La parola che cambia la vita – combattere l’omerta’ che e’ in noi

Sul blog http://liberidiscrivere.splinder.com/ si discuteva di come un libro, adatto e capitato al momento giusto, possa avere il potere di cambiare il corso di una vita e forse persino salvarla, o perlomeno contribuire a farlo. E' importante non solo quanto il libro sia adatto, ma anche quando esso viene letto – e in fondo la scelta di quando comprarlo o mettersi a leggerlo non e' generalmente casuale. Pochi giorni prima e quel libro potrebbe passare inosservato, un attimo dopo potrebbe essere inutile e dare la sensazione di "treno perso", di "se solo l'avessi letto prima".
Pochi anni fa a me successe una cosa simile ma con una singola frase che qualcuno scrisse proprio qui su Splinder. Quella frase funziono' da agente catalizzatore portando a termine un processo interno che pero' faticava a prendere forma e tradursi in azione.
La verita' e' che un libro, una frase, un consiglio, non possono essere risolutivi da soli, devono trovare terreno fertile. Noi ci mettiamo del nostro, ci portiamo sull'orlo della brocca con un grande lavorio interno. Poi basta la classica goccia… ma quella goccia deve arrivare, e davvero a quel punto puo' cambiare il corso della nostra vita.
Questo dovremmo sempre tenerlo a mente quando ci sembra di avere una frase adatta da dire ma, per timore di essere invadenti o inadeguati, siamo tentati di tenere dentro di noi.
Quante volte succede? Pensate ad una persona che ha perso qualcuno di importante e che ha bisogno solo di una parola di conforto. Magari noi pensiamo che cio' che potremmo dire, che ci viene spontaneo, sia cosi' banale da sembrare offensivo. E invece potrebbe essere proprio quell'attenzione che quella persona aspetta per iniziare il suo personale processo di guarigione dal lutto, per non sentirsi sola e abbandonata.
E' vero che a volte "e' meglio tenere la bocca chiusa e dare l'impressione di essere stupidi, che aprirla e togliere ogni dubbio", ma cio' in genere succede quando si parla senza pensare, con superficialita'. Ma quando cio' che abbiamo da dire nasce spontaneo dal nostro cuore, dal desiderio di aiutare chi abbiamo davanti o risolvere o attenuare una situazione difficile, questo difficilmente accade, e comunque il danno che potremmo arrecare e' di molto inferiore al sollievo che potremmo portare.
Vale davvero la pena di perdere l'occasione di aiutare chi e' in difficolta', per timore di fare brutta figura o per pigrizia? 😐

libro

Annunci

I consigli degli altri – di Paulo Coelho

guerriero terracotta

I CONSIGLI DEGLI ALTRI
di Paulo Coelho


"Io credo a tutto ciò che gli altri mi dicono, ma alla fine ne sono sempre deluso". Questo è ciò che siamo soliti sentir dire.
È molto importante confidare negli altri; un Guerriero della Luce non ha paura delle delusioni, perché conosce il potere della propria spada, e la forza del proprio amore. Tuttavia, egli sa che una cosa è accettare i segnali di Dio e capire che gli angeli si servono della bocca del nostro prossimo per darci consigli, ben altra, invece, è essere incapace di prendere decisioni e cercare sempre di trasferire la responsabilità delle nostre azioni sugli altri.
Possiamo confidare negli altri solo se, per prima cosa, siamo capaci di confidare in noi stessi.



Commento di Wolfghost: uno dei miei cavalli di battaglia è "Ascoltare tutti, ma infine decidere sempre con la propria testa". Nessuno nasce sapendo tutto. Nessuno arriva mai a sapere tutto. Credere di sapere tutto, di essere infallibili, è una presunzione che porta spesso alla rovina. Nella nostra vita ci costruiamo convinzioni e credenze basandoci necessariamente su ciò che ci è stato detto o di cui abbiamo avuto esperienza. Perfino le nostre percezioni sono influenzate dal nostro sistema di credenze. Ma ciò che ci è stato detto non può "contenere tutta la conoscenza"; la nostra esperienza non può essere assoluta: c’è, e ci sarà sempre, qualcosa da imparare, qualcosa che ci è sfuggito, nella quale non ci eravamo ancora imbattuti o, semplicemente, che non abbiamo mai approfondito perché non ci serviva. Ecco perché ascoltando gli altri, perfino coloro che a pelle non ci sembrano affidabili, possiamo trarre preziosi insegnamenti. Ascoltando gli altri possiamo evitare gravi errori.
Tuttavia, come la nostra conoscenza è parziale e personale, così lo è anche quella degli altri: non è detto che ciò che va bene per loro possa andare bene anche per noi, nessuno possiede totalmente la conoscenza per tutti. Possiede solo la propria, e solo parzialmente.
Ecco perché l’ascolto degli altri deve essere critico e mai pedissequo. Dobbiamo valutare le parole che ascoltiamo o leggiamo, per capire se vanno bene anche per noi o se ci conducono su una strada che non è la migliore per noi.
L’arroganza di credere di poter sempre fare a meno dei pareri altrui, e la debolezza di dipendere sempre dalle parole degli altri essendo incapaci di agire per conto proprio, sono due estremi entrambi sbagliati.
Credo che nella vita si sbagli sempre, perché in ogni scelta c’è qualcosa di sbagliato e qualcosa di giusto, e comunque, una volta direzionata la nostra azione, non serve chiederci "chissà come sarebbe andata se…"; ecco perché è meglio conservare la coerenza e la pace con sé stessi, piuttosto che farci violenza da soli non facendo ciò che sentiamo di dover fare solo perché qualcuno ci ha consigliato in modo diverso.
Sempre si sbaglia (come sempre si ha ragione), tanto vale evitare almeno di star male entrando in conflitto con noi stessi.
E poi ho sempre pensato che sia meglio sbagliare di proprio pugno, che avere la scusa per poter adossare la responsabilità di un nostro errore su qualcun altro.

Il pensatore - Auguste Rodin, 1881

Le anime devono essere lasciate libere

LE CONTRADDIZIONI DEL CAMMINO
di Paulo Coelho

StradeIn uno dei suoi rari scritti, il saggio sufi Hafik parla della ricerca spirituale. «Accetta con saggezza il fatto che il Cammino è pieno di contraddizioni. Ci sono momenti di gioia e disperazione, di fiducia e mancanza di fede. Così come il cuore si espande e si contrae per continuare a battere, spesse volte il Cammino nega se stesso, per stimolare il viaggiatore a scoprire ciò che esiste al di là della prossima curva».
«Se due compagni di viaggio stanno seguendo lo stesso metodo, ciò significa che uno di essi è sulla pista falsa. Perché non ci sono formule per raggiungere la verità del Cammino, e ciascuno deve correre i rischi dei propri passi. Solo gli ignoranti cercano di imitare il comportamento degli altri. Gli uomini intelligenti non perdono il loro tempo con questo, e sviluppano le proprie abilità personali; sanno che non esistono due foglie uguali in una foresta di centomila alberi. Non esistono due viaggi uguali nello stesso Cammino».



Commento di Wolfghost: Quante persone credono di conoscere il "giusto percorso" non solo per se’ stesse ma addirittura per il prossimo? Quanti genitori non lasciano liberi i figli credendo di poter risparmiare loro gli errori in cui tutti incorrono inevitabilmente prima o poi, e attraverso i quali imparano? Chi non sbaglia prima lo fara’ quasi sempre dopo… e con meno tempo per recuperare. Quanti credono che il fatto di aver commesso terribili errori dia loro il diritto di guidare la vita altrui? Quanti falsi maestri se la prendono se qualcuno non sceglie il loro stesso percorso? Quanti artisti pretendono che la vera arte sia solo la loro?

Vanno bene le indicazioni, vanno bene i consigli, va bene l’informazione, ma che sia chiaro che ognuno ha il diritto di decidere della propria vita con la propria testa.
Perfino sbagliando.

"Ma non pretendere, o tu che tenti di modulare l’arpa, che altri si accordino con te. Le anime devono essere lasciate libere di vibrare come vogliono, perché ogni musica è adatta all’espressione di quella coscienza." (Raphael)

Road