Qual è il vostro cruccio – rimorso o rimpianto – più grande?

Un mesetto or sono, per partecipare a modo mio al Liebster Award, scrissi che le mie dieci domande ve le avrei poste nel tempo. La prima ve la feci allora (cosa vorresti fosse diverso nella tua vita?); la seconda, che vi faccio oggi, è “qual è il vostro cruccio più grande?”, ovvero qual è quel rimpianto, o più facilmente rimorso, che ancora vi portate dentro, che nonostante tutta la vostra saggezza che vi dice che è inutile rimuginare sul passato, fa ancora capolino?

Ovvio che adesso cortesia impone che vi dica il mio, o meglio i miei.

Non sono uno che da peso al passato, o meglio, so che come siamo oggi è inevitabilmente frutto del passato, o almeno anche di quello, come so che un giorno, se avrò la fortuna di invecchiare, il passato sarà quasi tutto ciò che mi rimarrà, tuttavia sono sempre stato per il “ciò che è stato è stato”. Eppure, se mi guardo indietro, qualche rimorso per un comportamento che oggi non avrei più… compare.

Quello forse più importante è stato l’essermi fatto “calpestare”, quand’ero giovane, in alcune occasioni, dimostrando scarso rispetto di me stesso; una cosa che adesso non permetterei più, costi quel che costi. Ancora adesso, so che può non farmi onore, ogni tanto vorrei tornare indietro e… mandare “dove si conviene” chi meritava di esserci mandato. Spesso non lo facciamo perché crediamo che sia sempre sbagliato arrivare allo scontro e alla rottura, tuttavia non solo non farlo, quando dignità lo imporrebbe, non porta comunque alcun vantaggio, ma anche la controparte finirebbe per apprezzarlo quasi sempre di più rispetto ad un atteggiamento passivo e remissivo. E’ questo è vero quasi sempre, che si tratti di lavoro, di relazioni, di amicizia. Il rispetto di noi stessi ci porta il rispetto degli altri.

Altri rimorsi li ho nei confronti di due animali. Il primo è Kit, il mio primo gatto. Lo lasciai a casa dei miei genitori la prima volta che andai a vivere da solo. Morì lì, consumato da un tumore, avendomi lontano. Vero che non era davvero il mio gatto, era il gatto di famiglia, ma io ero il suo preferito. Ancora oggi, quando ci ripenso, non posso non sentire il dolore per averlo abbandonato. L’altro animale… non so nemmeno cos’era. Un giorno, passando vicino ad un bidone della spazzatura, sentì qualcosa che ci si dibatteva dentro. Il mio primo pensiero fu che fosse un topo, e mi allontanai con ribrezzo. Ma poteva essere qualunque cosa, un gatto, un cucciolo, un piccione… Era mattina, spero che quell’animale, qualunque cosa fosse, abbia resistito fino a quando qualcun altro, magari un operatore ecologico, sentendolo dibattersi disperatamente, l’abbia liberato. Ma non lo saprò mai. Tra l’altro quest’ultimo è un ricordo che avevo proprio rimosso, non saprei nemmeno dire con certezza a quanti anni fa risale, probabilmente una ventina. Solo ultimamente, chissà perché, ha fatto capolino dal mio inconscio…

2. Qual è il vostro cruccio più grande?

Pubblicità

La disperazione del non vivere

disperazioneEssere rifiutati o respinti
può essere estremamente doloroso
ma non venire corteggiati
o non avere il coraggio di corteggiare
causa un’infelicità che
con il passare del tempo
porta alla disperazione.
(John R. Marshall)

A volte, quando non so cosa scrivere, provo a “sfogliare” la mia raccolta di aforismi e brevi racconti, raccolti via via nel tempo. Qualcosa di solito mi fa nascere una sufficiente ispirazione da farmi pensare che valga la pena di usare un po’ di tempo per scriverne e pubblicarlo. Di solito non mi colpiscono gli scritti “piu’ belli”, ma quelli che sono piu’ significativi in quel particolare momento, pensando a me oppure a persone a me care.
Stasera ho trovato questi 🙂

 

Il primo, di Marshall, mi ha fatto venire in mente tutte quelle persone che sono disperate perche’ non hanno cio’ che desiderano, ma non perche’ sono state respinte o rifiutate, bensi’ perche’ non hanno mai nemmeno provato, o non provano piu’, ad ottenerlo veramente.
L’amore non e’ l’unico esempio, c’e’ il lavoro, l’aspetto, la cultura, un posto migliore dove vivere, tante altre cose, ma l’amore e’ spesso quello che si cita di piu’.
Spesso si trovano persone con passati tremendi alle spalle, rapporti burrascosi, finali dolorosi. Eppure non chiudono mai la porta a lungo: dopo la sofferenza la riaprono e si rimettono in gioco. Soffrono, ma non sono “disperate”. Le persone davvero disperate sono quelle che la porta non l’hanno mai aperta oppure che non sono piu’ disposte a farlo… salvo aspettarsi che sia qualcun altro a forzarla dall’esterno e rimanere deluse se cio’ non accade.

Si hanno a disposizione dieci minuti per mettere in atto un’idea
prima che questa ritorni nel mondo dei sogni.
(Richard Buckminster Fuller)


Collegato a quello sopra c’e’ quest’altro aforisma. Perche’ collegato? Perche’ spesso alle persone di cui si parlava, le idee e le intuizioni che potrebbero cambiarne il corso della vita non mancano, ma… non le mettono mai in pratica. Le vedono sorgere, passare, scomparire. E rimangono piu’ vuote e piu’ disperate di prima.
Le idee, senza che si decida ad agire, non portano da nessuna parte, e rimandarle significa quasi sempre perderle. Questo dovrebbe essere scolpito nel marmo. Se ognuno di noi facesse il calcolo delle idee che ne avrebbero probabilmente cambiato la qualita’ della vita, ma che non ha seguito… probabilmente non gli basterebbe un volume di cento pagine. Provate a pensare a tutte le idee brillanti alle quali, chissa’ perche’, non avete dato seguito.

Quando ogni cosa è vissuta fino in fondo non c’e’ morte ne’ rimpianto,
e neppure una falsa primavera.
Ogni orizzonte vissuto spalanca un orizzonte più grande, più vasto,
dal quale non c’e’ scampo, se non vivendo.
(Henry Miller)


E il buon Henry arriva a chiudere il cerchio e torna a ribadire il concetto di partenza: il provare con tutto noi stessi da gia’ senso alla vita, che si vinca oppure si perda.
O, per dirla con lo Zen, la vera ricompensa sta sempre nel viaggio, non nel raggiungimento del suo termine.
Chi ha combattuto con tutto se’ stesso, e’ sempre soddisfatto di se’; poiche’ sa che ha fatto tutto cio’ che poteva fare, non ha rimpianti ne’ rimorsi.

falco