Artefici, e non vittime

tigreIL CAMMINO DELLA TIGRE
di Paulo Coelho

Un uomo camminava nella foresta quando vide una volpe ferita. “Come può nutrirsi?”, pensò.
In quel momento, si avvicinò una tigre, con un animale fra i denti. Saziò la sua fame e lasciò alla volpe quanto era avanzato. “Se Dio aiuta la volpe, aiuterà anche me”, rifletté l’uomo.
Quindi tornò a casa, si chiuse dentro e rimase ad aspettare che i Cieli gli dessero da mangiare. Non accadde nulla.
Quando ormai era troppo debole per uscire e lavorare, comparve un angelo. “Perché hai deciso di imitare la volpe ferita? – domandò l’angelo – Alzati, prendi i tuoi attrezzi e imbocca il cammino della tigre”.



Commento di Wolfghost: non finiro’ mai di stupirmi per come persone che magari provengono da contesti sociali molto simili, forse perfino dalla stessa famiglia, reagiscano in modo differente a medesimi eventi.

C’e’ chi si lascia abbattere e passa il tempo a lamentarsi, sentendosi di volta in volta vittima del fato avverso, del “sistema”, di un Dio crudele, di qualcuno che ordisce trame misteriose alle sue spalle e contro cui e’ inutile intraprendere una qualsivoglia azione, e chi, invece, considera quanto avvenuto come una sfida o un incidente di percorso, valutando se ha sbagliato qualcosa, se puo’ porre rimedio, forse anche con l’aiuto di qualcuno, ma – in ogni caso – decidendo ad un certo punto di andare avanti comunque, perche’ la vita non interrompe il suo percorso mentre siamo chiusi nelle nostre camere a lamentarci o a inveire contro capri espiatori, veri o presunti che siano. Spesso anzi, queste persone, pur nel pieno della loro personale lotta, riescono a dare attenzione ed aiuto a loro volta, seppure nei tempi e nei modi che le circostanze permettono loro.

La vita va avanti: ci da’ il suo tempo, sta a noi scegliere come usarlo.

Personalmente sono arrivato al punto che, quando capisco che qualcosa non va, mi sento in una gabbia terribilmente stretta, dove le pareti si avvicinano sempre piu’ e l’aria diviene sempre piu’ irrespirabile… Allora, semplicemente, non riesco piu’ a rimanere passivo: lotto per risolvere quella cosa fino a quando, in qualche modo, non riesco ad uscirne. L’unica cosa che fino a quel punto mi da’ sollievo e’… l’azione, la sensazione di stare almeno provando con tutte le mie forze a cambiare le cose.

Non importa quanto si riuscira’ ad ottenere agendo, ma aspettarsi che i problemi si risolvano da soli o pretendere e sperare che arrivi qualcuno a trarci d’impaccio senza che noi facciamo nulla, magari nemmeno avere il coraggio di chiedere, e’ come aspettarsi l’arrivo di una lettera senza aver comunicato l’indirizzo di casa: scordatevi che arrivi.

Non si puo’ volere che entri aria fresca senza nemmeno fare lo sforzo di alzarsi e andare aprire porte e finestre.

volpe

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0 pensieri su “Artefici, e non vittime

  1. x Nuovo: sai, la maggior parte della gente reagisce quando proprio non puo’ fare piu’ a meno di farlo, dunque per necessita’; altri reagiscono per orgoglio o, meglio sarebbe, per dignita’.
    Reagire a causa della ritrovata dignita’ e’ gia’ una buona cosa 🙂
    Il punto pero’ e’ che non si dovrebbe arrivare a toccare il fondo per reagire; credo che il capire che non si puo’ fare a meno di cambiare strada arrivi in genere molto prima, ma non si riesce a farlo. Un po’ la paura di perdere qualcosa (che in realta’, quando si arriva a questo punto, e’ di solito gia’ persa), un po’ il ricadere nelle proprie abitudini, rende difficile il cambiamento. So bene che ci vuole coraggio, e piu’ si e’ fragili, piu’ coraggio ci vuole.
    In realta’ ha piu’ coraggio una persona fragile che sapendo cosa deve fare lo fa (anche se ne ha terrore), piuttosto che una persona determinata di natura che non fa fatica ad operare i cambiamenti che ritiene necessari.
    Alle persone fragili che sanno raccogliere le sfide nonostante i propri timori, va tutta la mia stima e rispetto.

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  2. x Elena: hai dato una risposta equilibrata che personalmente mi piace, che si creda o meno nel percorso “oltre questa vita”.
    Infatti ritengo non siano poi cosi’ importanti i motivi per cui si diventa cosi’ differenti gli uni rispetto agli altri, la mia era piu’ che altro una provocazione. Credo che il passato non sia importante: ci si ritrova, qua, adesso, essendo in un certo modo ed avendo a disposizione determinate qualita’ e difetti, ognuno a modo suo. E ognuno puo’ crescere. Non e’ una gara, una competizione: ognuno parte dal luogo dov’e’ e con i mezzi che ha, e cerca di migliorarsi, di andare verso una condizione nella quale stara’ meglio. Non ci sono medaglie per il primo, il secondo ed il terzo arrivato. Il premio e’ solo lo stare meglio, l’essere cresciuti. E questa e’ una cosa che tutti, nel loro piccolo, possono fare.
    I mezzi per farlo possono arrivare da ovunque: da dentro o fuori di noi; ma certamente ci vuole la decisione a cambiare, altrimenti nulla – ne’ l’insoddisfazione ed il malessere interno, ne’ le parole delle persone piu’ sagge e motivazioniste di questa terra, potranno fare granche’.
    Pero’ parlare e condividere serve. Talvolta e’ come aver vissuto sempre all’interno di una casa senza finestre, non hai idea di come sia la’ fuori, puoi fartene mille idee ma non ci arriverai. Tu dici che solo “uscire” servira’ davvero a cambiarti, ed e’ vero, ma puo’ succedere che ti decida ad aprire la porta grazie a qualcuno che ti avra’ dipinto di come sia bello la’ fuori…
    Sono sicuro che capisci cosa voglio dire… 🙂

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  3. io sono sempre stata una tigre e mi viene difficile pensare come altri,invece, possano seriamente restare impassibili di fronte alle difficoltà. Mi viene davvero difficile…

    so che tanti aspettano la manna dal cielo quando c’è da rimboccarsi le maniche, ti parlo di lavoro ad es.

    ma le difficoltà oggettive… i problemi propri…come si fa??? a meno che non ci sia una qualche situazione “patologica”, immagino che ognuno provi in cuor suo a reagire! mi rifiuto di pensare che non è così! come si fa???

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  4. Eppure spesso e’ cosi’… e’ come se non ci si fermasse a riflettere su cosa si sta facendo, su qual e’ la propria condizione. Ci si lamenta e basta.
    Per evitare malintesi: piu’ che un rimprovero, il mio vuole essere un richiamo a tentare almeno di fare quanto possibile per cambiare la propria situazione, al di la’ dei risultati che si otterranno. Senza scuse e senza ulteriori procrastinazioni…

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  5. Lands, ok… la prima volta darei una mano, ma se la cosa si ripetesse di continuo… cambierei atteggiamento! 😀

    Lipodotata: zucchero?? Giammai! 😀

    Dora, grazie 🙂 Ricambio l’abbraccio… Domani rientro in Italia 🙂

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  6. x Senzabussare: non generalizzare! 😉 Un conto e’ parlare genericamente di differenze, che e’ giusto ci siano; un altro e’ applicarlo ad ogni cosa, anche laddove diventerebbe una giustificazione a comportamenti da evitare…
    Un caro saluto a te…

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  7. Davvero illuminante…e rispecchia a pieno quanto un giorno son stata e nn sono più… la lotta continua…quotidiana per superare certi avvenimenti…la forza che ogni giorno diviene sempre più forza…per conquistare quel pezzetto di serenità…


    Notte serena…
    LeAAA

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  8. Grazie Lea, le testimonianze come la tua sono sempre importanti per chi puo’ arrivare a credere che non sia possibile.
    Mi piace la frase di Battaglia che riporti, per me e’ cosi’. Anche se aggiungerei, con un pizzico di realismo, che deve essere il cuore di qualcuno a cui teniamo a nostra volta 🙂 Sembra una banalita’, ma… 😉

    Notte serena a te…

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  9. Ti leggo sempre con attenzione perchè sai dare sempre un pò di senso a tutto quello che penso e che un pò mi abbatte. Non sono uno che si arrende, ma se anche fosse sapresti davvero dare la spinta giusta per non farlo. Grazie 😉

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  10. In tanti pensieri che leggo ultimamente, denoto un dilagare incredibile della “pigrizia”…

    è vero, sì…si vuole ottenere tutto con il minimo sforzo…

    Un abbraccio, sempre perle di saggezza qui…

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  11. x Gargattina: vero?? 😉 Qualcuno l’ha preso come un rimprovero, ma non è così, so quanto può essere dura la vita; diciamo che era uno sprone ad alzare la testa 😉

    x virus: grazie a te! Il tuo è per me un bel complimento 😉

    x pinky: è vero? 🙂 Forse siamo diventati un po’ troppo… comodi?
    Grazie cara, spero di avere un po’ di tempo per gli amici nei prossimi giorni 🙂
    Grazie per la segnalazione al video, alcune immagini sono d’avvero stupende… non c’è niente da fare: il mare ha sempre un fascino particolare 🙂

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  12. ogni parola è bella e buona ma quando proprio non ce la fai e non hai alcuna energia, cosa fai? come fai? siamo nati per lottare e appena capito, lo facciamo, ma poi, ecco che a tanti è dato di non poter…scusa, faccio confusione, ma sai, quando si parla di questi argomenti (io sono molto fatalista!) mi metto a balbettare e credo sia difficoltoso parlarne…ci vuole serenità, ed è quella che manca, ciao, con stima sempre, a presto.

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  13. Ciao wolfghost 🙂
    infatti mi sembrava di aver compreso giusto
    ogni cosa a suo tempo 🙂

    anche se no ho letto tutti gli interventi bello il post! complimenti

    ***
    ^_^
    NataLibera70

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  14. …BUONA SERATA…. Alice**” Sorridi. La vita è come una siepe fiorita in una foresta di solitudine dove le foglie sono speranze, i fiori sogni, le spine i giorni tristi della vita. Sorridi. Perchè le spine, una alla volta, cadranno e la siepe fiorirà ancora a primavera ”~ ~~Romano Battaglia ~

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  15. Se il fermarsi serve, ad esempio a riposarsi e ritemprarsi, allora ben venga. Anche l’iperattività, la coercizione all’azione, non è buona cosa. Osho diceva che gli occidentali, a differenza degli orientali, sentono tale coercizione a “fare”: quando qualcosa non va, devono per forza fare qualcosa, perfino se è assolutamente priva di fondamento. Diceva “Io invece vi dico: quando non sapete cosa fare, non fate nulla!”. Certo, se si tratta di scelte importanti per la propria vita, guai a forzare i tempi magari sotto la spinta dell’emotività del momento. Ma diverso è il caso di quando l’essere dove siamo ci fa star male e, pur potendo muoverci, non lo facciamo. Non ho scritto che deve essere “subito”, anzi ho scritto “decidendo AD UN CERTO PUNTO di andare avanti comunque”: se davvero decidiamo fermamente che quella situazione non è più buona per noi e va cambiata, il modo di cambiarla presto o tardi lo troviamo.

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