Ognuno e’ artefice del proprio destino – ripresa

“Non sono mai stato povero – solo in ristrettezze economiche.
Essere poveri e’ uno stato mentale.
Essere in ristrettezze e’ solo una situazione temporanea.”
Mike Todd – Produttore di Broadway

Questo aforisma lo scrivevo nel post del 18 maggio dell’anno scorso (Ognuno e’ artefice del proprio destino), vi invito a darci un’occhiata prima di andare avanti nella lettura 🙂

A volte i miei post nascono quasi per caso; altre sono l’esatto specchio del momento che sto passando e servono a me per primo, per riflettere su cosa mi sta capitando e sul modo migliore di agire e reagire.
Quell’aforisma e quel post… ero io, era la mia situazione del momento: per una serie di scelte che decisi di fare mi ritrovai infatti in una crisi economica molto seria, con rischio di blocco del conto in banca (e io non ho piu’ “paracadute”: non ho piu’ genitori, ne’ case di proprieta’ o altri beni di grande valore) e conseguente… mancanza di pagnotta, nel reale senso del termine 😉

Avrei potuto abbattermi, sentirmi “fregato” dalla vita e dalle circostanze, ma scelsi di tenere la testa alta e di dirmi “Non importa quanto tempo ci vorra’: ce la farai!”.

Sono passati dieci mesi e mezzo e l’altro ieri… ho festeggiato il ritorno dagli inferi economici 😛

Vi assicuro: non e’ stato facile e certamente la crisi generale odierna e’ una costante minaccia, ma… come scrivevo pochi post fa, credo che ogni vittoria vada comunque festeggiata 🙂

Non dico che nella vita si possa risolvere tutto, ci sono drammi che purtroppo si possono solo accettare, ma per tutti gli altri, per tutti quelli per i quali si puo’ combattere e dirsi “Ce la farai!”, bisogna alzare la testa, raddrizzare le spalle e… affrontare la sfida.

E la vita, in genere, ripaga chi decide di non arrendersi e continua a lottare.

conti

La felicità di uno non significa la tristezza di altri – I tre blocchi di pietra

I TRE BLOCCHI DI PIETRA
di Paulo Coelho

Una leggenda australiana racconta la storia di uno stregone che passeggiava con le sue tre sorelle, quando si avvicinò il più famoso guerriero di quei tempi.
“Voglio sposare una di queste belle giovani”, disse.
“Se una di loro si sposerà, le altre si crederanno brutte. Sto cercando infatti una tribù dove i guerrieri possano avere tre mogli”, rispose lo stregone, allontanandosi. E, per anni, continuò a percorrere il continente australiano, senza riuscire a trovare questa tribù.
“Almeno una di noi sarebbe potuta essere felice”, disse una delle sorelle, quando ormai erano vecchie e stanche per il tanto camminare.
“Ero in errore – rispose lo stregone -. Ma ormai è tardi”.
E trasformò le tre sorelle in blocchi di pietra. Chi visita il Parco Nazionale delle Montagne Azzurre, vicino a Sydney, potrà vederli.
La felicità di uno non significa la tristezza di altri.

 



Commento di Wolfghost:
questo post avrebbe potuto intitolarsi “Salvare capra e cavoli, ovvero come vivere infelici facendo tutti scontenti” 🙂
Spesso nella vita è necessario compiere azioni, prendere decisioni, che finiscono per scontentare qualcuno o addirittura renderlo infelice. Ad esempio, ne sa qualcosa chi vuol rompere una relazione ma soffre di sensi di colpa pensando di far male al partner, pur sapendo che continuare quella relazione sarebbe alla lunga ancora più dannoso per entrambi. Oppure ne sa qualcosa chi è abituato a prendere sulle sue spalle la tristezza e le difficoltà di chiunque abbia vicino, finendo per vivere la vita d’altri, dimenticandosi della propria.
E’ il dramma di chi ha un eccessivo senso del dovere, colui che percepisce di dover sempre “sistemare le cose”, di fare in modo che nessuno sia scontento, finendo alla fine per condannarsi all’immobilismo, temendo che le conseguenza di ogni sua azione possano danneggiare o anche solo rammaricare qualcuno.
La mia esperienza mi ha insegnato che non solo “La felicità di uno non significa la tristezza di altri” ma, ancora di più, che “La tristezza di uno, il suo sacrificio, non significa necessariamente la felicità di altri”. Quando si annulla la propria vita pensando di fare il bene altrui, quasi sempre si scopre che il benficio procurato non vale neanche lontanamente la vita che si è perso, arrivando addirittura ad avere il sospetto che anzi, perfino i presunti beneficiari di quel sacrificio, avrebbero probabilmente avuto una vita migliore senza di esso. Un esempio classico è quello del genitore iperprottettivo, che finisce non solo per non vivere lui stesso, ma per impedire anche al figlio – in nome del suo bene – la possibilità di vivere o svilupparsi pienamente.

Le Tre Sorelle delle Montagne Blu - Parco Nazionale, SidneyLe Tre Sorelle delle Montagne Blu – Parco Nazionale, Sidney

 

Ognuno è artefice del proprio destino

crolloNessuno sfugge all’imprevedibilità degli eventi e della vita. Ci sono persone che nascono e vivono in ambienti degradati, in situazioni quasi insostenibili. Gente che deve affrontare ogni tipo di difficoltà, da quelle finanziarie a quelle di salute. Rovesci di ogni genere, non predicibili, non evitabili, intralciano la nostra vita e il nostro cammino. Tutto questo potrebbe portarci a sentirci vittime predestinate di un ineluttabile destino a noi avverso.

Cosa significa allora essere artefici del proprio destino? Immagino che a volte sentirselo dire, in momenti di estrema difficoltà che ci si trova a vivere indipendentemente dalle proprie scelte e dal proprio valore, possa in qualche modo urtare, quasi a sentirsi presi in giro.

Ma “Essere artefici del proprio destino”, è la differenza che passa tra chi perde e non si rialza, e chi invece considera quella sconfitta come la perdita di una battaglia, ma non della guerra.

 

“Non sono mai stato povero – solo in ristrettezze economiche.

Essere poveri e’ uno stato mentale.

Essere in ristrettezze e’ solo una situazione temporanea.”

Mike Todd – Produttore di Broadway

mattoniReinquardare la propria situazione in un’ottica positiva, di sfida se vogliamo, ma mai di sconfitta definitiva, è la base su cui costruire il proprio futuro. La sfida passa attraverso il potere della scelta, l’azione, la determinazione. Come scrisse qualcuno sul mio stesso blog, ormai diversi mesi fa, “l’immobilismo diventa colpevolezza”.

Scegliamo la strada da seguire, iniziamo con il primo passo, insistiamo, e se proprio le cose non vanno, cambiamo strada, ma rifiutiamoci di stare fermi in una situazione di stagnazione che non può portare a nulla di buono.

Ogni scelta importante richiede coraggio, forza, volontà di rompere una routine che, per quanto difficile, troviamo rassicurante. Spesso richiede un sacrificio che pochi sono davvero pronti ad affrontare.

Giriamo al positivo un famoso detto popolare: non sappiamo cosa ci sarà domani, ma sappiamo ciò che possiamo lasciare oggi.

Castello di Chambord, Francia