miei cinque minuti! 😀
Cerco di non farmi beccare naturalmente, ma non sempre ci riesco… 😐 😉 Pero’… insomma… non è colpa mia, se la sera non mi nascondessero i giochini rumorosi, come le palline di plastica dure o con i sonaglini dentro, io giocherei con quelli, no? 😐

Comunque… a questo punto vi starete chiedendo il perché di quello strano titolo, non è vero? 😉 Bene, adesso ve lo spiego… 🙂

Numa su cassaC’è un film, intitolato “L’acchiappasogni”, nei quali uno dei protagonisti – un ragazzo con problemi mentali che si rivelerà essere un extraterrestre “buono” in incognito – passa tutta la vita in attesa di sventare il diabolico e distruttivo piano d’invasione di un gruppo di alieni capitanati da un essere che lui chiama… Mister Gray 😀

Ecco… la mia espressione curiosa, sempre con quegli occhioni sgranati, fa pensare che io sia perennemente alla ricerca di Mister Gray! 😛 Mi prendono sempre in giro dicendomi “Chi c’è Numa? Mister Gray?” 😦 Che sciocchi,vero? 😐 E comunque poi vedranno che avevo ragione… non appena riuscirò a catturarlo! 😉

Bé, adesso vi saluto che vado a nanna 🙂 Ah… dimenticavo, giusto in questo periodo compio un anno! 😀 Fatemi gli auguri, mi raccomando! 🙂 Io vi sognero’, promesso! 😉

Numa e Julius

Attenti ai ricordi

ATTENTI AI RICORDI (di Paulo Coelho)

panchinaArrivo a Madrid alle otto del mattino. Mi tratterrò solo alcune ore, perciò non vale la pena di telefonare agli amici, né di prendere qualche appuntamento. Decido di recarmi da solo nei luoghi che conosco, e finisco a fumarmi una sigaretta seduto su una panchina del parco Retiro.

“Sembra che non siate qui,” mi dice un vecchio, sedendosi accanto a me.
“Sono qui,” rispondo io. “Ma dodici anni fa, nel 1986. Seduto su questa stessa panchina con un amico pittore, Anastasio Ranchal. Stiamo guardando mia moglie, Christina, che ha bevuto un po’ troppo e fa finta di ballare il flamenco.”

“Ne approfitti,” dice il vecchio. “Ma non dimentichi che il ricordo è come il sale: la quantità giusta insaporisce il cibo, ma l’eccesso rovina la pietanza. Chi vive molto nel passato, finisce per non avere un presente da ricordare.”


Commento di Wolfghost: trovo perfetto questo breve brano di Coelho, dipinge in poche righe – ma bene – l’arte dell’equilibrio nel campo dei ricordi.

I ricordi fanno parte di noi, sono la vita che abbiamo vissuto e, un giorno, se saremo fortunati, saranno il motivo per cui avremo calcato questo palcoscenico. I ricordi servono per rammentarci da dove veniamo, per capire alcune difficoltà che abbiamo, per trovare la strada per arrivare dove vogliamo, o per resistere, e poi risollevarci, dalle difficoltà che incontriamo, ricordandoci di tutte le volte che noi o altri l’hanno fatto.

Ma i ricordi vanno usati con parsimonia, perché anche per loro c’è un giusto tempo. I ricordi che strappano un sorriso sono sempre ben accolti; quelli che creano malinconia e sofferenza vanno invece affrontati quando siamo forti e per un tempo limitato, altrimenti possono finire per soffocarci e per non farci apprezzare il presente che stiamo vivendo e impegnarci per il nostro futuro.

I ricordi sono davvero come il sale…

sale

A testa alta…

Stasera voglio riportarvi un brano tratto dal libro che sto leggendo, non aggiungerò commento, non credo sia necessario… 🙂

Il lupo e il filosofo“Ma se l’arte del lupo era qualcosa che non potevo emulare, sotto c’era qualcos’altro: una forza a cui potevo almeno tentare di avvicinarmi. La scimmia che sono è una creatura goffa e sgraziata specializzata in debolezza, una debolezza che crea negli altri e una debolezza da cui in ultima analisi è affetta. E’ questa debolezza che permette al male – al male morale – di prendere piede nel mondo. L’arte del lupo è fondata sulla sua forza.
Un giorno portai come al solito Brenin con me all’allenamento di rugby. Aveva circa due mesi ed era il periodo un cui aveva preso l’abitudine di tormentare Rugger, al quale non era per niente simpatico. Dopo un po’ Rugger perse la pazienza, afferrò Brenin per il collo e lo inchiodò a terra. Va ascritto a suo grande merito il fatto di essersi limitato a questo. avrebbe potuto spezzare il piccolo collo di Brenin come un ramoscello. Perfino un pit bull puo’ superare l’esame di Kundera. Ma è stata la reazione di Brenin quella che mi rimarrà per sempre dentro. La maggior parte dei cuccioli si sarebbe messa a guaire per lo shock e il terrore. Brenin ringhiò. E non era il brontolio di un cucciolo, ma un ringhio profondo, calmo e sonoro in contrasto con la sua tenera età. Questa è forza. Ed è questo che ho sempre cercato di portare con me e che spero di portare con me per sempre. In quanto scimmia, non sarò all’altezza, ma ho l’obbligo, l’obbligo morale, di non dimenticarlo mai e di emularlo per quanto mi è possibile […] nei miei momenti migliori sono un cucciolo di lupo e ringhio la mia sfida al pit bull che mi ha inchiodato a terra. Il mio ringhio è riconoscere il fatto che sta per arrivare il dolore, perché il dolore è la natura della vita. E’ ammettere che sono solo un cucciolo e che, in qualsiasi momento, il pit bull della vita puo’ spezzarmi il collo come un ramoscello. Ma è anche l’espressione della mia volontà di non cedere, succeda quel che succeda.”

Il lupo e il filosofo, Mark Rowlands

orme

Lavoro…

… anche a voi a volte viene voglia di mollare tutto e cercarvi una piccola attivita’ in qualche paesino di campagna? 😛

Sara’ che a seconda delle differenti stagioni della vita cambiano i desideri e gli obiettivi, ma non vi nascondo che questo pensiero si fa sempre piu’ strada nella mia mente 😐
Una casetta, magari con un piccolo giardino dove i gatti possano scorazzare liberi, qualche bel sentiero o torrente nei dintorni dove fare belle passeggiate con il cane (e moglie, naturalmente! eheheh). Un posto nel verde ma che non sia troppo distante da una grande citta’ (non si sa mai…), e con un – poniamo – piccolo negozio “di una volta” 😀

Niente capiufficio, compiti di dubbia utilita’ da svolgere, carriere (impossibili o quasi) da tentare, compromessi da adottare per andare sempre d’accordo, ore in macchina per arrivare… per non parlare di quando si deve partire, con la burocrazia da svolgere, il tempo nelle sale d’aspetto in aeroporto… 😦

Una vita a scorrimento lento e tranquillo, anziche’ sempre di corsa… 🙂

Uff… lo so, lo so, facile dirsi e difficile a farsi, ma… chissa’… lasciatemi sognare stasera… 😉

Fedelta’, saggezza e tentazione

LA RICERCA DEL SAGGIO
di Paulo Coelho

eremita e abateL’abate Abramo venne a sapere che vicino al monastero di Sceta c’era un saggio. Andò a cercarlo e gli domandò: “Se oggi trovassi una bella donna nel tuo letto, riusciresti a pensare che non è una donna?”
“No,” rispose l’eremita, “ma riuscirei a controllarmi.”
L’abate proseguì: “E se scoprissi delle monete d’oro nel deserto, riusciresti a vedere quest’oro come se fossero pietre?”
“No. Ma riuscirei a controllarmi e a lasciarlo dov’era.”
Insistette Abramo: “E se venissero a cercarti due fratelli, uno che ti odia, e l’altro che ti ama, riusciresti a pensare che sono uguali?”
L’eremita disse: “Pur soffrendo, tratterei il fratello che mi ama nella stessa maniera di quello che mi odia.”
Quella notte, tornando al monastero di Sceta, Abramo disse ai suoi novizi: “Ora vi spiegherò chi è un saggio. Il saggio è colui che, invece di uccidere le sue passioni, riesce a controllarle.”


Commento di Wolfghost: in seguito ad uno scambio con una lettrice del blog, ho deciso di pubblicare questo racconto di Coelho. Si parlava di sensi di colpa, in particolare di quello che si prova verso il proprio partner allorche’ ci si scopre a desiderare (non necessariamente in senso fisico) un’altra persona. E’ chiaro che quando si scopre di avere o aver avuto un’attrazione per un’altra persona, e’ bene porsi qualche domanda sul proprio rapporto: se ha qualcosa che non funziona, se forse non si ama piu’ il partner… Tuttavia non e’ affatto detto che si riscontrino dei problemi in questo senso. Mi vengono in mente le parole di una canzone di Ligabue, che suonano “gli occhi fanno quel che possono”: non sempre un’attrazione per un’altra persona significa che il proprio rapporto non funziona, e comunque e certamente, il fatto di respingere tale tentazione, rende merito a se stessi e al proprio rapporto, lungi dunque dal comportare sensi di colpa.
Perfino Gesu’ fu messo in tentazione e tentenno’, cosi’ come il Buddha storico Shakyamuni (e mi aspetto altre figure religiose…), ma entrambi respinsero la tentazione e questo fu il loro vero virtuosismo. Il mondo non e’ teoria, non gli interessano le decisioni prese “sulla carta”, esso e’ pieno di tentazioni e saremmo sciocchi e (pericolosamente) ingenui se pensassimo che cosi’ non fosse.
Il merito percio’ non sta nel rifiutare a priori la possibilita’ di poter essere messi in tentazione, quanto in quella di resistere alle tentazioni stesse. E cio’ e’ merito, non colpa.

P.S.: ovviamente le tentazioni non vanno cercate volontariamente, va da se’! 😀

giudice

La Corsica

1 dal traghettoEd eccoci tornati dalla Corsica 😛 anche se questo qua sopra è in realtà il panorama visto dal traghetto all’andata, quando viaggiavamo con diverse ore di ritardo a causa degli scioperi in Francia 😦

2 CorteLa Corsica è ormai territorio francese dal 1769, un sacco di tempo che tuttavia non ha cancellato le tracce dei popoli che in precedenza avevano occupato l’isola (ultimi prima di loro proprio i genovesi) né, tantomeno, il popolo “indigeno”, ovvero i corsi.

Così, a seconda della zona dell’isola dove vi trovate, vedrete cambiare un po’ tutto: usi, lingua (pur restando il francese parlato ovunque, cibi, ma perfino i panorami che, un po’ come la mia Liguria, passano con poca distanza da splendide spiagge a montagne di oltre 2500 metri.

Questa a fianco è una foto fatta a Corte, più o meno nel bel mezzo della Corsica…

3 UccellinaQuesta invece è fatta vicino alla “Costa Verde”, nella parte est dell’isola. Quelle che vedete si chiamano Cascate dell’Uccellina nella zona della Castagniccia.

Nell’isola è molto forte, come potete immaginare, la comunità italiana, che non è tanto dovuta al retaggio storico, quanto all’immigrazione recente dei nostri connazionali. Non ne ho sentito nessuno rimpiangere la scelta di trasferirsi, e da un lato non è difficile capirli: spazi (la Corsica non conta neanche 300 mila abitanti, meno della metà della sola Genova, per intenderci), costi, possibilità di guadagno grazie al ricco – e sempre più fiorente – turismo. Anche se si può supporre che ci sia una parte di propaganda da parte di chi ha fatto una tale scelta di vita…

4 RestonicaGuardate qua se questo posto, la Valle della Restonica, non potrebbe essere scambiato per un pezzo del nostro appennino, o, perché no, perfino delle Alpi…

5 RestonicaPerfino Tom sembrava perplesso osservando il panorama… 😛

6 BonifacioPoi si arriva all’estremo Sud e ci si trova nella bellissima Bonifacio, con antiche costruzioni e splendidi panorami.

… opsss… ma chi c’è la in alto? 😐 😀

7 BonifacioMolto… genovese (molte vie sono ancora dedicate a personaggi genovesi), Bonifacio è piena di viuzze che salgono e scendono, molto simili ai carruggi della mia Genova, e infatti anche il loro nome è molto simile: carrughju 😉

In queste stradine si trovano anche ottimi ristorantini con pergolati sulle vie sottostanti sulle quali affacciarsi  😀 Bisogna solo avere l’accortezza di… dare un’occhiata ai prezzi: i turisti infatti hanno il solito trattamento un po’ particolare… 😮 😀

8 BonifacioE da qua si arriva alle famose Bocche di Bonifacio, dalle quali si vede bene la vicina Sardegna.

Preparati però Tom: ce n’è da camminare se ci si vuole andare a piedi, lungo i sentieri che dominano le falesie, ovvero le caratteristiche coste rocciose a strapiombo sul mare… 🙂

9 BonifacioPerò ne vale la pena, che ne dite? Quella laggiù è Bonifacio… vista dalla sue bocche! 😛

10 Santa GiuliaQui invece, uno degli splendidi scorci che si possono trovare lungo la costa sud-est (immagino anche dall’altra parte… ma io quella ovest non l’ho vista). Si tratta di Santa Giulia, località piuttosto chic direi, a giudicare dalle villette e dai macchinoni  😮
Mi è stato detto però che d’estate in questi posti ci si arriva e… ci si rimane, poiché le strade sono letteralmente invase dalle macchine dei turisti 😐
Bé, in fondo lo stesso accade lungo le coste liguri… 😀

11 Baia RondinaraComunque Tom preferisce di gran lunga le spiagge sabbiose, dove può correre libero e felice… ad esempio questa, è la Baia della Rondinara, lo riuscite a vedere Tom che galoppa? 😀
In effetti questa è una cosa che colpisce: la fauna locale è quasi sempre libera, anche i cani non sono praticamente mai al guinzaglio e scorrazzano per cittadine e – ahimé – strade come vogliono. Infatti uno lo abbiamo visto, morto, sul ciglio della strada principale 😦
Bisognerebbe trovare la giusta via di mezzo…

In ogni caso, alla sera, dopo tutte quelle corse, le lunghe passeggiate e le ore in macchina… si tornava in stanza stanchini, vero Tomino??? 😉

Tomino nanna

Compassione, Egoismo e… viaggio! :-D

corsicaEccoci di partenza per una breve vacanza in Corsica  🙂

Saremo di ritorno già venerdì ma non conoscendo le possibilità di connessione del posto dove risiederemo, preferisco farvi un bel saluto prima di partire 😀

Non volendo fare un mero post di servizio, vi lascio con questo breve racconto di Coelho, che, anche se solo metaforicamente, parla anch’esso di un viaggio… però quello della vita 😉 Un viaggio che parla di empatia e compassione o, al contrario, di egoismo e ipocrisia…

 


 

Un sacco di virtù, un sacco di difetti
di Paulo Coelho

In Gilberto de Nucci c’è una eccellente immagine riguardo al nostro comportamento. Secondo lui, gli uomini camminano sulla superficie della Terra in fila indiana, ciascuno trasportando un sacco davanti e un altro dietro. Nel sacco davanti, noi mettiamo le nostre qualità. Nel sacco di dietro, serbiamo tutti i nostri difetti.
Perciò, durante il viaggio della vita, teniamo gli occhi fissi sulle virtù che possediamo, legate al nostro petto. Nello stesso tempo, notiamo impietosamente, sulle spalle del compagno che ci sta davanti, tutti i difetti che egli possiede.
E ci riteniamo migliori di lui – senza capire che chi ci segue sta pensando la stessa cosa di noi.

sacchi

Alcuni degli aforismi che preferisco ( VI ) e… quattro passi per Portovenere e le 5 terre

PortovenereEbbene sì, ieri, approfittando della splendida giornata, abbiamo deciso di fare una toccata e fuga a Portovenere e nelle Cinque Terre, per la precisione a Manarola e Riomaggiore (con pizza finale a Levanto, sulla strada per tornare a Genova). Ovviamente con noi c’era l’immancabile Tom 😀 La maggior parte delle foto riguarda Portovenere, solo le ultime due riguardano la Via dell’Amore e Manarola, certamente è anche merito della splendida cittadina, ma… diciamo che anche noi, non avendo caricato a sufficienza la batteria della fotocamera digitale e avendo quella integrata nel videofonino la memoria piena, ci abbiamo messo del nostro 😦

Portovenere21. Molti uomini, come i bambini,
vogliono una cosa
ma non le sue conseguenze.
Gli errori di una grande mente
insegnano più delle verità
di una mente piccola.
(Ludwig Borne)

Portovenere32. Troviamo conforto
grazie a coloro
che sono d’accordo con noi
e cresciamo grazie
a coloro che non lo sono.
(A. Clark)

3. Vivete, se volete credermiPortovenere4
non aspettate domani.
Cogliete fin da oggi
le rose della vita.
(Pierre de Ronsard)

Portovenere54. Gli sbagli sono
un fatto della vita.
E’ la risposta allo sbaglio
quella che conta.
(Nikki Giovanni)

Portovenere65. Nessuno ha mai promesso
che la vita fosse gentile.
Ti senti ingannato solo
quando ti aspetti qualcosa.
Se non hai aspettative
non avrai alcuna delusione.
(Dalai Lama)

Portovenere76. La coscienza non ti trattiene
dal compiere un peccato,
però ti impedisce di godertelo
(Salvador de Madariaga)

Portovenere87. La più grande prova di coraggio
è sopportare la sconfitta
senza perdere il cuore.
(Robert Green Ingersoll)

Portovenere98. Non esiste il sentiero
verso la felicità.
Il sentiero è la felicità.
(Buddha)

Portovenere109. Tratta le persone come fossero
ciò che dovrebbero essere:
le aiuterai a diventare ciò
che sono capaci di diventare.
(Goethe Johann Wolfgang)

Manarola10. Dubitare di se stessi
è il primo segno
dell’intelligenza.
(Ugo Ojetti)

E ora, come consuetudine, qual è il vostro preferito?

Via dell

L’umorismo nell’arte del vivere – da un post di Donnaflora1968

Spesso ho scritto sull’importanza dell’ironia e, ancor di piu’, dell’autoironia, e anche sull’impatto positivo che hanno sulla qualita’ della nostra vita cose come il sorriso o il pensiero positivo. Tuttavia, se non erro (inizio ad essere qua da troppo tempo :-D), non avevo mai dedicato un post all’umorismo e all’impatto che ha nella vita, per cui, quando me lo sono ritrovato bello e pronto, mi sono detto “be’, questo lo devo postare anche da me!” ;-).

Per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente il blog di Donnafloraricomincio a vivere“, e’ davvero ricco e spazia dalle storie di personaggi storici e opere, alle segnalazioni di canzoni e musiche, per finire con saggi personali e di “terze parti” (ovvero tratti da articoli) 🙂
Diciamo che il suo blog ha, soggettivamente e non oggettivamente, un solo difetto: e’ cosi’ prolifico che, per il mio modo di essere presente sul web, finisco per perdermi certamente qualcosa di buono 😐 Ma d’altronde se pubblicasse con i miei ritmi… finirebbe probabilmente per addormentarsi! 😀

E adesso il post sull’umorismo… 😉


L’umorismo nell’arte del vivere

bimbo

Gli angeli volano alto… perché si prendono alla leggera!

L’umorismo insegna a non identificarsi con un’idea stereotipata di sé, ma a riconoscere la propria identità più complessa, a cogliere le proprie contraddizioni e a sorridere di sé. E’ un’arte quella di imparare a vivere dosando nelle giuste proporzioni serietà e umorismo. La vita è una cosa seria, certo chi lo negherebbe mai, eppure maestri di tutti i tempi e di tutte le tradizioni accennano spesso, con un sorriso che sembra celare molto più di quanto esprime, al fatto che la vita è un gioco.
E anche il gioco è una cosa seria, provate a chiederlo ai bambini! Solo un paradosso può spiegare in profondità la natura di un esperienza così ricca come quella della vita, di cui siamo protagonisti e spettatori, per invitarci a trovare il giusto equilibrio.
E maestri di vita si rivelano questa volta i bambini che vivono pienamente un loro gioco, che siano nel ruolo delle “guardie”, che siano nel ruolo dei “ladri”, che facciano il “medico” o il “paziente”, in cui l’importante non è essere da una parte o dall’altra, l’importante è giocare a fondo la propria parte, recitarla bene, immedesimandovici con passione, senza però mai dimenticare che quello è solo il ruolo che si sta momentaneamente giocando, la propria vera identità e un’altra.
E’ lo stesso invito posto da grandi psicologi e filosofi. Il dottor Roberto Assagioli ha sempre posto una grande enfasi , nell’ambito del percorso di crescita personale, sul metodo della sdrammatizzazione e dell’umorismo.
“Molte persone, ha scritto, sono solite prendere la vita, le situazioni, le persone, con eccessiva serietà; esse tendono a prendere tutto in tragico. Per liberarsi dovrebbero coltivare un atteggiamento, più sciolto, più sereno, più impersonale.
Si tratta di apprendere a vedere dall’alto la commedia umana, senza troppo parteciparvi emotivamente; di considerare la vita del mondo come una rappresentazione teatrale in cui ognuno recita la propria parte. Questa va recitata nel miglior modo, ma senza identificarsi del tutto col personaggio che si impersona”.
La nostra vera identità non va ricercata nell’ “abito” che portiamo e neppure nell’intestazione del biglietto da visita o nell’entità del conto in banca, perché le cose veramente importanti della vita, della nostra vita personale, riguardano ben altro, riguardano affetti, emozioni, talenti più o meno sviluppati, valori e ideali, sogni e speranze. Queste sono le cose reali, le cose veramente importanti nella vita, l’ascolto e il rispetto delle quali determinano anche il grado di salute fisica e psichica, e questo è quello che forse già sappiamo ma che molto spesso dimentichiamo, soffrendo in modo esagerato per cose che sono poi facilmente ridimensionabili di fronte alle grandi questioni dell’esistenza. Ed è qui che l’umorismo si rivela a sua volta grande maestro perché aiuta a ridare giuste proporzioni ai diversi aspetti della realtà.
Il filosofo Hermann Keyserling aveva affermato, a questo proposito: “Osservando e vivendo la vita in modo ampio ed elevato si vede che essa ha dei lati seri, duri, dolorosi, ma anche degli aspetti lieti, lievi, luminosi e anche degli aspetti comici, buffi. Questi costituiscono il giusto contrappeso ed equilibramento di quelli. L’arte di vivere consiste nell’alternare opportunamente i diversi elementi e atteggiamenti; e il farlo è in nostro potere più di quanto si creda”. Troppa serietà denota anche troppa rigidità, incapacità di percepire il mondo nei suoi molteplici aspetti, nei diversi punti di vista, tra i quali ce ne sarà sempre uno che permetterà di sorridere. Per saper sorridere di se stessi occorre una grande apertura mentale e fiducia in se stessi, per non perdere la propria identità anche se per un momento si perde la propria dignità; per trovare la sfumatura umoristica anche nella tragedia occorre una grande fiducia nella vita che non è mai veramente “contro di noi” anche quando gli eventi sembrano dimostrare il contrario.
C’è sempre una possibilità di vedere le cose anche in un altro modo, e a volte è anche l’assurdità di questo tentativo che fa sorridere, che fa ridere. E la realtà diventa allora più sopportabile, anche solo per il benefico effetto della risata.
Saper ridere può essere segno di grande maturità, ma bisogna fare una distinzione.
Vi è una differenza radicale tra comicità, nel senso di derisione, e umorismo.
La prima è antagonistica, aggressiva, spesso crudele; invece il secondo è pervaso di indulgenza, di bontà, di comprensione. Consiste nel veder dall’alto, nella loro vera luce e nelle loro giuste proporzioni le debolezze umane.
E il vero umorista sorride soprattutto di se stesso.

(da ” Essere” M. Danon)

gatto e scimmia