Obiettività, questa sconosciuta

L’obiettività è qualcosa della quale ognuno si fregia ma che non riconosce in nessun altro, a meno che questo non la pensi come lui. Ma esiste davvero l’obiettività nella vita di tutti i giorni?

Ogni giorno esce una notizia nuova, spesso contrastante con quelle del giorno prima. Chi gli darà retta? Chi si prenderà la briga di informarsi sull’attendibilità delle fonti vere o presunte, sempre che siano state riportate?

La verità è che succede molto raramente: ognuno dà corda e prende per buone le notizie che concordano e rafforzano la visione che aveva prima, scarta quelle che contrastano con essa. Poco importa se le fonti sono attendibili o meno.

Spesso sentiamo parlare di manipolazione dell’informazione e delle masse. Chi, in quel momento, si è mai posto il problema che forse anche lui è parte della massa e non ha invece pensato “guarda che pecoroni!” (gli altri)? Senza contare che il tentativo di manipolazione è, spesso, tutt’altro che unidirezionale; pensiamo alla politica dove ognuno dei partiti la “spara grossa” per attirare voti, promettendo innovazioni che non solo non saranno mai messe in atto, ma che tali partiti sanno fin dall’inizio non essere in grado di mettere in atto.

Senza contare che a passare da essere manipolati ad essere manipolatori il passo è breve, e ognuno lo fa molto più spesso di quanto creda.

Voi direte “E quindi?”. Semplicemente, la prossima volta che troviamo nuove notizie o nuove opinioni… pensiamoci, prima di scartarle a priori.

 

Anno nuovo, storia vecchia – ha ancora senso leggere la stampa?

Ci sono stati dei periodi dove, per un motivo o per l’altro, mi interessavo poco a cosa succedeva al di fuori della mia sfera personale. Magari avevo così poco tempo da non riuscire nemmeno a seguire un telegiornale o comprare un giornale, oppure avevo interessi che preferivo largamente agli stessi. Oggi c’è la stampa online, molti quotidiani pubblicano anche sul web dove, però, esistono anche altre fonti di informazione così da poter avere una pluralità di visioni. “Bene”, direte voi. E invece no, perché la pluralità di informazione permette, almeno a chi vuole, di scorgere la propaganda che la stampa odierna offre, a volte con fini nascosti, a volte per il solo piacere dello scoop o di cavalcare facilmente l’onda del momento e trovare il proprio angolino di celebrità… il panorama è davvero desolante.

A solo titolo di esempio, avrete sentito sicuramente parlare di quella povera ragazza, affetta da diverse malattie rare, che è stata insultata e minacciata sul web per aver dichiarato il suo appoggio alla sperimentazione animale. Bene (si fa per dire), è evidente che non si fa, che chi ha fatto ciò dovrebbe vergognarsi e farsi un esame di coscienza, e chi addirittura è arrivato alle minacce dovrebbe essere perseguito legalmente. Penso che ogni persona equilibrata sia d’accordo con questo e non disquisisco neanche il fatto che l’accaduto sia stato sottolineato dalla stampa, accade per fatti di gravità molto inferiori. Però si da il caso che proprio in questo periodo si stia discutendo di modificare le leggi sulla sperimentazione stessa: gli animalisti si sono mossi in tutta Europa con raccolte di firme perché ciò accada e, ovviamente, si sta muovendo anche chi la pensa diversamente, ognuna delle due parti mostra i propri dati. Siamo in un paese supposto democratico, quindi è giusto che sia così. Peccato che su gran parte della stampa nazionale il succitato fatto non sia stato riportato solo con la giusta condanna per chi ha insultato e minacciato, ma è cavalcato da giorni a giorni a favore della sperimentazione a volte con argomentazioni francamente penose quando non ilari. Se si vuole il parere di esperti, su entrambi i fronti, ce n’è a bizzeffe da trovare e riportare: di balzane argomentazioni di parte – ma sbandierate come fossero l’unica “etica corrente” – onestamente non ne sentivo la mancanza e le trovo molto scorrette quando si trovano sulla stampa pubblica.

Sono francamente stanco di questi continui tentativi di manipolazione. Questo è solo l’ultimo. Ricordo quelli, continui, contro l’eutanasia ad esempio, dove attacchi della stessa violenza venivano portati a chi faceva quella scelta… ma lì nessuno obiettava, nessuno denunciava. Almeno non sulla stampa pubblica.

Un tempo stavo alla larga dalle teorie complottiste che vedevano un disegno manipolatorio ovunque, e ancora non sono convinto che vedano sempre bene, per me la verità è ancora più squallida: non solo ci sono lobby che spingono, ci sono anche giornalisti che desiderano mettersi in evidenza e poiché, nonostante l’informazione non manchi, l’italiano medio ancora tende a prendere per buono quello che la stampa pubblica dice con zero senso critico… ahimé, ci riescono pure.

Voglio sottolineare che questo mio post non è oggi una presa di posizione pro o contro la sperimentazione animale, anche se la mia posizione è nota, ma è piuttosto una nota di sdegno nel vedere come ogni cosa, anche la più grave, venga strumentalizzata senza alcun rispetto né per il lettore né per l’argomento trattato.

Credo che quest’anno avrò di meglio da fare che perdere il mio tempo leggendo, o guardando, spazzatura.

Etica e disinformazione, la solita RAI

Sabato scorso, in mattinata, ho assistito casualmente ad una trasmissione RAI che, al solito, mi ha lasciato alquanto interdetto. Eviterò di fare nomi e cognomi e perfino di dire il nome della trasmissione, limitandomi ad esporre brevemente l’oggetto del contendere e la conduzione del programma stesso.

Il tema era la vivisezione – il cui termine stesso è stato più volte contestato da chi sperimenta sugli animali… come se fosse questo ad essere importante. Gli invitati erano un eminente e anziano ricercatore pro-vivisezione, un… esperto di etica con tanto di cattedra, se non erro in una università romana, e una giovane biologa, unica sostenitrice tra gli invitati dei diritti degli animali. Naturalmente c’era anche il conduttore della trasmissione che si suppone dover essere super partes ma che super partes non era per nulla.

Qui non discuterò il tema in sé, anche se la mia posizione credo sia nota ai lettori di questo blog; voglio solo analizzare brevemente un servizio – estremamente costoso – per il quale ognuno di noi ogni anno versa una tassa che ormai ha davvero poco senso. E attenzione: io non parlo della correttezza di far pagare un servizio pubblico di utilità, cosa che avviene nei principali paesi europei, quanto della – non – opportunità di farlo per il livello del servizio che viene offerto in Italia.

Allora, in una discussione nella quale avrebbero dovuto essere garantite pari condizioni avevamo: un conduttore smaccatamente schierato, un eminente ricercatore pro-vivisezione e l’esperto di etica che tirava in ballo un’etica che non si capisce da chi sia stata stabilita. Dall’altra parte, questa biologa che, benché preparata, non aveva l’esperienza né per tenere testa all’aggressione verbale degli altri tre, né per essere credibile verso l’eminente ricercatore.

Perché non è stato chiamato un, poniamo, Veronesi, da sempre contrario alla vivisezione? Perché il conduttore dimostrava perfino fastidio allorché parlava la biologa? Perché lo “esperto di etica” argomentava la sua posizione come se fosse quella ufficiale dell’umanità? L’etica cambia nel tempo, la storia ne è testimone. Basta pensare allo schiavismo, un tempo accettato e che oggi, per fortuna, non lo è più. Chi è costui per venirci a dire che è etico sperimentare sugli animali se serve per migliorare la salute dell’uomo? Veronesi è vegetariano per scelta etica, a suo stesso dire, piuttosto che per motivi salutistici. Secondo il buddhismo tutti gli esseri senzienti, dotati d’intelletto, vanno rispettati e difesi, non solo l’uomo. Io non dico, qua, cosa è giusto o sbagliato, chi ha ragione o torto, ma non trovo accettabile che questo “esperto” esca dalla sua bella università e ci venga a dire che l’etica corretta è la sua perché così sta scritto su qualche libro. E’ il popolo, sono le usanze, la morale imperante a stabilire l’etica, non i libri. Ed oggi, come mai nel passato, questa etica, quella della gente comune, cambia in fretta.

Forse davvero gli anni che passano danno maggiore senso critico. Un tempo davo per scontato che i messaggi che ci dava la TV fossero corretti e che i contestatori fossero soltanto disturbatori della preziosa quiete pubblica. Oggi mi rendo conto sempre più che i servizi di stato – anche gli altri, va da sé, ma almeno quelli privati sono più comprensibili – ci propinano esattamente ciò che vogliono loro. Ci vogliono far credere ciò che per loro è più conveniente. Cercano da decenni di dirigere il pensiero delle masse. Questi personaggi dovrebbero essere mandati tutti a casa (scusate se assomiglio un po’ al mio concittadino Grillo stamattina), queste trasmissioni dovrebbero essere sostituite da trasmissioni libere, dove davvero ogni parte possa dire la sua. E soprattutto, scusate, questa RAI ha proprio toccato il fondo.

E continuamo ancora a pagare il canone con la scusa – loro – che oggi è una tassa di proprietà e non un tassa di servizio per la RAI. Come no.

da http://www.immaginidivertenti.org/

La sfiducia verso la medicina ufficiale e la “contro-informazione”

Prima di tutto permettetemi di fare un saluto a un mito della mia adolescenza che ci ha lasciato ieri: il comico Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro. Ha lottato molti mesi contro un tumore ai polmoni con grande forza e coraggio, al punto da essere citato come esempio da Umberto Veronesi. Purtroppo non ce l’ha fatta, ma personalmente ne ho ammirato – e molto – la forza d’animo.

Indubbiamente la medicina ha fatto grandi progressi e molte malattie che un tempo erano incurabili oggi non sono più tali. Leggevo l’altro giorno che, ad esempio, sulle leucemie i progressi sono stati addirittura sbalorditivi, superiori al previsto: molte forme di leucemia sono oggi guaribili nell’80% e più dei casi; altre vengono “cronicizzate” e, anche se non si guarisce, si possono tenere sotto controllo per lungo tempo con aspettative di vita del tutto simili alle persone sane. Purtroppo su altri lati il miglioramento non è esattamente lo stesso. Qualche settimana fa mi è capitato un articolo nel quale si dava grande enfasi, trattandolo come un successo, il passaggio dell’aspettativa di vita di una forma tumorale (non voglio scendere nei dettagli) da 6 mesi a… un anno! Un altro articolo, proprio negli scorsi giorni, faceva la stessa cosa per un’altra forma tumorale, con la medesima sottolineatura dell’arrivo imminente di nuove categorie di farmaci che, “miracolosamente”, promettevano non già di guarire il paziente, ma di passargli l’aspettativa di vita da 4 mesi a 9. Vero che ci sono nuove medicine, ma l’impressione è che il miglioramento decisivo delle statiche sulla mortalità di determinate malattie sia stato dovuto più alle campagne di prevenzione e screening che alle cure stesse. Sia chiaro che sto parlando di impressioni da “uomo della strada”, non sono un esperto ma credo che in molti abbiamo la mia stessa percezione.

Ricordo l’articolo di un giornalista, credo del Corriere, che a breve avrebbe incontrato e intervistato Umberto Veronesi. Questo giornalista, e mi scuso per non ricordarne il nome, aveva da poco perso la moglie per la stessa malattia che gli uccise, diversi decenni prima, la madre. La sua intenzione era di esprimere chiaramente a Veronesi tutta la sua delusione per la lentezza dei progressi della medicina che – almeno per determinate malattie – è stata irrisoria portando, a fronte di grandi campagne e promesse, solo “una manciata di mesi in più” (espressione da lui usata).

Certo, sappiamo il tipo di mondo nel quale viviamo. Sappiamo che i ricercatori per poter vedere i loro lavori ancora finanziati hanno necessità di promettere grandi risultati, di sbandierare i loro successi forse oltre misura, questo però ha portato i comuni mortali a credere per decenni, forse già da 50 anni (ricordo i TG degli anni ’70), che entro breve molte malattie sarebbero state finalmente debellate. Ovvio poi restare delusi.

La sfiducia così portata ha avuto risultati evidenti sulla cosiddetta “contro-informazione”. Solo pochi giorni fa ho letto un “articolo” su un social network (che normalmente evito come la peste ma che mi era stato segnalato da Lady Wolf) che francamente ho trovato davvero di cattivo gusto e pericoloso. Questo articolo sbandierava statistiche sull’inutilità, ed anzi dannosità, delle cure ufficiali citando articoli e ricerche datate anni ’70 e evitando accuratamente di spingersi oltre a quel periodo. Articoli come questi rischiano di spingere persone già sfortunate a compiere scelte sbagliate a danno della cosa più preziosa che hanno: la loro salute. Sono il primo, e questo credo si sia  capito, ad essere piuttosto deluso dai progressi della medicina, ma certe scelte si devono fare sulla base di dati reali e attuali, non leggendo su ciò che stato proposto lesivamente, con dati di un periodo nel quale diagnosi di cancro erano praticamente condanne a morte. Poi ognuno è ovviamente libero di compiere le proprie scelte, ma chi pubblica certi articoli solo per avere un po’ di notorietà farebbe bene a farsi un esame di coscienza pensando che sta giocando con la vita delle persone.

Detto questo, sia chiaro che chi ha materiale di reale interesse, chi ha anche solo dubbi che però potrebbero essere legittimi, fa benissimo a proporli, ma dovrebbero sempre essere chiari i limiti e la provenienza di ciò che scrive, soprattutto quando si parla di argomenti che parlano di vita e di morte.

Tecnologia, il presente e il passato

Cosi’ oggi se n’e’ andato Steve Jobs… Una fine annunciata ma non per questo meno sentita, un incontro con la morte che anzi lui e’ riuscito a lungo a rimandare (probabilmente grazie anche ai suoi soldi ma personalmente, in un mondo basato sull’economia, la cosa non mi scandalizza piu’ di tanto). Non so voi, ma a me ha fatto una certa impressione vedere il cordoglio che ha suscitato la sua scomparsa in tutto il mondo, al pari e forse piu’ di un capo di stato o una altissima figura religiosa (come puo’ esserlo il papa). Le frasi in sua memoria che piu’ spesso leggo dicono che e’ stato un uomo capace di cambiare il mondo. Cosa che e’ innegabilmente vera. Non credo che Jobs avesse piu’ conoscenza degli altri, ma sicuramente aveva un’altissima determinazione ed una alta considerazione di se’ stesso e delle sue capacita’: a tutti noi vengono idee brillanti, ma pochi, molto pochi, danno ad esse seguito. C’e’ una regola, in cui io credo, che dice che se ad una idea non viene data immediato seguito, magari solo prendendone fisicamente nota, essa torna nel dimenticatoio in pochi minuti. E per sempre. Steve Jobs invece credeva di poter realizzare le sue idee, e aveva la determinazione per farlo.

Comunque questo mi ha fatto venire in mente quanto il mondo sia cambiato negli ultimi decenni. Pensate solo a cellulari e Internet… e’ innegabile che queste invenzioni hanno cambiato il volto della comunicazione e con esso il modo di vivere di milioni di persone in tutto il mondo. Sono certo che anche voi rimanete spesso sorpresi nel pensare che solo qualche decennio fa non esistevano ne’ gli uni ne’ l’altro. Come non esistevano altre cose, anche se credo che cellulari e Internet siano le due invenzioni piu’ rivoluzionarie nella storia recente dell’umanita’. Al pari dell’automobile e dell’elettricita’ del secolo precedente, direi 😉
Detto questo… come si stava prima? Era davvero meglio o peggio? La sera la gente vedeva la TV, o, ancora prima, si leggeva un libro… C’erano i giochi in scatola, o passatempi come le carte. Quando si usciva di casa… si svaniva nel nulla: nessuno poteva rintracciarti con il telefono, fino a quando almeno non fossi rientrato in casa o in ufficio. C’era indubbiamente meno informazione e piu’ ignoranza. Se non sapevi qual’era la capitale dell’Angola era difficile scoprirlo, a meno di non avere un’enciclopedia in casa (cosa che peraltro era piuttosto frequente). Oggi basta un PC, o perfino un cellulare con connessione internet, e conosci vita, morte e miracoli di quasi ogni cosa conosciuta. Puoi perfino rintracciare la via di un minuscolo paesino di campagna di cui altrimenti non avresti mai saputo l’esistenza. C’erano meno agenti dannosi per la salute… ma meno medicinali per le malattie, meno cure. In Italia la vita media a fine ‘800 si aggirava a poco piu’ di 40 anni.
Certamente si viveva (mediamente) meno di fretta, con piu’ calma. Ma chissa’ se piaceva davvero di piu’…
Insomma… non lo so. Ci sono persone come Jobs che hanno cambiato il mondo e gente che gliene rende merito o… colpa, salvo poi usare loro stessi le invenzioni in oggetto.
Personalmente credo che ogni invenzione e’ sempre e’ solo un mezzo, poco importa se reale o virtuale, e come tale non ha valenza positiva o negativa: e’ come lo usiamo a dargli tale valenza. E’ l’intenzione a dargliela. Cosi’, oggi abbiamo piu’ mezzi di ieri… Il problema e’: le nostre teste si sono evolute assieme alla tecnologia? Credo che la risposta non possa essere di massa: ognuno ha il potere e la responsabilita’ di come usa i mezzi che ha a disposizione… piuttosto che incolparli.
Gli inglesi dicono: “A careless worker blames his tools!” (“il lavoratore disattento da la colpa ai suoi attrezzi), e Asimov sosteneva che “La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta”. Come dire che l’errore sta casomai in chi lo usa 😉

arrabbiato col PC

Rapporti medico-paziente, anche questo a volte è talk-crossing

Ero d’accordo con Glencoe per aderire ad una sua iniziativa che parla di talkcrossing, ovvero la falsicazione dell’informazione. L’argomento è molto interessante, per cui vi invito a visitare il suo blog (http://etadellainnocenza.splinder.com/) nel quale, oltre al suo contributo, sta inserendo quello dei blogger invitati a partecipare.
Io avevo in mente un breve racconto, ma in questo periodo ho un po’ la testa altrove per cui non riesco a concentrarmi granché. Insomma… non l’ho scritto. Il punto è pure che… a volte la realtà supera – tristemente – l’immaginazione. Anche scoprire questo mi ha scaricato.
Il racconto avrebbe parlato di una persona sana che, informata dal proprio medico del proprio presunto stato di malattia… erroneamente (c’è stato uno scambio di cartelle mediche tra lui e un’altra persona), crede di essere malato e finisce in una spirale di dolore, depressione e falsi sintomi, finendo in pratica per lasciarsi morire… prima di venire cercato per essere avvisato dello scambio di cartelle.
In questo periodo però mi sta capitando di avere a che fare con l’ambiente medico e, pur non volendo generalizzare, quel che vedo mi… lascia davvero perplesso (ovviamente sto usando un eufemismo): medici che, usando il paziente come intermediario, si sconfessano e insultano l’un l’altro, apparentemente (voglio essere buono inserendo questa parola) più preoccupati della propria immagine professionale che della salute della persona che hanno davanti. Come può questo non sconcertare?
Già – e qui veniamo al tema della “falsificazione dell’informazione” – trovo avvilente che il medico ometta o sia superficiale nelle sue informazioni, dando per scontato che il paziente sappia, oppure – e non so cosa sia peggio – che il paziente debba, secondo loro, limitarsi a seguire le “istruzioni” che gli vengono date, senza ulteriori spiegazioni. Spesso – e questo in teoria vale in ogni campo, ma in quello medico diventa estremamente importante – basta una frase “buttata lì con superficialità”, o una spiegazione omessa, per lasciare libero e pericoloso spazio all’interpretazione del paziente, che ovviamente può benissimo essere ignorante dell’argomento o, magari perché spaventato, portato a vedere sciagure dove ci sono semplici ostacoli, o ancora, al contrario, propendere subito per la spiegazione che più lo rassicura (lasciando perdere accertamenti forse preziosi).
Ecco, senza voler pensare alla volontarietà nel danneggiare o sfruttare il paziente per propri scopi (e comunque anche queste ipotesi volano, il che è tutto dire), trovo che anche l’omissione o superficialità dell’informazione sia “falsificazione” dell’informazione stessa, e, potenzialmente, altrettanto, se non più, pericolosa.
La malasanità inizia dal rapporto medico-paziente.
Come scritto in precedenza, non voglio generalizzare, so che esistono medici molto coscienziosi in termini di umana e corretta trasmissione dell’informazione verso i loro pazienti, ma credo che ne esistano tanti altri che dovrebbero riconsiderare il loro modo di porsi verso persone che, già per il solo fatto di essersi rivolte a loro, dovrebbero essere trattate con rispetto e cautela.

medical symbols