Il potere della scelta

bivioMettere impegno nella decisione
di Paolo Coelho

Carlos Castañeda dice: “Il grande potere dell’essere umano sta nella sua capacità di prendere decisioni.” Ogni decisione che prendiamo ci permette di modificare il futuro e il passato.
Scegliere, però, significa impegnarsi. Quando si compie una scelta, ci si deve ricordare che il cammino da percorrere sarà molto diverso da quello immaginato. Scegliere significa dire: “Bene, io so dove voglio arrivare.” Da quel momento in poi, bisogna prestare attenzione al mondo, perché una decisione scatena una serie di eventi inaspettati.
Impegnati con la tua decisione, sia essa nel campo affettivo, professionale o spirituale. Tutto ciò di cui la tua decisione ha bisogno è la tua volontà di andare avanti. Del resto, essa stessa ti prenderà per mano e ti mostrerà il cammino migliore.



Commento di Wolfghost: Abbiamo parlato dell’importanza di scegliere un buon obiettivo, esso deve essere raggiungibile, non deve creare danni a se’ stessi o ad altri (persone care soprattutto), deve essere “importante”, stimolante. Abbiamo detto che poi occorre determinazione per raggiungerlo, o almeno per provare seriamente a farlo. Ma… manca ancora l’anello di congiunzione, quello che, se la scelta dell’obiettivo e’ la meta e la determinazione e’ la benzina, potrebbe definirsi come la chiave del motorino d’avviamento. Perche’ quello e’ spesso il momento in cui ci perdiamo. La differenza tra i classici “buoni propositi” e il successo (o almeno l’avventura per raggiungerlo), sta proprio qua: partire per davvero.

Bisogna prendere l’abitudine a perseguire l’obiettivo scelto, a tenere fede alla decisione presa.
Possiamo pensarci quanto vogliamo, sceglierlo con cura, ma quando alla fine prendiamo la nostra decisione, abbiamo preso un impegno con noi stessi e la vita. E’ di fondamentale importanza non sgarrare, altrimenti cadremo in un circolo vizioso senza fine fatto di “buoni propositi”… e sappiamo tutti come essi vanno a finire, non e’ vero?

riunioneChe la nostra vita sia un buon governo, con le camere che si ritirano per compiere la loro scelta, con una legge nella quale quella decisione viene trasformata, con un controllo perfino severo perche’ quella legge venga seguita.
Poi un giorno, se proprio si rivelera’ un errore, il nostro parlamento potra’ tornare a riunirsi e decidere di porvi fine, ma fino ad allora ogni reticenza per pigrizia o timore, non dovra’ piu’ esistere.

Vi sembra troppo rigido? Messa cosi’ forse, ma seppure senza bisogno di uno “schema figurato” di questo tipo, e’ cosi’ che si muove chi “vince”: esso sa che nel momento in cui prende una decisione, deve muoversi affinche’ quella decisione venga davvero perseguita. Anzi, non ha nemmeno bisogno di pensarci: lo fa e basta. Ma chi non e’ abituato, ha spesso bisogno di “regole figurate” per riuscire a partire.

Poche cose hanno piu’ potere sulla nostra mente, sulle nostre convinzioni, sulla fiducia che nutriamo sui nostri mezzi, sulla nostra autostima, che il notare che diamo seguito alle nostre decisioni. E’ un processo che si autorafforza, dandoci ancora piu’ spinta a prendere altre decisioni che saranno frenate da inerzie e timori sempre meno forti, sempre piu’ facili da superare.

Il successo, di qualunque campo si stia parlando, e’ fatto di abitudine a seguire le decisioni prese.

… perche’ non creare un vero e proprio “quaderno delle decisioni”? Un quaderno dove cio’ che viene scritto verra’ inderogabilmente seguito, inderogabilmente! Ma, dobbiamo essere coscienti che se decideremo di usarlo, sara’ un’autentica sfida a noi stessi: dovremo pensarci bene prima di scrivere su di esso una intenzione, perche’ poi… indietro non si deve tornare 😉

Chi vuol provare? 🙂  Un consiglio: iniziate con qualcosa di semplice, di facilmente raggiungibile, e poi, via via, crescete in “importanza della decisione”. Questo perche’ “il successo genera il successo”: e’ un modo per accrescere la fiducia nella vostra capacita’ di tenere fede alle decisioni prese, preparandovi alle sfide piu’ importanti 😉
Rendetevi forti nella vostra autostima, prima di affrontare le onde piu’ alte.

block notes

 

Ognuno è artefice del proprio destino

crolloNessuno sfugge all’imprevedibilità degli eventi e della vita. Ci sono persone che nascono e vivono in ambienti degradati, in situazioni quasi insostenibili. Gente che deve affrontare ogni tipo di difficoltà, da quelle finanziarie a quelle di salute. Rovesci di ogni genere, non predicibili, non evitabili, intralciano la nostra vita e il nostro cammino. Tutto questo potrebbe portarci a sentirci vittime predestinate di un ineluttabile destino a noi avverso.

Cosa significa allora essere artefici del proprio destino? Immagino che a volte sentirselo dire, in momenti di estrema difficoltà che ci si trova a vivere indipendentemente dalle proprie scelte e dal proprio valore, possa in qualche modo urtare, quasi a sentirsi presi in giro.

Ma “Essere artefici del proprio destino”, è la differenza che passa tra chi perde e non si rialza, e chi invece considera quella sconfitta come la perdita di una battaglia, ma non della guerra.

 

“Non sono mai stato povero – solo in ristrettezze economiche.

Essere poveri e’ uno stato mentale.

Essere in ristrettezze e’ solo una situazione temporanea.”

Mike Todd – Produttore di Broadway

mattoniReinquardare la propria situazione in un’ottica positiva, di sfida se vogliamo, ma mai di sconfitta definitiva, è la base su cui costruire il proprio futuro. La sfida passa attraverso il potere della scelta, l’azione, la determinazione. Come scrisse qualcuno sul mio stesso blog, ormai diversi mesi fa, “l’immobilismo diventa colpevolezza”.

Scegliamo la strada da seguire, iniziamo con il primo passo, insistiamo, e se proprio le cose non vanno, cambiamo strada, ma rifiutiamoci di stare fermi in una situazione di stagnazione che non può portare a nulla di buono.

Ogni scelta importante richiede coraggio, forza, volontà di rompere una routine che, per quanto difficile, troviamo rassicurante. Spesso richiede un sacrificio che pochi sono davvero pronti ad affrontare.

Giriamo al positivo un famoso detto popolare: non sappiamo cosa ci sarà domani, ma sappiamo ciò che possiamo lasciare oggi.

Castello di Chambord, Francia

Smettere di soffrire per un amore perso o irraggiungibile

Voglio riproporre un tema del quale parlai parecchio tempo addietro da un’altra parte.

cuore al piedeL’argomento è: si puo’ smettere di amare e dunque di soffrire per una persona irraggiungibile o ormai persa?

Un interruttore non esiste, pero’ senz’altro ci sono molti accorgimenti che possono aiutare.

La comprensione dei motivi per cui non puo’ e non potrà mai funzionare, puo’ togliere dalla testa l’illusione, la speranza, che prima o poi quella persona cambierà idea. Dopo la testa, continuando a tenerlo presente a sé stessi – soprattutto ogniqualvolta il pensiero di questa persona ritorna – ovvero esercitando l’arte della ripetizione, si puo’ convincere anche la parte più difficile, il cuore (in realtà l’inconscio), a mollare la presa ed a “lasciare andare”.
Esistono perfino metodi di autoipnosi o mantra che non fungono da bacchetta magica ma, proprio sfruttando la ripetizione (l’inconscio in fondo è stupido: crede a qualunque cosa gli venga ripetuto abbastanza a lungo) possono aiutare, soprattutto se fatti con convinzione (ecco anche qua l’importanza di comprendere fino in fondo che evidentemente è andata come doveva, o come poteva, andare).
In parte non sono nemmeno meccanismi sconosciuti: a chi non è capitato, giunto al limite di sopportazione, di ripetere “ossessivamente” nella propria testa “basta! Basta! Basta!” o un’altra frase o parola analoga?
Si puo’ anche ricordare constantemente a sé stessi che più il cuore e la mente sono liberi, più facilmente puo’ compiersi il “miracolo” dell’arrivo di qualcun altro che riempia quello spazio vuoto. Spazio che, se non è vuoto, non puo’ essere riempito.

litigioNaturalmente non si puo’ premere un interruttore e cancellare quella mancanza, ci vuole tempo. Ma ad un certo punto si arriva ad una svolta, una svolta nella quale ci si rende conto che il distacco è avvenuto o sta avvenendo. A quel punto, diventa scelta: dirsi “è giusto così” e distogliere il pensiero non accettando di tornare indietro nostalgicamente a “prima”; oppure, farsi prendere da quell’ingiustificato senso di colpa che dice “no! Non puoi cancellarla! E’ una persona che hai amato! Non è giusto!” o dal risveglio del ricordo di quel viso, quei gesti, quell’amore, operato dalla solitudine: bisogna sempre ricordarsi che, per quanto si possa essere soli e per quanta solitudine ci possa essere nel futuro, le persone sbagliate o che ormai fanno inesorabilmente parte di un passato che non esiste più, non ne potrebbero mai esserne la soluzione.

Sembra strano, ma se per un primo periodo la sofferenza è inevitabile, ad un certo punto diviene una precisa scelta.

abbraccio

Sul Destino

Your DestinyIn fatto di Riti e Miti del Destino credo di essere uno dei massimi critici del nostro tempo  😀 (scherzo).

Un tempo ci credevo, ho molti libri sull’argomento. In un certo senso l’ho studiato il Destino. Ho “studiato” la Provvidenza Cristiana, il Karma induista e buddhista, le credenze sciamaniche perfino. Ho praticato l’ipnosi regressiva alle vite precedenti e la meditazione sul futuro.

Vi faccio una semplice domanda: perché un vaso che vi cade in testa deve essere frutto del destino e non del caso? E’ semplice: perché vogliamo trovare un significato profondo a tale sventura, un significato… consolatorio. Sarebbe brutto morire “per caso”, non è vero? Ma che quel vaso fosse… destinato a cadere, che fosse scritto già da prima… come si fa’ a sostenerlo? Non si puo’ avere prove, è impossibile. Non vale nemmeno guardarsi indietro e dire “se non fosse capitato A e poi B e poi C e poi… adesso questa bella (o brutta) cosa non sarebbe successa!”: così non si stà dimostrando che “era destino”, si stà solo rileggendo la storia.

Credere nel destino è solo un fatto di fede. Ce l’hai o non ce l’hai. Ci credi o non ci credi. Ma nessuno puo’ dimostrare che esso esista.

Il destino è come un libro già scritto: arrivi alla pagina 52, prima c’è stampato il passato; poi il futuro.

Il caso e le nostre capacità – la nostra vita! – sono invece come un diario che viene scritto giorno dopo giorno. Arrivi alla pagina 52 e puoi leggere le pagine che sono state scritte in precedenza, ma… se per assurdo potessi aprire la pagina 60, essa sarebbe bianca, perché deve ancora essere scritta.

DadiOra… voi preferite essere in balia degli eventi e del fato? Accomodatevi. E’ una vostra scelta.

Io preferisco, per quanto possibile, scrivere le pagine del mio diario. E se conterranno errori… pazienza, saranno i miei errori, e non ne daro’ la colpa al Signor Destino 🙂

Ho visto troppo spesso evitare di impegnarsi o di assumersi le responsabilità delle proprie scelte ed azioni tirando in ballo il “Signor Destino”; qualcosa non funziona? Si dovrebbe fare qualcosa ma si continua a rimandare? Si è operata una scelta che ha reso qualcuno infelice? “Così ha voluto il Destino”… no, signori, così è troppo facile.

Credere nel Destino è una scelta; io trovo molto più costruttivo credere in sé stessi e al potere delle proprie scelte, seppure mediate – talvolta “purtroppo” – dal caso che fa’ ciò che vuole Ma “caso” è solo una parola che si usa per indicare un avvenimento o una serie di avvenimenti imprevisti, ma che di fatto “non esiste” come entità reale, a differenza del Destino che, per chi ci crede, esiste eccome.

Ma che il caso intervenga o meno a mettere il bastone tra le ruote, almeno si avrà fatto cosa è in nostro potere al fine di ottenere ciò che si desidera. Che si riesca ad ottenerlo oppure no.

Challenge

Vite Scartate – La magia del caso e il potere della scelta

Visto che è la vigilia di Natale, voglio pubblicare una storia di “ordinario vivere” a lieto fine :-); niente di straordinario, è qualcosa in cui tanti si potranno riconoscere e, spero, che a tante altre persone capiterà in futuro… Chissà, magari anche a me! 😉

Purtroppo la fonte si è persa negli anni, era un articolo apparso su una rivista che ricopiai sul mio PC, non scrissi il nome dell’autrice…

Il mio augurio di Buon Natale e Felice 2008, più che essere legato a queste due date, vuole essere di carattere generale, ed è questo: Che chi non ha serenità possa trovarla presto e… che chi ce l’ha già, possa passare allo stadio successivo: la felicità.
Ricordatevi sempre le tre componenti fondamentali: sapere cosa si vuole, avere determinazione per ottenerlo, avere la flessibilità per capire quando è necessario aggiustare la rotta o – addirittura – porto di arrivo, nel caso ci si renda conto che quello previsto inizialmente sia realmente irraggiungibile.

Vite scartate

Ce le lasciamo alle spalle strada facendo, per scelta o per caso.

 

mani coppiaMio padre conobbe mia madre durante una partita di poker. Dice che non aveva mai visto nessuno bluffare cosi bene. Lei sedeva a un tavolo sotto un olmo con cinque uornini e nascondeva la sua padronanza della difficile arte della dissimulazione dietro un sorriso dolce e sereno. Ripulì le tasche a tutti. Papa non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Era la festa annuale della ditta di mamma, e lui l’accompagno a casa a piedi. La settimana dopo le inviò una cartolina da Chicago: «Ti ricordi di me? Spero di si, perche uno di questi giorni ti telefono. David.»
Fu solo per un colpo di fortuna, papà ce lo ripeteva spesso, se quel giorno lui si trovò alla festa. Rappresentante di una grande industria di componenti elettroniche, quel sabato mattina era in città per visitare clienti, e passò dalla filiale dell’azienda per fare alcune telefonate. Mentre era lì chiamò il responsabile di una stazione radio locale con cui papà aveva fatto qualche affare e lo invitò alla festa.
Mamma scriveva per conto di quella stazione radio. Se mio padre non si fosse fermato in ufficio quella mattina, ci disse, o se fosse arrivato due minuti piu tardi…
Mia madre rivide papà, ma usciva anche con altri ragazzi, tra cui un rappresentante di auto che ormai è entrato nel lessico e nella leggenda familiare. Aveva conosciuto da poco papà, quando il rappresentante di auto le regalo per il compleanno un orologio, un regalo che a quel tempo suggeriva una svolta della relazione verso il fidanzamento ufficiale. Ma lei gli restitui l’orologio, e una notte di alcuni mesi dopo svegliò la nonna e le disse che avrebbe sposato David.
Io invece avevo otto anni quando conobbi il mio future marito. Era al liceo, un amico di mio fratello. Me lo ricordo solo di sfuggita, perche ero molto piu attratta da un altro amico di mio fratello.
Quindici anni dopo, l’uomo che avrei sposato torno in città per Natale e si fermo dai miei genitori per uscire con mio fratello. Quando mi rivide, mormorò: «Chi e quella?» Mio fratello lo guardò stranamente e rispose: «E solo Lisa.»
Lui si ripresentò e finse di non riuscire a confezionare i pacchetti dei regali. Io finsi di credergli e gli diedi una mano. Venne spesso a casa nostra nei giorni seguenti. «Non so chi gli interessa» diceva mia madre «se tu o tua sorella.» io invece lo sapevo. Ma quel fine settimana presi un aereo per trascorrere il Capodanno con un altro uomo, in un’altra città. Anche se ero stata scelta, non ero ancora pronta ad ammetterlo.
Se fosse stato un altro momento, un luogo meno lontano e se non mi fossi già, per quanto inconsapevolmente, sentita fidanzata, forse avrei finito con lo sposare quell’altro uomo. E se non lui, forse un altro ancora.
A volte ci penso: come il tempo ci trascina con sé e ci fa arrivare in un punto dove abbiamo due sole scelte. Per caso e per scelta, ci lasciamo alle spalle altre vite che avremmo potuto vivere, piene di diverse passioni e gioie, diversi problemi e delusioni.
Mio padre avrebbe potuto non essere invitato alla festa. Oppure mamma avrebbe potuto scegliere il rappresentante d’auto e avere altri figli e un futuro completamente diverso.

Altre volte, soprattutto quando rincaso tardi e tutto tace e mio marito e mia figlia dormono raggomitolati con il libro di favole aperto sul letto, mi capita di pensare alle esistenze che non avremmo vissuto se per caso o per scelta ci fossimo trovati altrove. E mi scuote un brivido, come quando da bambina papa mi raccontava dell’incontro con mamma avvenuto per un pelo, al pensiero che avrei potuto anch’io perdermi questa vita, quest’uomo, questa figlia, questo amore.

 

mani famiglia

Scegliere di vivere, e di essere “grande”

Oggi sono finalmente riuscito a parlare con l’autore del presente articolo, Rodolfo di Maggio, ottenendo di buon grado di poterlo pubblicare sul mio blog. Sua è (credo) anche l’opera di traduzione del pezzo di Gerald Harrisbar “Cinque minuti per Napoleone”, che pubblicai qualche mese fa’. Conosco virtualmente Rodolfo da alcuni anni, grazie ad una pubblicazione on-line che teneva egregiamente e che, con mio grande disappunto, venne poi interrotta. Verrà a trovarmi sul mio blog e spero lasci anche traccia del suo passaggio… Vero Rodolfo? 😉

 


JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”.

JackLalanne

Questo e’ quello che ha fatto Jack LaLanne, nome che non dice molto agli italiani ma che appartiene a un volto visto tante e tante volte nei film.

Un volto che e’ quello del maestro e ispiratore di Arnold Schawerzenegger.

Un nome che e’ quello di un ragazzo magro, malato, che era lo zimbello dei suoi compagni di classe, dal peso di 43 chili, occhiali, apparecchio dentale e stampelle. Con un’immagine e una stima di se’ cosi’ basse che lo costrinsero ad abbandonare gli studi.

Un ragazzo che tento’ di uccidere il proprio fratello.

Un ragazzo per il quale l’orizzonte mostrava solo nubi molto scure.

Un ragazzo che un giorno partecipo’ ad una conferenza e fu cosi’ ispirato dalle parole che udi’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare la sua disperata condizione.

Jack LaLanne consumava una quantita’ incredibile di zucchero, si nutriva male ed era afflitto da manie di persecuzione e idee di suicidio.

Un giorno la madre lo condusse a forza ad una conferenza di un nutrizionista, la sala era piena, e, con grande sollievo di Jack, che mal sopportava le altre persone, fecero per andare via.

L’oratore li vide e disse che non era mai successo che a qualcuno fosse impedito, dalla mancanza di posti a sedere, di assistere ad un suo discorso.
Chiese due sedie e li fece accomodare proprio di fronte al palco.

Jack avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna, non solo era costretto ad assistere alla conferenza, ma quel che e’ peggio e’ che era di fronte a tutti quanti gli altri.

Le due ore che seguirono cambiarono la vita di Jack. Fu cosi’ ispirato da quello che ascolto’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare le sue orribili condizioni fisiche.
Scelse di fare in modo che il suo futuro fosse migliore del suo breve passato.

E inizio’ ad esercitarsi. Due ore al giorno. Ogni mattina si alzava alle 5 e per due ore si esercitava. E continuo’ a farlo per tutta la vita.
Sta continuando anche ora, a ottant’anni suonati. [Nota di Wolfghost: Jack LaLanne ha 91 anni adesso, ed è ancora in movimento! ]

Jack e’ comparso in praticamente tutti i talk show d’america, Jack ha nuotato, ammanettato, dall’isola di Alcatraz fino alla baia di San Francisco, un’impresa definita impossibile e mai riuscita finora a nessun’altro.

Nel 1936 apri’ le prime palestre in America, dove e’ noto col soprannome di “Mr. Exercise”. Oggi Jack LaLanne puo’ battere uomini di 50 anni piu’ giovani di lui.

Jack e’ miliardario, in dollari, Jack e’ una leggenda.

Non vi e’ un sito che parli di lui, ve ne sono oltre quattromilacinquecento.

Digitate Jack LaLanne su un qualsiasi motore di ricerca e godetevi lo spettacolo di una fiaba dei tempi moderni, ma vera.

Non chiamate Jack LaLanne un culturista. Non e’ solo quello. Ha impiegato tutta la sua passione ed intelligenza verso un unico obbiettivo.

Ma lo ha fatto in maniera egregia.

In tutte le sue interviste (e ne troverete parecchie) da lui rilasciate, conferma una sola nota costante: ESERCIZIO fisico, due ore al giorno e poi basta, ma sempre, senza mai saltare una giornata, per oltre 70 anni.

Non e’ stato facile, e confessa che non e’ tutt’ora facile alzarsi alle cinque del mattino per farsi un’ora di pesistica e poi un’ora di nuoto (tanto per rilassarsi!) ma lo fa. In modo costante e continuo.

Non ci importa tanto il QI di Jack, ma quello che lui ha dimostrato, esempio vivente della determinazione tesa al raggiungimento dei risultati.

Per nessuno di noi e’ facile dare una sterzata e cambiare.

Ma il nostro destino e’ nelle nostre mani, solo e soltanto in quelle.

Possiamo iniziare la metamorfosi o continuare a sonnecchiare nelle nostre vere o presunte certezze e sicurezze.

Ma nel momento in cui decideremo di agire… In quel momento preciso… Nessuno potra’ fermarci.

Fate la scelta giusta e… sarete al vertice !

Rodolfo di Maggio



“Come rispondi alle sfide dopo che hai preso la decisione di cambiare la tua vita, determinera’ se raggiungerai i tuoi obbiettivi o se fallirai.” – Richard Curti