Foglie in un piccolo bosco – un racconto di Mecan

Oggi torno a pubblicare post di altri blogger, questo è un racconto della simpaticissima Mecan1, blog Semplicemente Mecan 🙂 Mecan è una persona di grande cuore, da anni si batte per salvare la vita di animali abbandonati o in difficoltà, spesso scontrandosi contro l’indifferenza di persone e istituzioni 😦
Questo suo racconto mi è piaciuto molto, racconta di due vite sostanzialmente simili, vissute fianco a fianco, ma che divengono diverse – e molto – a causa del diverso stato d’animo con il quale i protagonisti vivono.
Mi piacerebbe identificarmi con la Foglia d’Ulivo… ma ammetto che spesso mi ritrovo maggiormente nella Foglia di Roverella 😀


FOGLIE IN UN PICCOLO BOSCO
by
Mecan1
Blog: Semplicemente Mecan

foto di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.comEra autunno, in un piccolo Bosco di grandi Roverelle inframezzate da vecchi Alberi di Ulivo. Le giornate erano sempre più corte e buie, ogni tanto pioveva, e l’ erba, che in estate si era tutta seccata lasciando brulla la terra, ora era ricresciuta, in una morbida e verdissima coltre, come in primavera.
Un giorno, mentre il cielo grigio si preparava per un acquazzone, una Foglia di Roverella, ormai vecchia e stanca per il duro lavoro svolto in quell’ anno, disse all’ amica Foglia d’ Ulivo, che invece era ancora verde e forte come all’ inizio della stagione:
-Ho paura che anche oggi pioverà…- E mentre lo diceva, sembrava proprio che fosse colta da grande sconforto. Era triste, pareva infreddolita (aveva cominciato ad accartocciarsi), e, soprattutto, sembrava che avesse tanta paura. L’ amica Foglia d’ Ulivo (erano state sempre una accanto all’ altra, perché le fronde dei loro grandi Alberi, ormai erano arrivate a toccarsi), che invece era sempre di buon umore e ottimista nei confronti della vita, cercò allora di tranquillizzarla e di tirarla un po’ su. Così le disse:
-Coraggio Amica mia! Ne abbiamo passati tanti di temporali insieme… Vedrai, passeremo anche questo senza difficoltà. Poi, mi stavo annoiando con tutto questo sole, un po’ d’ acqua non può che farci bene, ci laverà via la polvere e gli escrementi degli Uccelli e ci rinvigorirà. Fidati, andrà tutto bene! Guarda me, se ti viene il panico, ti sorriderò come sempre.-
Detto questo, si guardarono con affetto e aspettarono l’ acqua. Infatti, poco dopo, ecco il primo lampo e, con il suo fragoroso tuono, arrivò quasi subito anche la pioggia.
-Uhaooo! Evvivaaaaa! Viva la pioggia! Sorridi Amica mia, questa è Vita!- Disse la Foglia d’ Ulivo con tono allegro, rassicurante e incoraggiante. Così, pure la triste e spaventata Foglia di Roverella, sentendosi meglio, riuscì ad apprezzare quell’ incredibile scrosciata d’ acqua. Aveva ragione la Foglia d’ Ulivo, una bella lavata ci voleva proprio!
Passato il temporale, tutte le foglie apparivano più belle, lucenti e morbide, proprio come se l’ acqua avesse ridato loro vigore e giovinezza.
-Lo sai?- Disse la Foglia di Roverella: -Avevi ragione tu, ora mi sento molto meglio, non ho neanche più freddo. D’ ora in poi, cercherò di fare come fai tu, e scaccerò via i cattivi pensieri.-
-Bene! Brava!- Rispose sorridente la Foglia d’ Ulivo: -Ne sono molto contenta.-
Purtroppo però la Foglia di Roverella, era una di quelle foglie nate per invecchiare presto, così la sua tristezza, la sua angoscia e il suo scoraggiamento, continuarono ad affiorare sempre più di frequente. Non lo faceva apposta, non voleva essere triste, non voleva scoraggiarsi, né tanto meno voleva angosciare la sua amica, ma era più forte di lei, la tristezza ormai la “attanagliava”, la raggrinziva e la ingialliva ogni giorno di più. Così la sua amica Foglia d’ Ulivo, con tanta pazienza e tanto amore, ogni volta la rincuorava e, nei momenti peggiori, in silenzio la sfiorava delicatamente per farle sentire che lei era lì e non l’ avrebbe mai lasciata sola.
Così passarono i giorni e le varie intemperie che porta l’ autunno: vento, pioggia, freddo, si alternarono a brevi sprazzi di sole tiepido, ma le due amiche continuarono a resistere, superando insieme ogni capriccio del tempo. Finché…, era già novembre inoltrato, mentre le due Foglie, cullate dolcemente da una leggera brezza pomeridiana, si sorridevano fiduciose e sicure l’ una dell’ altra, all’ improvviso, il picciolo che teneva la Foglia d’ Ulivo attaccata al suo ramo, si ruppe e la piccola cadde volteggiando inesorabilmente nel vuoto. Mentre cadeva, con un sorriso un po’ smarrito, continuava a fissare la sua amica Foglia di Roverella, che tanto aveva temuto quella fine, e che invece si trovava ancora lassù appesa al suo ramo.
-Nooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!- Gridò con dolore quest’ultima:
-Noooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!- Gridò ancora.
Grazie alla Foglia d’ Ulivo era riuscita a vivere un po’ meglio, solo grazie a lei era riuscita a sorridere di più alla vita, e solo per lei viveva. Eccola quella fine, ma non era affatto come si aspettava, era molto più dolorosa e terribile, perché aveva colpito la sua Amica, ed ora restava da sola attaccata al suo ramo. Era insopportabile quel dolore, e disperatamente la faceva star male. Perché quella sorte che tanto aveva temuto per se stessa, era ora toccata prima alla sua Amica? Perché proprio a lei, che era così felice di vivere? Non era giusto, non se lo spiegava, non si dava pace. Così, triste, tristissima, per quella così cattiva e inaspettata sorte, si accartocciò a forza, si seccò tutta e diventò marrone, ma il suo picciolo non si ruppe lo stesso. Nonostante tutto, continuò a restare saldamente attaccato al suo ramo. Ora voleva solo raggiungere a tutti i costi, la sua cara Foglia d’ Ulivo, che giaceva a terra proprio sotto di lei. Adesso sì, che desiderava il vento, la pioggia, le bufere più tremende… Voleva solo staccarsi da quell’ odioso ramo, voleva morire, farla davvero finita.
Ma né il Vento, né le Piogge, né le Bufere, riuscirono a strapparla da quel dannato ramo. Vide tante sue sorelle cadere, e sperava che arrivasse finalmente il suo turno, ma no, lei no… Continuava a stare ben attaccata lassù. Cos’ era, quella? Forse una punizione per non aver saputo apprezzare di più la vita, quando poteva godersela come le aveva sempre insegnato la sua Amica Foglia d’ Ulivo? Per aver avuto così tanta paura di perderla, da non riuscire più a viverla serenamente? Ora aveva capito quanto era stata stupida ad angosciarsi, ora sìììììììììì!
Ormai però, era troppo tardi, e la sua tristezza era diventata davvero enorme e incontenibile, non capiva perché continuasse a stare appesa lassù e provava solo una forte rabbia disperata.
Intanto l’ Inverno era quasi terminato e, ai primi di marzo, la Primavera era già alle porte. Come mai lei, vecchia e triste, era rimasta da sola su quella grande Quercia e non era ancora caduta giù come le altre foglie? Che strano arcano era mai quello?……
Quando si accorse però, che le gemme delle sue giovani sorelline si stavano gonfiando e cominciò a sentirle rumoreggiare allegramente, pronte a venir fuori col primo sole tiepido della Primavera, capì tutto: capì finalmente perché, per così tanto tempo, era rimasta attaccata al suo ramo.
L’ Albero a cui apparteneva infatti, l’ aveva “trattenuta” perché voleva che lei raccontasse, alle sue giovani e inesperte sorelline, la sua triste storia. Doveva insegnare loro ad apprezzare le piccole grandi gioie della vita, senza angosciarsi mai per il domani, perché tanto non si può mai sapere in anticipo cosa ci aspetta. Bisogna vivere con serenità il presente, bisogna vivere la vita senza crearsi troppi problemi, perché il tempo passa, e non aspetta le nostre paure, non si ferma per le nostre angosce. Perciò, se siamo “con lui”, bene! Ma se non ci siamo, peggio per noi, perché non tornerà più indietro.
Tutte le sue giovani sorelline rimasero quiete ad ascoltarla in silenzio, e quando ebbe finito, le sorrisero dolcemente con gratitudine, pronte più che mai, ad iniziare con coraggio la loro (per quanto breve), splendida e importantissima esistenza.
Anche sulla vecchia Foglia di Roverella, ormai secchissima e completamente aggrinzita, spuntò di nuovo il sorriso e, mentre cercava di stiracchiarsi un po’ per fare omaggio di un sorriso anche alla sua Amica Foglia d’ Ulivo, che ormai da mesi, giaceva inerme sotto di lei, ecco risuonare quasi impercettibile, il tanto sospirato “tac”….
Il suo picciolo finalmente si ruppe, fu libera di lasciarsi andare dolcemente verso il basso, e di adagiarsi vicino alla sua grande e carissima Amica Foglia d’ Ulivo. Sorrise accanto a lei, e finalmente trovò la sua pace.
E così le grandi Querce Roverelle, ogni anno a fine stagione, trattengono sui loro rami, fino alla primavera successiva, alcune foglie vecchie e ormai completamente rinsecchite, perché forse vogliono davvero che queste insegnino alle loro giovani sorelline, appena spuntate, ad apprezzare al meglio la vita che sarà loro concessa. Perché, anche se è breve, irta di pericoli e di difficoltà, merita sempre e comunque di essere vissuta appieno e con tanta gioiosa serenità.

FINE
Mecan, autunno 2002

dal sito piante-e-arbusti.itFoto: in alto a sinistra, di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.com; in basso a chiusura, dal sito piante-e-arbusti.it.

L’umorismo nell’arte del vivere – da un post di Donnaflora1968

Spesso ho scritto sull’importanza dell’ironia e, ancor di piu’, dell’autoironia, e anche sull’impatto positivo che hanno sulla qualita’ della nostra vita cose come il sorriso o il pensiero positivo. Tuttavia, se non erro (inizio ad essere qua da troppo tempo :-D), non avevo mai dedicato un post all’umorismo e all’impatto che ha nella vita, per cui, quando me lo sono ritrovato bello e pronto, mi sono detto “be’, questo lo devo postare anche da me!” ;-).

Per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente il blog di Donnafloraricomincio a vivere“, e’ davvero ricco e spazia dalle storie di personaggi storici e opere, alle segnalazioni di canzoni e musiche, per finire con saggi personali e di “terze parti” (ovvero tratti da articoli) 🙂
Diciamo che il suo blog ha, soggettivamente e non oggettivamente, un solo difetto: e’ cosi’ prolifico che, per il mio modo di essere presente sul web, finisco per perdermi certamente qualcosa di buono 😐 Ma d’altronde se pubblicasse con i miei ritmi… finirebbe probabilmente per addormentarsi! 😀

E adesso il post sull’umorismo… 😉


L’umorismo nell’arte del vivere

bimbo

Gli angeli volano alto… perché si prendono alla leggera!

L’umorismo insegna a non identificarsi con un’idea stereotipata di sé, ma a riconoscere la propria identità più complessa, a cogliere le proprie contraddizioni e a sorridere di sé. E’ un’arte quella di imparare a vivere dosando nelle giuste proporzioni serietà e umorismo. La vita è una cosa seria, certo chi lo negherebbe mai, eppure maestri di tutti i tempi e di tutte le tradizioni accennano spesso, con un sorriso che sembra celare molto più di quanto esprime, al fatto che la vita è un gioco.
E anche il gioco è una cosa seria, provate a chiederlo ai bambini! Solo un paradosso può spiegare in profondità la natura di un esperienza così ricca come quella della vita, di cui siamo protagonisti e spettatori, per invitarci a trovare il giusto equilibrio.
E maestri di vita si rivelano questa volta i bambini che vivono pienamente un loro gioco, che siano nel ruolo delle “guardie”, che siano nel ruolo dei “ladri”, che facciano il “medico” o il “paziente”, in cui l’importante non è essere da una parte o dall’altra, l’importante è giocare a fondo la propria parte, recitarla bene, immedesimandovici con passione, senza però mai dimenticare che quello è solo il ruolo che si sta momentaneamente giocando, la propria vera identità e un’altra.
E’ lo stesso invito posto da grandi psicologi e filosofi. Il dottor Roberto Assagioli ha sempre posto una grande enfasi , nell’ambito del percorso di crescita personale, sul metodo della sdrammatizzazione e dell’umorismo.
“Molte persone, ha scritto, sono solite prendere la vita, le situazioni, le persone, con eccessiva serietà; esse tendono a prendere tutto in tragico. Per liberarsi dovrebbero coltivare un atteggiamento, più sciolto, più sereno, più impersonale.
Si tratta di apprendere a vedere dall’alto la commedia umana, senza troppo parteciparvi emotivamente; di considerare la vita del mondo come una rappresentazione teatrale in cui ognuno recita la propria parte. Questa va recitata nel miglior modo, ma senza identificarsi del tutto col personaggio che si impersona”.
La nostra vera identità non va ricercata nell’ “abito” che portiamo e neppure nell’intestazione del biglietto da visita o nell’entità del conto in banca, perché le cose veramente importanti della vita, della nostra vita personale, riguardano ben altro, riguardano affetti, emozioni, talenti più o meno sviluppati, valori e ideali, sogni e speranze. Queste sono le cose reali, le cose veramente importanti nella vita, l’ascolto e il rispetto delle quali determinano anche il grado di salute fisica e psichica, e questo è quello che forse già sappiamo ma che molto spesso dimentichiamo, soffrendo in modo esagerato per cose che sono poi facilmente ridimensionabili di fronte alle grandi questioni dell’esistenza. Ed è qui che l’umorismo si rivela a sua volta grande maestro perché aiuta a ridare giuste proporzioni ai diversi aspetti della realtà.
Il filosofo Hermann Keyserling aveva affermato, a questo proposito: “Osservando e vivendo la vita in modo ampio ed elevato si vede che essa ha dei lati seri, duri, dolorosi, ma anche degli aspetti lieti, lievi, luminosi e anche degli aspetti comici, buffi. Questi costituiscono il giusto contrappeso ed equilibramento di quelli. L’arte di vivere consiste nell’alternare opportunamente i diversi elementi e atteggiamenti; e il farlo è in nostro potere più di quanto si creda”. Troppa serietà denota anche troppa rigidità, incapacità di percepire il mondo nei suoi molteplici aspetti, nei diversi punti di vista, tra i quali ce ne sarà sempre uno che permetterà di sorridere. Per saper sorridere di se stessi occorre una grande apertura mentale e fiducia in se stessi, per non perdere la propria identità anche se per un momento si perde la propria dignità; per trovare la sfumatura umoristica anche nella tragedia occorre una grande fiducia nella vita che non è mai veramente “contro di noi” anche quando gli eventi sembrano dimostrare il contrario.
C’è sempre una possibilità di vedere le cose anche in un altro modo, e a volte è anche l’assurdità di questo tentativo che fa sorridere, che fa ridere. E la realtà diventa allora più sopportabile, anche solo per il benefico effetto della risata.
Saper ridere può essere segno di grande maturità, ma bisogna fare una distinzione.
Vi è una differenza radicale tra comicità, nel senso di derisione, e umorismo.
La prima è antagonistica, aggressiva, spesso crudele; invece il secondo è pervaso di indulgenza, di bontà, di comprensione. Consiste nel veder dall’alto, nella loro vera luce e nelle loro giuste proporzioni le debolezze umane.
E il vero umorista sorride soprattutto di se stesso.

(da ” Essere” M. Danon)

gatto e scimmia

Paese che vai… approccio che trovi ;)

NewYorkCiao carissimo,

sono tornata da qualche giorno dalle mie ferie e come sai sono stata a New York.

A parte le mille considerazioni che posso fare sulla società americana, già affrontate con te per telefono, c’è stata una cosa che mi ha piacevolmente colpito. Premetto che quando finisci di vedere la città come turista per calarti poi nella vita vera e propria della città, le cose cambiano un po’: se all’inizio tutto sembra molto strano e difficile da capire, persone che non ti guardano mai negli occhi da un lato o commessi aggressivi che ti saltano addosso pur di vendere dall’altro, successivamente capisci che esistono anche costumi ben più piacevoli di quelli accennati sopra. In particolare, gli approcci tra persone di sesso diverso sono molto facili e molto poco complicati. Se per caso ti capita di fermarti a guardare un ragazzo per qualche minuto lui ti risponderà con un sorriso. Il gioco dell’approccio infatti è molto semplice, ci si saluta e ci si sorride se ci si vuole conoscere, nel caso contrario si continua a fare ciò che stavamo facendo. Questo indistintamente se si è uomini o donne, capita che girando per strada senti un "hallo", a quel punto sei libero di decidere cosa fare.
Tutto qui, niente di più semplice e spontaneo, tutto nel massimo rispetto reciproco e senza paure di fare figuracce. Conosco bene gli usi e i costumi delle grandi città, in particolare questo è piuttosto tipico e l’avevo scoperto molto tempo fa andando a Parigi, ma l’approccio visto a New York è sicuramente più delicato e simpatico.

A questo punto mi sorge una domanda, perché da noi non è così e gli approcci per strada sono spesso "triviali"?

A presto,
S.



Ecco la e-mail che la mia amica S. ha mandato dietro mia richiesta. In realtà ci eravamo già parlati per telefono al suo rientro in Italia e avevamo toccato diversi aspetti della società di New York, alcuni positivi e altri meno. Questo aspetto della facilità nel rompere il ghiaccio mi ha invece incuriosito e così le ho chiesto di metterlo nero su bianco in modo da condividerlo con voi 🙂

approccioE’ vero: non è la prima persona che mi parla così della "chiusura" che c’è in Italia; un approccio come quello che descrive lei, potrebbe avvenire giusto in una discoteca o comunque in un locale pubblico, molto difficilmente per strada. Eppure già diversi anni fa ormai, ho verificato come la maggior parte delle donne non veda l’ora di scambiare per lo meno due chiacchiere (tempo permettendo, naturalmente), perfino con chi non necessariamente vede come "sessualmente appetibile". Ho avuto diversi esempi in questo senso.
Eppure… molto spesso la donne qua da noi vanno in giro con l’espressione da "non permetterti di rivolgermi la parola: mordo!", mentre gli uomini si vedono bene dal farlo, in buona parte per paura di "prendere un due di picche" (come fosse un disonore indelebile negli anni :-P), soprattutto se pubblico. E così, anche quando quando lo fa, inevitabilmente perde di spontaneità e lo forza, risultando spesso "aggressivo".

Io credo che gli uomini dovrebbero imparare che nessuno può piacere a tutte, nemmeno George Clooney, e che probabilmente la stessa donna che magari ti dice, a volte anche in modo brusco, che la rottura di ghiaccio è… una rottura e basta, in realtà ha avuto almeno un pizzico di piacevole ritorno in termini di autostima e probabilmente ha ammirato il coraggio di chi si è fatto avanti. In quanto a chi assistito… bé, può aver trovato coraggioso anch’esso il gesto, o può aver gongolato dell’insuccesso (mal comune…) ma insomma… è poi così importante cosa può aver pensato? 🙂

Le donne invece dovrebbero imparare che un atteggiamento chiuso non paga, i nostri atteggiamenti si riflettono negli altri come un gioco di specchi o, se preferite, per l’eterno principio di azione e reazione, si riceve ciò che si trasmette. E’ troppo comodo (o scomodo, meglio…) tenere un atteggiamento da diva e poi lamentarsi perché l’uomo non si fa avanti.

Alla fine, di solito, l’atteggiamento conta più della bellezza. Per entrambi i sessi 😉

Cigni neri