Le battaglie della nostra vita – … e fine trasloco!

Oggi abbiamo finalmente riavuto l’ADSL (alleluia!), poi, approfittando del pomeriggio libero (ero tornato a casa per controllare che la connessione fosse davvero stata attivata) ho montato una piccola mensola che adesso ospita una delle piante, poi ho fissato un portachiavi, una presa multipla per gli accessori del PC alla scrivania, poi… ah, sì, un altro orologio da parete, sono ormai 5! 😀 No, non siamo “fissati”, è che mi dispiaceva liberarmene dato che nella casa precedente avevamo tre stanze in più. Piccole cose da fare ne rimangono, ma iniziamo a vedere la fine 🙂

Non ho ancora granché tempo per Wolfghost (e soprattutto per Adottauncucciolo, povero 😦 Solo oggi abbiamo potuto riniziare a mettere qualche appello…), così stasera ripesco un post del Novembre 2007, si chiama “Le battaglie della nostra vita” e il link originale, inclusi i commenti dell’epoca si trovano qua: Le battaglie della nostra vita

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LLe battaglie della nostra vita

Possono essere battaglie contro un nemico che è fuori o dentro di noi, un nemico in carne ed ossa, col quale non è possibile dialogare, costituito da una persona o da un “sistema”, oppure un fantasma che appare e scompare inafferrabile nella nostra testa e che infesta i nostri sogni e le nostre speranze.

Possono essere le sfide del cambiamento, o quelle per resistere in una situazione ingrata.

Non tutte le battaglie sono da combattere pero’. Bisogna avere la saggezza di non buttarsi in sfide inutili, che non possono essere vinte, oppure di così scarsa importanza da non valere l’energia ed il tempo che gli si dedicherebbe.

S. Giorgio che lotta col drago - 1505 - Raffaele Sanzio

Ci sono battaglie che proprio non possiamo permetterci di perdere; altre per le quali vale la pena di combattere perché, anche se possiamo essere sconfitti, sarebbe un disonore per noi stessi non avere nemmeno il coraggio di ingaggiarle nonostante la loro importanza.

Non permettiamo alla nostra inerzia, alla sfiducia in noi stessi, al “quieto vivere”, alla paura di non farcela, di non mettere tutto noi stessi, corpo, cuore ed anima, nelle sfide che possono davvero cambiare la nostra vita.

Al di là del risultato, chi non combatte, le ha già perse in partenza.

Cinque minuti per Napoleone

Mentre cerco di andare faticosamente avanti con la seconda parte della mia autobiografia, vado a ripescare un vecchio post, pubblicato il 25 settembre 2009. Si tratta di uno scritto di Gerald Harrisbar. Al seguente link potete anche vedere il post originale e i commenti che aveva ricevuto: logga.me/wolfghost/?p=1721

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Cinque minuti per Napoleone

Tante e tante volte si e’ letto della battaglia di Waterloo. Fiumi di inchiostro, poesie e canzoni composte per dettagliare ogni piu’ recondito aspetto della stessa. Gli Inglesi la vedono in un modo e i Francesi la vedono in un altro, leggermente differente.

La storia e la leggenda ci hanno consegnato un’immagine dell’esercito di Napoleone sconfitto e una del Duca di Wellington alla testa di un’armata vittoriosa. Napoleone portato via e imprigionato. Un giorno un gruppo di giornalisti si reco’ a visitarlo. Avevano ottenuto il permesso di fare un’intervista al famoso generale francese Napoleone Bonaparte.

Anche se Napoleone era prigioniero, si comportava con dignita’ e guardo’ con occhi attenti il gruppo di giornalisti riuniti davanti a lui. Furono poste delle domande e furono date delle risposte. I giornalisti si annotarono ogni singola parola. Sarebbe stato un bel resoconto. Avrebbero raccontato ai loro figli e ai loro nipoti del momento in cui stavano di fronte al grande generale in quel giorno ormai distante.

Improvvisamente, dal fondo della stanza, una voce, in un certo modo piu’ gentile delle altre, fu udita pronunciare qualcosa: “Mon General,” chiese il giornalista, “Ci dica perche’ gli Inglesi hanno vinto a Waterloo. Avevano un esercito superiore?”

“No!” risposte Napoleone.

“Avevano allora delle armi migliori?” chiese un altro giornalista.

“No!” fu di nuovo la risposta.

Allora il giornalista di prima chiese di nuovo, “Perche’, allora, Signor Generale, gli Inglesi hanno vinto?”

Gli occhi di Napoleone vagarono per la stanza. Il silenzio era cosi’ profondo che era quasi surreale. Si sarebbe potuto udire cadere la proverbiale foglia. Poi, lentamente, rispose: “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.”

Dalla bocca del grande generale stesso venne la risposta, “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.” Molte volte, cinque minuti piu’ a lungo e’ tutto cio’ che basta. Sono cambiati i tempi dai giorni dell’Imperatore Napoleone. Ma molte cose restano ancor oggi uguali.A volte la vittoria e’ a soli cinque minuti di distanza. Si, lo so, tutti attraversiamo momenti difficili. Nel mondo moderno molti di noi affrontano crisi dopo crisi. Per molti, non ci sono mai abbastanza soldi, niente lavoro, scarse relazioni sociali, una cattiva salute; e la lista potrebbe continuare all’infinito. Naturalmente ci sono anche momenti lieti, ma i momenti difficili bloccano solitamente la nostra visione dei momenti lieti.

Quando le cose si mettono davvero male, ci giriamo e cerchiamo un qualche aiuto od almeno una qualche speranza per continuare a procedere. Qualunque cosa puo’ servire – una parola gentile di un amico, un paragrafo di un buon libro, un brano vagante di musica dalla radio, anche un film di Hollywood.

Alcune persone sono li per noi, altri si gireranno e si allontaneranno, preoccupati solo del proprio benessere. Tuttavia altri potranno gettarci qualche briciola di cibo o di denaro sperando che noi non si chieda di piu’. Dobbiamo essere grati. Loro fanno quello che ritengono sia opportuno fare in quel momento. Il nostro lavoro e’ di continuare ad andare avanti.Quando siamo nell’arena e la polvere inaridisce le nostre gole e possiamo udire il boato della folla, ricordiamoci che “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.” A volte va cosi’ male che una giornata alla volta e’ fin troppo. Allora andiamo avanti un’ora alla volta. E se e’ ancora troppo, cosa ne dite di cinque minuti alla volta? Il successo e’ spesso distante solo pochi chilometri o pochi minuti. Ci sono volte in cui gli ultimi metri possono sembrare dei chilometri e gli ultimi pochi minuti possono sembrare ore. Ma se continuiamo a continuare, se non lasciamo morire la speranza, se abbiamo fede nella bonta’ dell’universo e nella nostra forza, alla fine trionferemo.

Perche’ Napoleone ha perso con gli inglesi nella battaglia di Waterloo?

Perche’ gli Inglesi hanno semplicemente combattuto cinque minuti piu’ a lungo.

Gerald Harrisbar

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Commento di Wolfghost: la prima volta che pubblicai questo scritto mi convinse completamente. Adesso non sono più convinto dell’ultimissima parte. Nella vita non è possibile vincere sempre, non è possibile aggiustare tutto ciò che si rompe, e quando questo succede la speranza non è più un’alleata, diventa una nemica, diviene accanimento terapeutico. Tuttavia lo scritto resta, almeno per me, molto bello e costruttivo. Credo che l’importante nella vita sia dare battaglia, per ciò che conta, finché si può ed ha senso farlo, anche se le possibilità di riuscita sono molto poche… ma esistono. Troppo spesso le persone si arrendono o non tentano nemmeno perché è stato loro inculcato il messaggio che non possono farcela. Si è portati a credere che “tanto andrà male”, e a volte non siamo nemmeno consci del fatto che questo modo di pensare non è obbiettivo, che poggia su credenze fallaci che ci sono state impartite per comodità di altri, forse allo scopo di essere più facilmente controllati, forse perché a loro volta, chi ha trasmesso tali credenze, ha avuto insuccesso e pensa perciò che così debba essere anche per gli altri. Il mondo è pieno di sovvertimenti di pronostici, di cose che oggi sono possibili mentre ieri non lo erano, ed è così perché qualcuno si è rifiutato di arrendersi così come aveva fatto chi l’aveva preceduto. E’ vero che presto o tardi c’è il tempo della resa, ma fino ad allora… è tempo di combattere.

Le battaglie della nostra vita

LPossono essere battaglie contro un nemico che è fuori o dentro di noi, un nemico in carne ed ossa, col quale non è possibile dialogare, costituito da una persona o da un “sistema”, oppure un fantasma che appare e scompare inafferrabile nella nostra testa e che infesta i nostri sogni e le nostre speranze.

Possono essere le sfide del cambiamento, o quelle per resistere in una situazione ingrata.

Non tutte le battaglie sono da combattere pero’. Bisogna avere la saggezza di non buttarsi in sfide inutili, che non possono essere vinte, oppure di così scarsa importanza da non valere l’energia ed il tempo che gli si dedicherebbe.

Ci sono battaglie che proprio non possiamo permetterci di perdere; altre per le quali vale la S. Giorgio che lotta col drago - 1505 -  Raffaele Sanziopena di combattere perché, anche se possiamo essere sconfitti, sarebbe un disonore per noi stessi non avere nemmeno il coraggio di ingeggiarle nonostante la loro importanza.

Non permettiamo alla nostra inerzia, alla sfiducia in noi stessi, al “quieto vivere”, alla paura di non farcela, di non mettere tutto noi stessi, corpo, cuore ed anima, nelle sfide che possono davvero cambiare la nostra vita.

Al di là del risultato, chi non combatte, le ha già perse in partenza.