Di notte – un pensiero di redimpression

… ed ecco il secondo dei quattro scritti promessi 🙂

Stavolta non è un racconto e nemmeno una poesia, è piuttosto un semplice ma profondo pensiero, solo apparentemente solcato dalla malinconia; il riferimento al futuro, alla speranza sempre accesa, ne dimostrano il senso costruttivo: non un lento scivolare nella nostalgia, ma piuttosto un ricordare a sé stessi che la vita può essere bella, e immaginare un futuro dove tale sarà.


Di notte
By redimpression
Blog: maipersempre

 

Mi piace di notte tenere accesa una piccola luce.

Non leggo, non guardo la televisione, non dormo.

Non faccio nulla.

Assaporo la solitudine.

Mi sento un ”tutto” dentro uno spazio vuoto.

Pensieri.

Ricordi.

Sensazioni.

Emozioni.

Tutto mi ritorna in mente di notte.

Rileggo la mia vita.

Esploro il futuro.

Sono le due di notte,

e ho una piccola luce accesa…

sempre…

una speranza accesa…

sempre.

 

candela
O.T.: avete visto gli ultimi annunci su www.adottauncucciolo.net? Mi raccomando, se sentite qualcuno che cerca un nuovo e fidato amico… La speranza in una vita migliore è anche per loro! 😉

 

Luce – Un racconto di Quelcherestadime

Tempo fa decisi che ogni tanto avrei segnalato un blog o un post tra quelli che mi colpivano particolarmente… ovviamente poi non l’ho mai fatto! 😀 Oggi ero in giro per blog e mi sono imbattuto in questo bellissimo racconto… merita davvero, buona lettura! 🙂


Luce

by Quelcherestadime

blog: ilsoledentrome.splinder.com

 

In un piccolo paesino alle pendici dell’Etna viveva una donna alquanto singolare.

Grassottella e con la faccia rubiconda, i capelli corvini e gli occhi di un azzurro così intenso che quando, per caso, li incrociavi ti mettevano i brividi addosso. Il suo nome era Luce.

Nessuno in paese le dava confidenza. La reputavano strana. Soprattutto per il suo modo di comportarsi alquanto bizzarro. Sembrava vivere in un mondo irreale, frutto della sua mente e delle sue stramberie. Un mondo davvero poco accessibile per gente così semplice come gli abitanti di quel piccolo centro.

Ogni sabato mattina nella piazza principale del paese si allestiva un piccolo mercato. I commercianti montavano le loro bancarelle all’alba esponendo in bella mostra le loro mercanzie. Potevi trovare di tutto. Dalla frutta ai mobili, dai vestiti ai dipinti.

Luce era una delle prime ad arrivare quando il sole, affacciandosi timidamente da dietro la collina, dava il benvenuto al nuovo giorno. Con calma montava la sua bancarella, come se il tempo non avesse alcuna importanza per lei. Vi poneva sopra una stoffa leggera di colore azzurro proprio come i suoi occhi. Quindi prendeva il suo cartello e lo appoggiava sopra la stoffa e si metteva ad aspettare qualche avventore. Nessuno mai le si avvicinava, né per volontà né per curiosità. Ogni sabato era sempre così.

La bancarella di Luce era l’unica dove non era esposto nulla ad eccezione di un cartello. Tutti la tenevano a debita distanza. Luce, dal canto suo, era sempre sorridente e serena nonostante le infinite ore passate nell’indifferenza altrui. Al principio questo la faceva stare male, ma con il passare del tempo si era abituata a simili reazioni. Non ci faceva ormai più caso. Anzi tutto questo, in qualche modo, la faceva sorridere anche se sul fondo della sua anima aleggiava un velato dispiacere. Ma lei non poteva fare nulla di più di quello che faceva.

Quando arrivava il momento di smontare dal mercato, lei, con la sua grazia sottile, toglieva il cartello, ripiegava lentamente la stoffa e smontava quel piccolo tavolo che fungeva da bancarella. Si metteva tutto sotto il braccio e se ne andava via. Silenziosamente così come era arrivata e come si svolgeva ogni sua singola giornata.

Un giorno nel piccolo centro arrivò una scolaresca di liceali in viaggio d’istruzione.

Fu un avvenimento per tutto il paese che si trovò, inaspettatamente, scompaginato nella sua monotona quotidianità. Qualcuno storse pure il naso. Qualcuno, in cuor suo, senza fare troppe esternazioni fece un piccolo sorriso. Finalmente una ventata di vitalità attraversava quella comunità stantia.

Quel sabato mattina il mercato si apprestava ad essere messo in scena con il solito metodico rituale. Luce e le sue stramberie erano presenti come sempre.

Nell’aria c’era profumo di primavera e di ginestre. Ed il sole quella mattina sembrava irradiare una luce diversa, più calda. Ad un tratto la scolaresca fece irruzione nel mercato con i suoi schiamazzi e le sue allegre risate. Un ragazzo moro, dalla pelle chiara e gli occhi castani, si avvicinò alla bancarella di Luce e si fermò un istante sul pianerottolo dell’indecisione. Nel suo sguardo brillava, però, una certa curiosità. Ed alla fine questa prevalse. Si accostò a lei e timidamente le chiese cosa vendesse dato che sulla sua bancarella non era esposto nulla.

Luce, a quel punto, chiese il permesso di prendere le sue mani e tenendole delicatamente strette tra le sue cominciò a guardarlo dritto negli occhi. Fece quindi un leggero movimento del capo ed il ragazzo rispose con un piccolo fremito. Stettero immobili così per alcuni minuti, trasportati inspiegabilmente in un mondo impalpabile, come se tutto intorno non esistesse più nulla. Sui loro visi si aprì un immenso sorriso. Si abbracciarono dolcemente.

Una ragazzetta piuttosto avvenente e sfacciata, assistendo esterrefatta a quella scena, decise di intervenire spezzando quell’attimo di magia. Per lei tutto questo era davvero troppo. Ma chi si credeva di essere quella donna per permettersi di abbracciare il suo amico? No ne aveva alcun diritto. E glielo fece capire in modo deciso senza troppi giri di parole. Prese il ragazzo e lo trascinò via da lì in un batter d’occhio. Luce rimase impassibile, con il suo sorriso di sempre stampato sul viso.

La gente che, sino a quel momento, aveva assistito senza essere capace di dire o fare alcunché si diresse minacciosamente verso di lei e, sfogando tutta la rabbia repressa per mesi, le rovesciò la bancarella facendo cadere rovinosamente a terra il cartello che vi era apposto sopra . Cominciarono ad insultarla e lanciarle epiteti di ogni sorta mettendola in fuga. Quando finalmente Luce fu a debita distanza la ragazzetta chiese spiegazioni. Il ragazzo si girò verso il punto esatto dove Luce aveva la sua bancarella e senza dire una parola corse sino a raggiungerlo.Prese il cartello caduto per terra e con le lacrime agli occhi le urlò: “Perché hai fatto tutto questo? Quella donna non faceva nulla di male!”. Girò il cartello di modo che tutti potessero finalmente leggere quello che nessuno nel corso dei mesi aveva osato guardare. C’era scritto: “ (Ri)composizioni d’anima “. E con una voce spezzata dall’emozione e velata dalla tristezza disse: “ Non vendeva nulla, offriva semplicemente speranza”.

 



Commento di Wolfghost (è solo il mio commento al post originale): E’ semplicemente… bellissimo! Mi ha davvero emozionato. L’ho letto con un senso di compassionevole empatia fin dall’inizio, senza nemmeno sapere perche’. Come se percepissi la tristezza della… incomprensione, dell’indifferenza.
Chissa’ quante persone, che avrebbero davvero tanto da dare – e non per essere ricompensate, ma solo per donare un sorriso – non venendo comprese sono tenute a distanza o allontanate nello stesso modo.

Cuore in mano(anche l’immagine è presa dal blog citato)

 

Smettere di soffrire per un amore perso o irraggiungibile

Voglio riproporre un tema del quale parlai parecchio tempo addietro da un’altra parte.

cuore al piedeL’argomento è: si puo’ smettere di amare e dunque di soffrire per una persona irraggiungibile o ormai persa?

Un interruttore non esiste, pero’ senz’altro ci sono molti accorgimenti che possono aiutare.

La comprensione dei motivi per cui non puo’ e non potrà mai funzionare, puo’ togliere dalla testa l’illusione, la speranza, che prima o poi quella persona cambierà idea. Dopo la testa, continuando a tenerlo presente a sé stessi – soprattutto ogniqualvolta il pensiero di questa persona ritorna – ovvero esercitando l’arte della ripetizione, si puo’ convincere anche la parte più difficile, il cuore (in realtà l’inconscio), a mollare la presa ed a “lasciare andare”.
Esistono perfino metodi di autoipnosi o mantra che non fungono da bacchetta magica ma, proprio sfruttando la ripetizione (l’inconscio in fondo è stupido: crede a qualunque cosa gli venga ripetuto abbastanza a lungo) possono aiutare, soprattutto se fatti con convinzione (ecco anche qua l’importanza di comprendere fino in fondo che evidentemente è andata come doveva, o come poteva, andare).
In parte non sono nemmeno meccanismi sconosciuti: a chi non è capitato, giunto al limite di sopportazione, di ripetere “ossessivamente” nella propria testa “basta! Basta! Basta!” o un’altra frase o parola analoga?
Si puo’ anche ricordare constantemente a sé stessi che più il cuore e la mente sono liberi, più facilmente puo’ compiersi il “miracolo” dell’arrivo di qualcun altro che riempia quello spazio vuoto. Spazio che, se non è vuoto, non puo’ essere riempito.

litigioNaturalmente non si puo’ premere un interruttore e cancellare quella mancanza, ci vuole tempo. Ma ad un certo punto si arriva ad una svolta, una svolta nella quale ci si rende conto che il distacco è avvenuto o sta avvenendo. A quel punto, diventa scelta: dirsi “è giusto così” e distogliere il pensiero non accettando di tornare indietro nostalgicamente a “prima”; oppure, farsi prendere da quell’ingiustificato senso di colpa che dice “no! Non puoi cancellarla! E’ una persona che hai amato! Non è giusto!” o dal risveglio del ricordo di quel viso, quei gesti, quell’amore, operato dalla solitudine: bisogna sempre ricordarsi che, per quanto si possa essere soli e per quanta solitudine ci possa essere nel futuro, le persone sbagliate o che ormai fanno inesorabilmente parte di un passato che non esiste più, non ne potrebbero mai esserne la soluzione.

Sembra strano, ma se per un primo periodo la sofferenza è inevitabile, ad un certo punto diviene una precisa scelta.

abbraccio