Passaggio nell’oscurità


passaggio nellAnche per la giornata più bella, radiosa e piena di luce, arriva il tramonto, e con esso, l’oscurità.

Di quella notte si puo’ avere paura, perché non si sà quanto durerà, si puo’ perfino arrivare a temere che non terminerà mai. Più piena di luce è stata la giornata precedente, più buia e lunga apparirà la notte.

In quella notte qualcuno puo’ offrirci un piccolo lume, un filo di luce, una speranza, un ricordo di possibilità. Dobbiamo essere grati a queste persone che forse nemmeno si rendono conto del grande potere che ha avuto quel loro piccolo gesto durante la nostra crisi.


Quella notte puo’ in realtà celare un grande potere, puo’ permetterci di riflettere avvolti nella coperta della nostra anima, di ritrovare una consapevolezza che avevamo perso abbagliati dalla luce di quelle giornate. Talvolta solo l’oscurità ha il potere di costringerci a guardare in faccia i nostri fantasmi, di rivalutare le nostre credenze, di reindirizzare i nostri sogni e intenzioni.

Dei passaggi oscuri sarebbe sempre meglio fare a meno, lo so. Eppure, se sappiamo usarli costruttivamente, essi possono essere la chiave per costruire un domani nel quale essere in grado di godere appieno delle giornate di luce ed imparando, nel contempo, ad usare l’illuminazione della consapevolezza affinché eventuali notti future non siano mai più così buie.

Passeggiata di Nervi"Se mi cerchi, la mia casa non è più qui. E’ sui campi e la sabbia, al punto di partenza, dove quelli che sbagliano hanno il coraggio di pagare, e quelli che non hanno nulla da dare sono almeno onesti. Lo sai, la mia casa non è più qui. Adesso vivo dove quelli che sono veri non sono chiamati pazzi, dove non si beve per dimenticare, dove semplicemente se ti fermi, riparti. Se mi cerchi nella mia vecchia casa, dove stavo lentamente morendo, pagando per errori che non erano miei, tra mura dipinte con finzione, chiedendo ad occhi che mai guardavano dentro i miei per paura di scoprire se avevo ragione oppure torto, se mi cerchi nella casa dei miei vecchi affetti e valori, dove venivo ricattato con scuse e niente più, dove colpa e disgusto mangiavano nel mio cuore e nella mia mente… dovresti sapere che non mi ci troverai, perché adesso appartengo al vento ed all’estate, ad un posto dove cos’è stato è stato, dove non c’è niente da vendere, da comprare o da rubare. Se mi cerchi, la mia casa non è più lì. Sono in viaggio verso il maestrale."
(Libera traduzione del testo di un anonimo inglese tratto da "La Quarta Via")

Aggiungo, oggi, giovedi’ 18, questo bellissimo verso di Rosalba Sgroia ( http://rosalbasgroia.splinder.com/ ) che trovo perfetto per concludere questo mio scritto:

Il nero si colora e si assapora.
E rosso si tramuta in aurora.
Di luce abbaglia e rincuora.


foto mie: passaggio tra caruggi a Triora e panorama dalla passeggiata Garibaldi a Nervi (Genova)

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0 pensieri su “Passaggio nell’oscurità

  1. Potrei sbagliarmi ma forse tu in chiave nascosta ed io in chiave trasparente abbiamo scritto la stessa cosa più o meno alla stessa ora … perciò non posso che commentare questo tuo post con il mio 😉 un abbraccio,
    Elena

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  2. Stanotte non ho dormito bene.
    Temevo qualcosa che per fortuna non si è verificato.
    Ugualmente però mi chiedo…perchè questi timori, tanto più se infondati, non mi fanno dormire?
    Houston, abbiamo un problema….

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  3. ciao Wolf, stamattina non capivo come mai non riuscivo a vedere niente sul tuo blog, mi risulta tutto impostato sul fondo della pagina, c’est possible?

    L’oscurità, come la conosco bene, la vecchia bastarda! Ormai un altro arto espanso del mio corpo, fa parte di lui ormai,
    tentacolosa, appiccicosa, come una vecchia coriacea amica, a volte fedele e conosciuta ove trovare pace e silenzio per conversare all’universo, a volte ingannatrice e molesta, pesante ed opprimente, angosciante e bugiarda. Che tuffi, dentro questo buio spesso, a volte umido come brumo e che fatica trovare di nuovo un respiro regolare, umano, scintillante. Eppure queste vasche faticose in mezzo all’ignoto che spaventa, aiutano a spingere per continuare il proprio viaggio, e importante è non annegare, non arenarsi e incatenarsi sul fondo diventando sempre piu pesanti e muovendosi gravosamente alla cieca. E’ intricato, è una lunga partita, ci sono piccole strategie che ognuno fa sue per poter far si che l’ingnoto, il no-sense, il vuoto diventino un fattore naturale dell’esistenza. Tutto questo è il pensiero costruito, dentro ogni essere. A volte guardo una pianta e mi chiedo…a cosa pensa? Dove sta andando? Cosa gli basta, cosa prova, come vede cosa vede, ma guarda? piange? ride? Eppure siamo cosi perfetti nella nostra complessità che nella natura piu perfetta siamo, a confronto di flora e fauna, noi esseri umani, pura imperfezione! E spesso mi chiedo, perchè ci angosciamo? perchè ci ammaliamo di infelicità? perchè siamo fatti cosi? perchè siamo limitati, vogliamo espandere e dare significati diversi al nostro semplice esistere. Cosi stiamo male, ci arrovelliamo, impazziamo, e non capiamo…e forse non capiremo finchè non moriremo, e forse non c’è nessuna chiave, solo un accettazione profonda di avere due piedi piantati per terra e godere dei nostri sensi che ci regalano emozioni. Finchè non capiremo la morte, non capiremo la vita. Credo, mica ne sono certa.

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  4. avrai capito che sono Giuditta, visto i mille errori che pianto sempre dentro senza voltarmi indietro…….aaaaaaahh non sono mai stata una ligia.

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  5. x Lidia: Perche’ siamo esseri umani che anche se sanno razionalmente cosa possono o non possono fare, sono comunque spesso preda dei moti del loro inconscio. Come una persona che abbia timore di volare e, pur sapendo che tanto non puo’ far nulla una volta imbarcato e anche conoscendo le statistiche che indicano una bassissima probabilita’ di incidente, non riesca comunque a controllare la sua paura.
    Cercare in ogni caso di comprendere quali sono le paure infondate, e’ comunque un valido aiuto per attenuarle.

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  6. Ciao cara Giuditta 🙂 Si’, il blog ha il problema che riferisci quando viene aperto con internet explorer (non l’ha invece se lo apri con Firefox, ad esempio!). Ho segnalato l’inconveniente ma non hanno saputo aiutarmi 😦

    Anche te metti tanta carne al fuoco 🙂

    Dico spesso che non credo che per crescere, per continuare il viaggio – come dici tu, ci sia necessariamente bisogno del buio, ma certo e’ che, per chi cerca di capire, esso spesso puo’ rappresentare la svolta. Quel buio e’ come un avviso di “strada chiusa”, un segnale che ci dice che siamo sofferenti perche’ ci accorgiamo che non stiamo andando da nessuna parte oppure perche’ cio’ che ci illuminava non c’e’ piu’ e dobbiamo muoverci alla ricerca di un’altra fonte luminosa.

    Quel buio e’ un segnale da cogliere, per non rimanere imprigionati in esso, per poterne uscire – un domani – rafforzati, con maggiore esperienza e consapevolezza.

    Si deve attraversarlo con gli occhi aperti, senza la paura di accettare cio’ che e’ finito, senza il timore di iniziare una nuova strada pur nemmeno sapendo dove ci portera’, perche’ comunque proseguire su quella vecchia… non ci porterebbe certamente da nessuna parte.

    Vedi, la grande differenza con gli animali e’ in fondo molto semplice: loro non si fanno domande. Vivono e basta. Il nostro farci domande e’ qualcosa in piu’, non in meno, purche’ pero’ sia costruttivo e non distruttivo portandoci in un vicolo cieco, facendoci costruire blocchi e prigioni, illusioni e false speranze, purche’ riusciamo ad applicare il buon vecchio “l’uomo impiega una vita per capire che non tutto va’ capito”. Infatti piu’ che intestardirsi a capire ed a cambiare una strada che ormai e’ diventata chiusa, spesso la chiave di volta sta’ nell’accettare quel stato di cose e, se vogliamo tornare a stare bene, deciderci a cambiare strada.

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  7. x Monyka: è vero, anche nei passaggi più oscuri si puo’ trovare un poco di illuminazione grazie ai lumi della speranza, del ricordo, della consapevolezza: la speranza data dai nostri sogni su un futuro brillante; il ricordo di momenti passati altrettanto o forse più difficili, che non ci hanno ucciso, che abbiamo superato; la consapevolezza che tutto, tranne la morte (e forse nemmeno quella, per chi ha fede), passa.

    “Nessuna notte è così lunga da impedire al sole di sorgere.” – Paulo Coelho
    azione

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  8. x Emmelania: sono contento che ti sia piaciuto, ho cercato per quanto possibile di rimanere fedele al testo originale, anche se qualcosina ho cambiato, la traduzione letterale non sarebbe “suonata” correttamente.
    Comunque, come scrivo sempre, se l’ha “sentita” è perché evidentemente a tua volta l’avevi già dentro di te: ti ci sei solo rispecchiata 🙂

    Benvenuta sul mio blog.

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  9. Ma io sapevo esattamente di cosa avevo paura!
    E non era nemmeno una cosa tanto improbabile, diciamo poteva verificarsi al 50%…e sarebbe stato un bel guaio per me in quel caso anche se risolvibile…
    Quello che mi chiedo è, so che non è detto che avverrà, so che se pure avviene ho gli strumenti per rimediare, perchè di notte invece mi sembra un evento terribile tanto da non farmi dormire? Perchè di notte non vedo soluzioni che pure se invece ci penso con razionalità so che esistono? In altre parole se siamo sempre noi stessi perchè certi momenti siamo più deboli?
    Un caro saluto

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  10. E’ esattamente cio’ che dicevo Lidia: nonostante sappiamo che le paure non sono reali, oppure lo sono ma cio’ che le determina puo’ essere superato, oppure ancora non c’è nulla da fare (e allora… a che serve disperarsi?), rimaniamo comunque preda della nostra intima emotività che affonda le sue radici in un passato di solito molto lontano. Cosa succedeva quando prendevi un brutto voto a scuola? Bé, sembrava il finimondo, no? Eppure in fondo non era la morte di nessuno, non era una tragedia… Dai e dai, quel modo di colpevolizzarci oltre misura per le nostre colpe o semplicemente per cio’ che non otteniamo o controlliamo, diventa nostro: non abbiamo nemmeno più bisogno di qualcuno che ci sgridi, per averne paura, perché quel qualcuno siamo diventati proprio noi stessi… In psicologia si chiama Super-Io.

    Ricambio il caro saluto 🙂

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  11. Solo quando sono stata cieca nel buio e ho desiderato la luce, ho capito che era stato necessario conoscere anche l’abisso dentro me per capire il significato di catarsi, di ricerca, di ritorno…

    Un abbraccio.
    fleur

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  12. Buongiorno Fleur 🙂 Si, come devo aver già scritto da qualche altra parte, sono convinto che non sempre sia necessario passare per questi periodi oscuri per poter crescere, tuttavia spesso essi nascondono un grando potere di rinascita attraverso quel la catarsi della quale parli. A patto di saperla cogliere…

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  13. Grazie Pamela, Maffy e Pinky. Mi posso collegare solo “al volo” oggi e domani, sono fuori per lavoro, ma mi ha fatto molto piacere leggere i vostri commenti 🙂
    Si spera sempre che i passaggi nel buio non debbano mai essere necessari per vedere la luce, ma… se possiamo usarli in questo senso, sarebbe un peccato non farlo…

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  14. il passaggio dall’oscurità alla luce corrisponde a una precisa esperienza dei cicli dell’uomo come di quelli delle stagioni. Vi si riflette il travaglio del non riuscire a vedere chiaro dentro di sé fino allo scorgere una possibilità di crescita che, come la stella del nord, indica la rotta per la nuova meta… (Dal Buio alla Luce. Letture da R. M. Rilke )

    un abbraccio

    dora

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  15. Bella citazione, Dora… assolutamente concorde, nel mio piccolo, con Rilke 🙂

    x Passaggisegreti: chissa’… forse l’anima, pur cosi’ come la descrivi, va’ prima ripulita… Come la pietra filosofale degli antichi alchimisti, l’oro, che andava ripulita dei “metalli pesanti” delle fissazioni mentali 🙂

    Ricambio l’abbraccio di entrambe…

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  16. …ho una sorta di credo: in base a quello che chiedi, vedi quello che sei!

    Non chiedo tanto e non chiedo poco… ma chiedo, a me, prima di tutto!
    Non ho aspettative…
    Ho solo e sempre voglia di rimboccarmi le maniche!
    😉

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  17. x DolceMente: pero’ il fatto stesso di “chiedere” – che sia a sé stessi, agli altri o alla vita – comporta l’attesa, o perlomeno la speranza, di una risposta, dell’ottenimento dell’oggetto della nostra richiesta. Voglio dire che già la richiesta in sé comporta un’aspettativa: se cio’ che hai chiesto, per cui ti impegni, non arriva nonostante i tuoi sforzi… difficilmente non ne rimanerrai delusa… E non sempre, per quanto ci si butti anima e cuore, un’impresa si riesce a realizzarla. Ecco allora che spunta quel buio di cui parlo, nel vedere che cio’ che si inseguiva non è arrivato, o cio’ che si aveva è andato perso.
    Certamente occorre rimboccarsi le maniche e ripartire 🙂 ma difficilmente si puo’ evitare di passare attraverso quella fase di oscurità…

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  18. Forse il tuo concetto di dolore è piu’ generale ma io, con questa citazione, voglio ribadire i concetti che hai presentato tu riferendomi al dolore che si prova dopo la fine di un amore.

    “È doloroso, ma non evitarlo. Se lo eviti, perdi la più grande opportunità di crescere. Entra in esso, con tutta la sua sofferenza, perché grazie alla sofferenza arriva una grande estasi. Sì, c’è agonia, ma da questa agonia nasce l’estasi. Sì, dovrai morire come ego, ma rinascerai come dio, come buddha. L’amore ti darà il primo assaggio del Tao, del Sufismo, dello Zen. Ti darà la prima prova che dio esiste, che la vita non è priva di significato.
    Quelli che dicono che la vita non ha significato sono quelli che non hanno conosciuto l’amore. In effetti stanno dicendo che nella loro vita è mancato l’amore.
    Lascia che ci sia il dolore, lascia che ci sia la sofferenza. Passa attraverso la notte oscura, e arriverai a una bellissima alba. Solo nel grembo della notte oscura, il sole può evolversi. Solo attraverso la notte oscura arriva il mattino. ”

    OSHO

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  19. Ciao wolf… è sempre un piacere per me leggere le tue parole….
    qualche notte buia la ricordo, ho imparato che nulla capita a caso e quello che arriva per sconvolgerci la vita in quel momento serve per affrontare altre situazioni che verranno…talvolta situazioni importanti che forse senza l’esperienza passata avremmo vissuto in modo leggero, superficiale perdendo tutto cio’ che di buono poteva dare..

    Un saluto da Lunarossa..

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  20. Ciao Legolas, ben tornato 🙂 Spero che tutto ti stia andando bene 🙂

    E’ bello l’estratto che riporti, ricorda un po’ quanto avevo scritto su “morte e rinascita”. Osho parla dell’amore in generale, in tutte le sue forme, o parla di quello tra uomo e donna? Sarebbe interessante saperlo…

    Ad andare a cercare il pelo nell’uovo, non so se me la sento di concordare con Osho su due cose (non me ne voglia :)): sul fatto che l’amore sia prova che Dio esista (casomai che la Natura esista, a meno che non li si voglia far coincidere…) e che solo attraverso il passaggio in questi inferni si possa arrivare al sole del quale parla Osho; ogni cosa fa’ crescere, e certamente il dolore – se non ti uccide 🙂 – non fa differenza, anzi indubbiamente nasconde un grande potenziale di crescita. Spesso è stata una crisi a determinare la reazione, la voglia di cambiare, il desiderio di tornare a vivere che hanno portato grandi personalità ad eccelere (non intendo “grandi” come “famose”, una grande persona potrebbe essere anche l’anonimo vicino di casa :)). Ma non posso escludere che ci siano persone con un desiderio di crescita innato che hanno avuto la fortuna di non dover affrontare queste buie notti per arrivare dove sono arrivate…
    Beate loro 🙂

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  21. Ciao Lunarossa, bentornata anche a te 🙂
    Le notti buie che si ricordano non fanno paura, vero? 🙂 Anzi a volte il ricordarci quanto dure fossero e di come l’alba sia arrivata comunque, ci da’ la forza di resistere nelle nuove notti scure… anche se ogni notte è sempre un po’ diversa da quelle precedenti…
    Non credo al “nulla capita per caso” in verità, non ci credo più da qualche anno. Credo che da ogni cosa si possa crescere, e dai “passaggi oscuri” si puo’ certo imparare molto, questo sì 🙂 Ma non è scontato né, a volte, necessario. Talvolta un periodo estremamente difficile non ci lascia quanto quella difficoltà farrebbe supporre. Non sempre, forse, quella piccola crescita è valsa quel grande dolore.
    In ogni caso, visto che tanto bisogna passarci, è giusto trarne tutto cio’ che è possibile trarne, fosse anche una lezione da poco 🙂
    Ma ricordati che più che alle lezioni, noi dobbiamo la nostra crescita in esse, a noi stessi, al desiderio di imparare, di vivere – come amo dire – ad occhi aperti… Ci sono persone che passano attraverso le peggiori traversie e non ne cavano nulla, se non che la vita è misera e triste. Altre che fanno tesoro di ogni piccolo evento che trovano sulla loro strada.
    Se quelle notti buie si sono successivamente rivelate utili, non ringraziare loro, ringrazia te stessa e la tua capacità e voglia di apprendere.

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  22. da me

    @Wolfghost

    La caducità esiste , è vero e il pericolo c’è in ogni cosa. Ma ti rispondi da solo nell’altro commento quando dici
    “Il fatto che un giorno poi si possa rompere, non dimostra che in precedenza non ci sia stata davvero…” e aggiungo io che non sia stata forte e vera.
    D’altra parte la vita stessa è sotto il segno della caducità ma non per questo rinunciamo a vivere.

    Montale dice :
    Felicità raggiunta, si cammina
    per te sul fil di lama.
    Agli occhi sei barlume che vacilla,
    al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
    e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

    Se giungi sulle anime invase
    di tristezza e le schiari, il tuo mattino
    e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
    Ma nulla paga il pianto del bambino
    a cui fugge il pallone tra le case

    Non per questo non tentiamo di raggiungere la felicità…
    La vita dell’uomo è fatta di caducità ma è una gran bella vita

    Un abbraccio

    dora

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  23. x Runa: Certo, anche il calare della sera puo’ essere piacevole, ma in casi dove esso è annunciatore di cose belle…

    x DolceMente: Intendevo dire che passato un po’ di tempo, spesso si torna quelli di prima; cio’ che abbiamo imparato non è entrato dentro di noi, non siamo stati capaci di interiorizzarlo ed essendo così rimasto a livello di superficie, di pura conoscenza mnemonica, dopo un po’ si torna a fare i medesimi errori…

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  24. Pinky, bé… ne sono contento 🙂

    Rosalba, grazie a te per il bel verso, proprio adatto al mio scritto 🙂 Peccato appunto, che l’abbia “incontrato” solo qualche giorno più tardi…

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  25. Chiediti il perche’ ci ostiniamo a fare gli stessi errori… Perche’, se e’ vero che tutte le pagine, anche quelle strappate, “lasciano il segno”, quel segno bisogna anche capirlo, coglierlo, interiorizzarlo. Altrimenti succede proprio l’opposto: che allo scopo di superare il trauma provocato dalla “sconfitta”, si cerchera’ di insistere ancora di piu’ sulla stessa strada rimettendosi in condizioni simili, al fine di “vincere”, di dimostrare a se’ stessi che si e’ in grado di ottenere proprio cio’ che e’ irraggiungibile.
    Psicologicamente parlando, si chiama “coazione a ripetere”, ovvero “coercizione a ripetere la stessa azione”.

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