Il Coraggio (di William Penn Patrick)

Continua la pubblicazione di alcuni post del passato che trovo ancora d’interesse 🙂 Questo, che ho pubblicato la prima volta il 10 ottobre del 2007 (qui trovate il post originale con i commenti dell’epoca: Il Coraggio (di William Penn Patrick)), è una vera e propria lode al coraggio. Il punto che oggi mi fa più riflettere è questo: “Gli uomini forti creano le circostanze che tornano utili ai loro bisogni e desideri”. In realtà credo che gli uomini forti TENTANO di creare le circostanze a loro utili, non sempre ci riescono. Tuttavia almeno ci provano, casa che molti di noi non fanno o non fanno più. Su tutto il resto concordo: il coraggio – che, è bene ribadirlo, non è esistente di per sé ma solo come risposta alla paura – è davvero una delle qualità che può cambiare il corso della vita di una persona. E concordo anche sul fatto che possa essere “allenato”, non è cioé una dote intrinseca: può essere acquisita e rafforzata. Anche su questo dovremmo riflettere attentamente…
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tigre
Perchè la vita della maggior parte degli uomini viene controllata da circostanze insignificanti e banali?
Mi sento rattristato quando osservo persone perdere le buone e grandi cose che sono a loro portata di mano e che potrebbero loro appartenere con “un solo piccolo atto di coraggio”!
L’uomo mediocre, ossia l’ “Uomo Medio”, è colui al quale mi riferisco.
E’ quello che ha così poca stima di se stesso da non potersi fidare delle proprie idee e dei propri giudizi, ma in sostanza deve contare su fonti d’appoggio esterne per le proprie decisioni.
Questo è l’uomo che viene guidato dalla massa.
Questo è l’uomo che accetta come verità tutto ciò che legge.
Questo è l’uomo che infine diventa uno tra la folla.
Questo è l’uomo che ottiene un certo successo solo quando viene trasportato sulla cresta dell’onda, generata da quei pochi individui che hanno spirito d’iniziativa eccezionale.
Questo è l’uomo che mantiene un atteggiamento positivo fintanto che si trova alla presenza d’individui positivi, ma se viene lasciato a se stesso si “sgonfia”.
Questo è l’uomo che vende la sua primogenitura (il diritto alle proprie idee) per paura di ciò che egli ritiene il suo vicinato potrà pensare.
Questo è l’uomo che si sente potente se è spalleggiato dall’azione della massa, ma che ha paura della propria ombra.
Questo è l’uomo gregario, che paventa la propria iniziativa. Leonessa, regina della giungla
Questo è l’uomo che nasconde le proprie azioni sotto ad un manto di nobiltà, dato che la sua disonestà gli impedisce di affrontare la verità e la realtà.
Questo è l’uomo che si sentirà tradito se la fortuna non si curerà di lui.
Questo è l’uomo che viene guidato dalle circostanze.
Gli uomini forti creano le circostanze che tornano utili ai loro bisogni e desideri.
Se tu sei un uomo che si lascia cogliere dalle circostanze, la miglior cura per questo male è il coraggio.
Il coraggio è la più bella fra tutte le espressioni umane.
Il coraggio, come lo immagino io, è un ‘atto di sfida alla paura’.
Noi abbiamo bisogno di coraggio solamente se abbiamo paura, il chè significa che dobbiamo essere coraggiosi quasi sempre, poichè abbiamo costantemente paura di qualche cosa.
Io ho scoperto che la paura recede quando si trova di fronte anche ad un benchè minimo atto di coraggio; non solo, ma – come avviene per un muscolo – il coraggio si rafforzerà se continueremo ad esercitarlo.
Il consiglio che do a me stesso è: “pratica le cose che temi e continua di questo passo fino a che non ti faranno più paura, solo allora sarai diventato padrone del tuo destino”.
Io ho esaminato le azioni sia di uomini grandi che piccoli, eppoi ho studiato questi stessi uomini.
Da questa indagine sono emerse parecchie differenze.
Tutte queste differenze che contano hanno alla loro base un unico fattore: il coraggio.
Il coraggio è quell’unico elemento che separa il debole dal forte, l’uomo di successo dall’uomo fallito, il grande dal mediocre.
Tutte le cose che desideri nella vita hanno un’unica impugnatura per afferrarle, che è forgiata per la mano dell’uomo di coraggio.
Avere paura significa essere vivi.
Combattere la paura significa essere uomini.
Un giorno qualcuno disse: “Preferirei morire in piedi che vivere in ginocchio”.
William Penn Patrick
Un timido leone
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37 pensieri su “Il Coraggio (di William Penn Patrick)

  1. sono sempre i pochi ad indicare alle masse cosa fare…se giusto o sbagliato lo giudica sempre dopo. L’importante è agire da vivi e non morire da amebe.
    Interessantissima analisi Wolf, grazie per averla riproposta!

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      • hehe indubbiamente passerà la vita a lamentarsi, oppure al termine della vita si renderà conto che non ha vissuto la vita che voleva….personalmente ci sto lavorando. Ma non è facile come dirlo 😉

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      • Le persone difficilmente ti diranno che sono completamente soddisfatte della loro vita, in realtà prima di tutto dovrebbero capire se la loro insoddisfazione ha ragione di essere o meno 😉

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  2. Diciamo che per paura nel passato ho lasciato passare treni a vuoto,se non poi vivere il rimpianto che un po’ di coraggio avrebbe reso ancora più grande la mia vita, mi avrebbe portato più vicino ai miei sogni e più lontano da un qualcosa che non so accettare.
    Diciamo che poi un giorno ho visto tutti i miei limiti e ho iniziato ad andargli incontro a piccoli passi.
    Diciamo che arrivata ad oggi ho imparato ad osare ed ecco uno dei misteri della vita che si svela,quando osi scopri che il 90 per cento del tuo limite in realtà era solo nella tua testa e magicamente le cose si trasformano e accadono ancor meglio delle previsioni.
    Ovviamente anche nel coraggio esiste un inganno,il quando e il come, se è impulso o se è per dimostrare qualcosa a qualcuno restare fermi e attendere è meglio,se è intuito e istinto allora vai senza molti ma e se.
    Un saluto

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  3. Ciao, caro amico, grazie per essere passata da me.
    Certo spesso ci lasciamo controllare da circostanze banali e perdiamo di vista ciò che conta veramente, ma è difficile. Ci facciamo prendere dai piccoli problemi di tutti i giorni e diamo poca importanza a cose più grandi. Avere paura significa essere vivi,osare, provare nuove strade è giusto, ma spesso preferiamo la sicurezza di quel che abbiamo, piuttosto che l’incertezza. Sono anch’io così e non so se è un bene o un male.Un caro saluto

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    • Bé, dipende 🙂 Da cosa? Dal fatto se “quel che abbiamo” ci sta davvero bene, o se ce lo facciamo star bene per non affrontare la sfida, per pigrizia o, appunto, per paura. Anche l’età conta: per un ragazzo l’accontentarsi di ciò che ha o è, significa rinunciare a crescere; per una persona anziana significa aver raggiunto la maturità di capire che la vita va vissuta per ciò che da e per ciò che si è. Nel tempo perfino le esigenze e i timori cambiano 🙂
      Un caro saluto anche per te 😉

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  4. Io non so se ho coraggio perché mi sento sempre insicura e “nella foresta non mi sento leone ma antilope”. Credo che il coraggio vada coltivato ogni giorno. Ogni mattina che apro gli occhi so che dovrò affrontare la vita, e già questo è un atto di coraggio.

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    • Bé, il coraggio per me comporta una scelta; la mattina non possiamo scegliere se affrontare la vita o no, non possiamo restarcene a letto fino a sera, possiamo solo scegliere come affrontarla.
      Il fatto di sentirti insicura non vuol dire che tu non sia coraggiosa: il coraggio, come ho scritto all’inizio del post, “non è esistente di per sé ma solo come risposta alla paura”. Se non ci fosse timore, paura o insicurezza, non servirebbe il coraggio 🙂 Il coraggio è la determinazione di affrontare la sfida nonostante la difficoltà. Quindi credo che tu coraggiosa lo sia eccome 😉

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  5. E di nuovo mi capita di leggere un tuo post e le parole posso usarle per capire, comprendere, andare avanti, è un momento in cui devo avere coraggio, quello che non ho avuto in passato e che mi ha costretto a vivere una vita non mia…non diventerà mia con questa scelta ma almeno avrò vissuto in qualche modo, ci avrò provato…

    un abbraccio
    lella

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    • Meglio tardi che mai, cara Lella! 🙂 Spero che tu possa riappropriarti della tua vita, poi qualche compromesso è quasi sempre nececcario, ma qualche compromessio ci può stare, la rinuncia totale no.
      Un caro saluto 🙂

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  6. A me tocca SEMPRE di avere coraggio mo sta cosa comincia a pesarmi un po’..non è che si trova qualcuno che opera coraggiosamente conto terzi? Se possiedi l’indirizzo,prego fornirmelo prontamente!
    lui invece il coraggio ce l’ha,perlomeno nei suoi sogni….:http://www.youtube.com/watch?v=Uhnkvnlaoyc

    questo lo dedico a Julius Tom,Sissi Ocenaomare e ovviamente e te e Ladywolf:http://www.youtube.com/watch?v=0SWbSNHD8PY
    auguri……………………..

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  7. caro Wolf, io ho avuto la mia bella prova di coraggio quando mi sono lanciata nel vuoto col parapendio con addosso una fifa tremenda, solo per accorgermi che superato quel momento il solo modo di avere il vero coraggio, mi sono detta, era quello di combattere nella vita momento per momento…( te l’ho detto anche in rima, ha ha ) il coraggio non è sempre vittoria ma lottare per essa in qualsiasi campo, in qualsiasi cosa si creda…non è affatto facile, però:-)

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  8. piesse
    quello di tentare di dire alle masse che cosa devono fare è un altro paio di maniche, non si tratta di dire, si tratta di nascita, d’ambiente, di cultura e questo non dipende sempre dall’uomo ma dalle circostanze

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    • Non sono del tutto d’accordo. La cultura può essere mediata dall’ambiente, ma è sempre guidata dall’uomo e dalla società (che è la stessa cosa). Dimostrazione ne è ad esempio la schiavitù di cui parlavo nel post: regioni del mondo dove essa era ritenuta normale hanno finito, grazie all’influenza proveniente da altre regioni, a ritenerla sbagliata. Non bisogna fare l’errore di essere “vittime” ma pensare di poter sempre fare qualcosa.

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  9. Come sempre i tuoi post ci mettono di fronte alla fragilità delle nostre forze e dei nostri intendimenti. Ho “paura” che non sia possibile liberarsi dalla “paura”, forse dovremo fare comunque le cose che riteniamo giuste e improrogabili nonostante la “paura”. Non è questa forse l’unica forma di coraggio? Ciao 🙂

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    • Assolutamente, il coraggio è proprio questo 🙂 Poi forse è anche possibile liberarsi della paura, per cui il coraggio non è nemmeno più necessario, ma è faccenda di difficile raggiungibilità per noi poveri “uomini della strada” 🙂

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  10. Non sono sicura che il coraggio funzioni tipo un muscolo ovvero che basta “allenarlo” per rinforzarlo, credo che con certe qualità ci si nasca. Già i bimbi mostrano chi più chi meno di possederlo. Se una persona per sua natura ha perennemente paura di tutto si potrà aiutare in ogni modo ma sarà difficile che cambi.
    Un bacione 😉

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    • Coraggio non è eliminazione della paura, e riuscire a fare ciò che va fatto nonostante essa sia presente. E questo si può imparare a farlo.
      In teoria poi, come sai, anche la paura può essere eliminata o perlomeno ridotta, non è forse l’obiettivo del buddhismo ad esempio? 🙂 Che poi ci si riesca davvero è altra faccenda… 😀
      Bacio 🙂

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  11. Che i cosiddetti uomini forti cerchino di forgiare la storia, creando le circostanze favorevoli, è chiaro, che ci riescano è molto meno evidente. Non ci riuscì “lo duca Valentino”, ci riuscì solo in parte e per breve tempo Napoleone, ci provò anche Mussolini, con i disastrosi risultati finali che conosciamo, e ci ha tentato più di recente un altro nostro aspirante statista, con risultati abbastanza insoddisfacenti. Abbandonando il campo della politica, in cui evidentemente troppe resistenze rendono di fatto inconcludente il coraggio, e limitandoci al campo della vita comune e privata, dobbiamo riscontrare che spesso il coraggio, se non supportato dalla fortuna, può comportare rischi inimmaginabili. Sono dell’opinione che una certa dose di coraggio sia indispensabile per intraprendere qualsiasi azione o attività, purché accompagnata da una profonda conoscenza del campo di azione e dalla necessaria prudenza. Altrimenti il coraggioso diventa temerario e l’azione diventa avventura.

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    • Bé, per me c’è differenza tra coraggio e incoscienza, anche se a volte è vero che coincidono. Il coraggio è affrontare le prove nonostante se ne abbia paura, ciò è indispensabile in certe fasi della vita, come, ad esempio, quando bisogna sottorporsi a visite mediche o interventi. L’incoscienza è quando ci si butta in qualcosa senza valutarne le difficoltà e i pericoli. E comunque l’eventuale sconfitta finale non pregiudica la correttezza del tentativo e il coraggio profuso in esso. Il coraggio del malato che, nonostante l’impegno, non ce la fa’, non è certo da meno di chi ne esce vincitore. Così, anche in politica e in guerra, è vero che la storia da sempre ragione ai vincitori, ma è tutto da vedere quali sono i veri meriti e demeriti di vincitori e sconfitti. Ovviamente non parlo degli especifici esempi che hai portato, parlo in generale.

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  12. Il vivere con coraggio mette in discussione ogni scelta che facciamo e che non è seguire la corrente o conformarsi al pensare collettivo, ma ogni volta, appunto, fare una scelta in base alla propria coscienza e questo spesso è difficile e richiede il coraggio di essere fedeli a se stessi. Quello di Napoleone non lo chiamerei atto di coraggio, penso sempre che ogni nostro atto debba avere un fine buono per noi e gli altri per cui chi manda al macello migliaia di persone per manie di grandezza non mi sembra coraggioso ma incosciente o anche peggio anche se poi lui come persona ha avuto il coraggio di assumersi le sue responsabilità. Il coraggio ci viene in soccorso quando una situazione ci fa paura, spesso però quando si è bambini il coraggio non basta. Da adulti è diverso anche se ancora ci comportiamo come bambini senza accorgerci, ma anche qui delle volte il coraggio non basta, l’animo deve aver fatto una certa chiarezza per sentire cos’è giusto scegliere. -certo che dentro di noi le cose sono più chiare di quanto pensiamo basta vedere come ci sentiamo male quando abbiamo fatto le scelte sbagliate o abbiamo rinunciato a qualcosa. Un salutone Wolf

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    • Eh, ma anche il fatto di star male può non significare che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato “in assoluto”. Ricordiamoci che inevitabilmente noi siamo esseri condizionati, dai genitori, dalla società, dalla fede che seguiamo, dalle circostanze che abbiamo trovato nella nostra crescita. Può perciò succedere di sentirsi in colpa per aver commesso qualcosa che non è sbagliato in assoluto, ma lo è per la morale con cui siamo cresciuti, morale che dipende dalla società prima ancora che “dall’anima”. Dici bene quando sostieni che il coraggio ci viene in aiuto quando dobbiamo affrontare una situazione che fa paura, ed anche quando dici che può non bastare. E’ giusto così, coraggio non vuol dire vittoria, vuol dire solo fare ciò che sentiamo di dover fare a costo di andare incontro alle nostre paure più grandi. Prendiamo due gladiatori che si affrontano: possono avere coraggio entrambi, ma uno solo uscirà vittorioso. Prendiamo, più drammaticamente, la lotta contro una malattia: più la affrontiamo con coraggio, più abbiamo possibilità di sconfiggerla. Ma “possibilità” non è certezza, possiamo comunque non farcela. La vita è coraggio perfino nell’accettazione dei nostri limiti.

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