Buon sesto compleanno, Surya! :-)

Bene, all’incirca in questo periodo cade il sesto compleanno della nostra Surya, nome che peraltro significa “Sole” in Indiano (indiano d’Asia, non d’America 😉 ) 🙂

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“All’incirca” perché in realtà non si sa esattamente quando è nata; il presunto anno di nascita fu dedotto infatti da un veterinario attraverso lo stato della dentatura, però potrebbe anche essere inesatto. Mese e giorno invece furono decisi di “ufficio” dal canile. Quindi non solo mese e giorno sono completamente fittizi, ma perfino l’età potrebbe essere diversa. Ma a noi poco importa 🙂 Abbiamo scelto metà marzo giusto per avere una data in cui festeggiarla 🙂

A parte gli occhi, azzurri molto chiaro, il lato che più contraddistingue Surya è quello caratteriale: è proprio una campana (di regione intendo, infatti viene da lì), simpatica e casinara 🙂 Le piace giocare con gli altri cani – anche se non tutti, ovviamente ha le sue simpatie e antipatie – e correre libera per monti e boschi… almeno quando glielo permettiamo, naturalmente 😉 Inizia a correre all’improvviso, sparisce nella boscaglia e poi riappare, sempre di corsa, a volte da tutt’altra parte da dove era sparita 😀 Insomma… diciamo che soprattutto all’inizio ci faceva prendere qualche spavento 😛 Purtroppo adesso è tempo di processionarie e dobbiamo stare molto attenti. Lei poi ficca il naso dappertutto e pertanto è parecchio a rischio 😦

Un altro lato evidente del carattere è quello del “cane da pastore”, infatti lei dovrebbe avere un po’ di pastore australiano nelle vene e in certi atteggiamenti si nota. Ad esempio, quando usciamo, cerca di tenere il suo “gregge” (noi e Tom 😀 ) unito e quando rientra a casa “conta” i gatti per vedere se ci sono tutti.

Con le persone estranee è socievole (per fortuna, visto che fanno a gara per accarezzarla!) ma non è sempre stata così: per molti mesi, quando la prendemmo dal canile, fu piuttosto guardinga e sospettosa. Poi altri proprietari di cani inizarono ad allungarle qualche biscottino e lei iniziò ad essere meno diffidente.

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Surya e Tom

Con il fratellino acquisito si comporta bene… ma non benissimo 😀 Infatti a volte gli fa qualche “agguato”, soprattutto se non ha qualche altro amichetto con cui giocare. Ovviamentelo fa per gioco, ma non sempre rispettandone mole e età (Tom ha 14 anni e mezzo e qualche acciacco) 😮 Però sappiamo che gli vuole un gran bene e temiamo per quando, se tutto andrà come da logica, lui la lascerà “figlia unica” 😦

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Surya con Junior

E con i cinque gatti di casa? Uguale 🙂 Vorrebbe giocarci a “ora ti prendo!”, soprattutto quando rientra a casa da una passeggiata. Scopo del gioco è riuscire a poggiare il suo muso sopra di loro: se ci riesce si ritiene soddisfatta e si quieta, altrimenti prova con un altro gatto 😀 Il suo preferito però è Jones che è anche il gatto dominante di casa. Probabilmente non è un caso 🙂 I gatti all’inizio erano un po’ preoccupati, ma ora, sapendo che non è pericolosa, spesso non si scompongono nemmeno e stanno semplicemente immobili 🙂 Qualche volta però qualche zampatina le è arrivata eh! 😉

Che il tuo vero sesto compleanno sia lontano o vicino… buon compleanno Sury!!! 🙂

Surya

Paura – supera la tempesta con la saggezza, un libro di Thich Nhat Hanh

Bene, eccomi qua dopo più di due mesi 😮 🙂

Non vi nascondo che a volte penso di chiudere. Non l’ho ancora fatto perché questo blog per il suo valore storico (ha più di undici anni ormai) è una specie di diario che serve più a me che per chi, passando da qua, lo legga.

Per riprendere ho deciso di affidarmi ad un estratto da un libro del monaco buddhista vietnamita Thich Nhat Hanh, da me già citato in passato in diverse occasioni.

Il libro è “Paura – supera la tempesta con la saggezza” e in esso Thich Nhat Hanh, che a volte è poetico e semplice – probabilmente in modo voluto perché sa di rivolgersi principalmente ad un pubblico che non è pronto per la profondità e la vastità dei concetti buddhisti – va un po’ più sul “tecnico” riuscendo, nonostante la brevità del libro, a toccare corde profonde.

Vi lascio all’estratto, specificando – mi sembra doveroso – che il buddhismo non chiede in realtà di lasciare nulla, bensì di viverlo senza attaccamento. L’attaccamento, dovuto principalmente all’ignoranza della vera natura delle cose, è ciò che scatena la nostra sofferenza. Senza attaccamento si può avere e godere di tutto. Con l’attaccamento… meglio sarebbe non avere nulla. Da qui le indicazioni del Buddha citate nel testo.


Tutto ciò che mi è caro e tutte le persone che amo sono soggetti per natura al cambiamento. Non c’è modo di evitare di essere separato/a da loro.

Questa è la quarta rimembranza: “Inspirando so che un giorno dovrò lasciar andare tutte le cose e le persone che amo. Espirando, non c’è modo di portarle con me”. Ogni cosa che oggi mi è cara dovrò lasciarla domani, che si tratti della mia casa, del mio conto in banca, dei miei figli o del mio bellissimo compagno o della mia bellissima compagna. Dovrò abbandonare tutto ciò che oggi conta per me: non potrò portarmi dietro nulla quando morirò. E una verità scientifica: ciò che ci è caro, ciò che oggi ci appartiene, domani non ci sarà più. Dovremo prendere commiato, non solo dai nostri oggetti più cari, ma anche dalle persone che amiamo.
Alla nostra morte non possiamo portare con noi nient’altro o nessun altro, eppure ogni giorno combattiamo per accumulare sempre più denaro, sapere, fama e così via. Anche quando raggiungiamo l’età di sessanta o settant’anni, continuiamo a cercare di appropriarci di più sapere denaro, fama e potere. Sappiamo che i ricordi e le cose che sono vicine al nostro cuore un giorno dovranno essere abbandonati. Ecco perché chi ha intrapreso la vita monastica impara a non accumulare nulla. Secondo il Buddha, i monaci dovevano possedere solo tre vesti, una ciotola da mendicante, un filtro per l’acqua e una stuoia per sedersi, e dovevano essere preparati a lasciare anche queste poche cose. Il Buddha diceva spesso non dovremmo essere attaccati nemmeno a quel posto ai piedi dell’albero dove amiamo metterci a sedere e a dormire. Dovremmo essere capaci di stare seduti e di dormire ai piedi di qualsiasi albero. La nostra felicità non deve dipendere dall’avere un posto particolare. Dobbiamo essere pronti a lasciare andare ogni cosa.
Se pratichiamo e impariamo a lasciare andare, possiamo essere liberi e felici adesso, oggi. Se non riusciamo a lasciare andare, soffriremo, non
solo il giorno in cui non potremo farne a meno, ma sin da oggi e ogni singolo giorno che verrà, perché la paura ci perseguiterà senza tregua.

Thich Nhat Hanh

 

 

Fai buon viaggio, Junior!

Perseo e acquario

Anche Junior, lo scalare rossastro (da non confondere con Junior-gatto 😉 ), il pesce a destra verso il bordo superiore dell’acquario in foto, se n’è andato. Ieri sera, all’accensione delle luci dell’acquario, l’ho visto mezzo sepolto tra la ghiaetta 😦 Eppure non aveva dato segni di malessere, Jack, il pesce arancione sul lato sinistro in alto, sembrava da mesi molto più mal messo di lui: se avessi dovuto scommettere sul “prossimo” avrei certamente scelto Jack, anche perché è piuttosto vecchiotto (e con questo so di avergliela “tirata” 😊 ).

C’è sempre da imparare, perfino dai pesci di un acquario casalingo: come dice uno dei Lama che seguo (via Youtube), davvero non si può sapere cosa ci riserva il futuro, perfino quello più prossimo. Ricordo un suo video nel quale ricordava diversi suoi amici che un giorno c’erano e il giorno dopo <<schiocco di dita>> (immaginate la scena…). Naturalmente il loro scopo non è intristire la gente, ma ricordare di occuparsi delle cose importanti prima che sia troppo tardi, perché la vita passa… e lo fa prima di quanto pensiamo.

L’acquario sta diventando tirste in effetti, ci sono rimasti due pesci “maggiori”, Lucky e Jack, e un po’ di pesciolini piccini (una dozzina…) che però si notano appena. L’acquario era stato un regalo di Lady Wolf, è vero, ma sapeva che lo desideravo. Ora, tornassi indietro, non so se lo prenderei più, però continuo ad occuparmene alacramente visto che c’è vita lì dentro 😊

Non posso “ripopolarlo” con pesci maggiori perché Lucky, il pesce allungato che si vede sul fondo e che piace tanto ai gatti 🙂 , è un po’ cattivello e li stressa. Di fatto Lucky è figlio della solita mezza truffa “da rivenditore”: “Sì, sì, va benissimo per il tuo acquario, ti toglie le alghe!”. Peccato che non mi ha detto che sarebbe cresciuto molto e non sarebbe stato adatto per un acquario di 100 litri, e pure non mi ha detto che non è un pesce “solitario” ma avrebbe dovuto avere compagnia della sua specie. E’ probabile che queste concause abbiano stressato Lucky a sua volta e per questo si comporti così. Però ormai è cresciuto lì dentro, è la sua casa, e secondo me subirebbe un grande shock ad essere spostato. Così l’idea è lasciarlo lì e casomai ripopolare l’acquario di pesci piccini dei quali Lucky sembra non curarsi 😊

Così ieri sera ho accompagnato Junior nell’ultimo suo viaggio: l’ho lasciato cadere in un ruscello che corre vicino a casa, è tornato ad essere parte integrante di quella natura da cui è stato strappato, anche se a dir il vero è probabile che, come quasi tutti i pesci dei negozi, provenisse da un allevamento in cattività.

Non so se ci credo davvero, ma… io gli ho augurato una buona rinascita 😊 Sia mai…

Acquario in tempi più floridi, con Jones ancora piccino

 

Jones e Junior (gatto) che guardano l’acquario

 

Sissi

Sono passati ben tre mesi e mezzi dal mio ultimo post, di male in peggio direi 😀 Mi ripropongo sempre di essere più presente, ma poi, per un motivo o per un altro… 😐 In più oggi ho fatto molta fatica ad accedere, non ricordo la password e… mi sa nemmeno la username: sono riuscito ad entrare solo perché su questo PC l’accesso era già aperto 😛 Comunque più tardi me ne occuperò 🙂

Oggi voglio rientrare nel giro della blogosfera – ormai piuttosto desolante a dire il vero – parlandovi di Sissi 🙂

Sissi oggi ha 15 anni e mezzo, grossomodo l’equivalente dei nostri 78 anni. A volte mi riesce difficile credere che abbia conosciuto mia madre, morta nel 2006: per i primi tre anni della sua vita è stata la sua gatta 🙂 Mi chiedo se nei suoi ricordi la immagina ancora…

Sissi ha passato un periodo difficile: aveva smesso di nutrirsi e faceva fatica pure a bere. Infatti ha perso un altro chilo e mezzo arrivando a 7 (in passato era arrivata a 13!). Tuttavia le analisi del sangue sono quasi perfette, cosi come le analisi delle urine. l’unica omba – è proprio il caso di dirlo – sono i polmoni che appaiano “vissuti”. In particolare sembra esserci una macchia proprio tra polmone e cuore; la veterinaria aveva anche pensato al peggio, tuttavia l’ecografia non sembra evidenziare un problema di tale genere. Così, come succede in questi casi, siamo andati un po’ a tentativi: 11-12 giorni di antibiotici e cortisone.

Già dalla mattina dopo il primo giorno di cura, Sissi è tornata a mangiare e non ha più smesso 😀 Tuttavia ciò può essere dovuto al cortisone e non possiamo ancora dirla fuori pericolo. La cura è stata interrotta proprio oggi e… vediamo come va’.

Questa sarà un settimana determinante per lei…

Un altro Cipino

Nel lontano Giugno 2011 (cavolo come passa il tempo!) vi parlai di Cipino, un passerottino probabilmente caduto da un nido che Tom ci fece scorgere in una aiuola e che, dopo aver fatto tappa in casa nostra per qualche ora, fu portato all’ENPA (“In bocca al lupo, Cipino!! 🙂“). Bene, un paio di giorni fa ero casualmente in casa (di solito a quell’ora sono in ufficio) quando sentì una specie di squittio fortissimo proveniente dall’esterno. Immaginai, forse meglio sarebbe dire sperai, che non venisse dall’interno del nostro giardino. Tuttavia, dopo qualche istante di silenzio, lo “squittio” si ripeté. Manco il tempo di andare nella sala che da’ sul giardino, che lo squittio si fece fortissimo: era chiaro che adesso proveniva proprio dalla sala 😮 Corsi di la’ non sapendo se avrei trovato un topolino o un uccellino. L’unica cosa della quale ormai ero quasi sicuro è che qualunque cose fosse… l’avrei trovato in bocca in uno dei nostri gatti 😦 E infatti… si trattava di un passerotto in bocca a Jones 😮

Ovviamente Jones difendeva la preda, scappando qua e là ringhiandomi (alla faccia di chi dice che portano le loro prede ai padroni a mo’ di dono 😀 ). Sono stato costretto a prendere una scopa, come già mi era successo in un paio di altre occasioni, e picchiarla per terra vicino a lui, sperando così che si spaventasse e mollasse la presa.

Niente 😐

Così ho rincarato la dose e, nella foga, il povero Jones si deve essere preso perfino qualche ramazzata sul groppone (non si è fatto nulla, non proccupatevi 😀 ) finché, finalmente, si è rintanato nell’angolo di una finestra mollando il passerotto sul rispettivo davanzale. Purtroppo ho visto il passerotto inerme ed ho temuto di essere arrivato tardi. L’ho raccolto ed ho visto che era ancora vivo, un occhietto era chiuso ma l’altro era vispo e mi guardava.

Ho cercato una scatoletta di cartone e, dopo avergli accarezzato la testina per qualche minuto per tranquillizzarlo, l’ho portato da un veterinaro nelle vicinanze mentre mia moglie, che era al lavoro, cercava il numero di una volontaria dell’ENPA.

Il passerotto perdeva un poco di sangue, me ne sono accorto dalle macchie che lasciava nella scatola, ma il vero problema, come mi è stato detto poi dalla volontaria, è che di solito il morso di un gatto fa più danni interni che esterni. A volte il passerotto sembra avere poco o nulla all’esterno, ma la pressione sugli organi interni lo porta spesso alla morte nel giro di poche ore. Di fatto, un passero senza evidenti segni esterni, ha il 50% di cavarsela che sale all’80% se supera la notte.

Comunque il veterinario mi ha fatto sostanzialmente perdere tempo: si, l’ha visitato riscontrando la ferita superficiale e mi ha fatto la prescrizione per un antibiotico, ma poi me l’ha ridato mentre al telefono la sua assistente mi aveva fatto capire che se ne sarebbero presi cura (come facevo a tenerlo e curarlo in casa con cinque gatti??), così ho chiamato la volontaria, sono montato in auto e sono andato nella città vicina dove si trovava il centro dell’ENPA.

Oltre alla ferita superficiale, anche una zampina sembrava avere problemi (appariva inerte), ma questo sembrava preoccuparla meno.

Ieri mattina le ho scritto un messaggio via whatsapp e… non solo Cipino2 aveva passato la notte ma aveva già mangiato tre volte di buona lena 😀

Stamattina altro scambio di messaggi: il miglioramento procede e il piccolo sembra ormai fuori pericolo! 🙂

Nella sfortuna di capitare in un giardino recintato con cinque (5) gatti (ma che gli sarà saltato in mente? 😀 ), è stato fortunato che fossi in casa e che sono potuto intervenire. E probabilmente anche che Jones non abbia voluto ucciderlo subito: credo non abbia stretto forte, non per bontà d’animo ma perché probabilmente voleva prima giocarci un po’… questo mi ha dato modo di arrivare in tempo 😉

Se tutto procederà per il meglio, prima del giorno della liberazione mi piacerebbe andare a trovare Cipino2: sarebbe un’emozione vedere la sua trasformazione da esserino mezzo morto a… passero rinato alla vita! 🙂

– sì, ma se mi ricapita a tiro…

News da casa Wolf

Quando passa un po’ di tempo dall’ultimo post succede che le cose da raccontare diventano tante e non si sa da dove partire. Mi farò aiutare dalle foto sul mio Smartphone per non perderne qualcuna e andare in ordine cronologico (che non è certo il parametro più importante, ma visto che il blog in teoria è un diario online…).

L’8 Marzo Lady Wolf si prende l’incarico di ripulire l’acquario dalle troppe piante e relative foglie (lo faccio fare sempre a lei perché io sono troppo tenero e taglio sempre poco 😉 ). Vero è che gli acquariofili convinti dicono che è meglio una pianta in più e un pesce in meno, ma eravamo arrivati al punto che i pesci più grandi faticavano a trovare passaggi per passare da un lato all’altro dell’acquario. Comunque, mentre è lì che taglia e strappa, si accorge con sorpresa di un esserino che spunta tra le foglie, e dopo questo ne compare un altro e un altro ancora. Alla fine saranno quattro. Di cosa? Di pesciolini da fondale che si chiamano Corydoras 🙂 Ne avevamo 4 da anni (direi almeno 5), sono tra i pesci più lungevi del nostro acquario ma non si erano mai riprodotti. In un acquario relativamente piccolo con alcuni pesci di dimensioni “grandi” (almeno in confronto ai Corydoras), credo sia un evento piuttosto raro: di solito gli avanotti fanno una brutta fine. Probabilmente la flora era talmente intricata che mamma e papà sono riusciti a nasconderli. Successivamente uno di questi quattro non ce l’ha fatta ma in compenso ne avevamo avvistato un altro molto più piccolo, suppongo di una “cucciolata” successiva. Però anche questo l’abbiamo poi perso di vista…

Il 5 Aprile ho un incidente d’auto in autostrada, tamponamento a catena (io ero quello in mezzo). Per fortuna non si è fatto male nessuno ma Sharky (la nostra auto) è ancora in carrozzeria. Per fortuna la carrozzeria mi omaggia di un veicolo sostitutivo: una 600 di esattamente 20 anni 🙂 Meno male perché con i mezzi pubblici per me sarebbe un disastro andare al lavoro e fare le varie commissioni, però abbiamo dovuto sospendere le gite con i cagnotti perché mentre Tom sembra perfino contento del “nuovo” mezzo (evidentemente ama le cose spartane), Surya non provo nemmeno a farla salire (necessariamente dal portellone)… non vorrei restasse traumatizzata 😀 Già l’auto i primi tempi le stava indigesta…

Il 14 Aprile accade uno di quei “miracoli” che ti fa comprendere quanto la vita non molli mai. E’ di nuovo ora di sostituire una delle parti filtranti dell’acquario (una volta al mese, ma di solito ritardo di una settimana). Apro il filtro (che è esterno! E’ collegato alla vasca con tubi flessibili) e mi appresto a rimuovere il materiale filtrante quando… vedo qualcosa che si muove tra il dito di acqua che resta sopra il materiale filtrante e la “melma” che si forma su di esso. Allibito, capisco che è un piccolo Corydoras!!! 😮 Come possa essere arrivato fino lì è un mistero che resterà tale. Potrebbe essere quello piccolo che avevamo intravvisto il mese primo e che, in una delle operazioni di ripulitura del materiale interno della vasca sia stato risucchiato nei tubi e finito lì. E’ una possibilità, ma è molto, molto remota. Un’altra possibilità, abbastanza scioccante, è che quel pesciolino… sia nato lì, da qualche uovo che si è dischiuso proprio in quella sede ed abbia perciò trascorso le sue prime settimane di vita al buio, in un dito d’acqua, nutrendosi dei residui di cibo finiti nel filtro! 😮 Comunque, non senza difficoltà, siamo riusciti a recuperarlo e ora pare aver dimenticato la brutta esperienza, grazie anche alla vicinanza dei ritrovati fratellini 🙂

I quattro piccoli corydoras

Restando in tema di acquario, ci ha lasciato Nanty, la nostra Scalare bianconera 😦 E’ stata una cosa veloce, non sappiamo cosa le sia accaduto. Così il povero Junior, da non confondere con il suo omonimo di casa gattesco, è rimasto solo 😦 Anche loro avevano provato a riprodursi ma senza successo. Però penso che non prenderò altri pesci “grandi”, credo che destinerò l’acquario a pesci di piccole dimensioni, mi sembrano più adatti. Restano, come pesci grandi, Junior, Jack (il trichogaster, il nostro pesce che più ha la forma di pesce “classico”) e soprattutto Lucky che sta diventando per dimensioni un piccolo barracuda 😀 Purtroppo avrebbe bisogno di un acquario più grande, se il venditore fosse stato onesto dicendomi che sarebbe cresciuto tanto non l’avrei mai preso. Tra l’altro non è proprio gentile con Jack, per usare un eufemismo…

Dovete sapere che quando ci muore un pesce “maggiore”, facciamo una sorta di cerimonia recandoci presso un piccolo rio dove ridiamo il corpicino alla Natura. In questa occasione, davanti ai nostri occhi è comparsa un’anatra con 4 anatroccoli appresso 🙂 Insomma… la vita va’, la vita viene 😉

Nanty (con Lucky sullo sfondo)

Volo sul tentativo di rendere il nostro giardino più accettabile 😀 Vista l’esperienza negativa dell’anno scorso, con il tappeto d’erba che sarà durato un paio di mesi, ci siamo convertiti sui vasi, soprattutto di gerani… speriamo almeno questi durino! 😀

E veniamo al capitolo più impegnativo. Il piccolo guerriero di casa, Tom, inizia ad accusare il peso dell’età, a inizio Luglio farà 14 anni (a proposito… grande festa, siete tutti invitati! 😀 ). Ha avuto alcuni episodi di dolore acuto. Si ingobbisce e inizia a camminare piano piano come un palombaro. Ha già fatto diverse visite, all’inizia si pensava a un un dolore di tipo artritico e per tale è stato trattato con anti infiammatori e un condoprotettore per le cartilagini. Ma Lady Wolf quando si tratta di Tomino ci vuol vedere chiaro e così siamo tornati dal buon “vecchio” veterinario che è quello che ci da sempre la maggior fiducia. Anche lui però tendeva alla stessa spiegazione ed è stato solo dietro esplicita richiesta di Lady Wolf che ha proceduto alle analisi del sangue che hanno rivelato valori di Transaminasi doppi rispetto al massimo “consentito”. Poteva essere una conseguenza del mese di anti infiammatori ma a questo punto il veterinario ha voluto indagare meglio. La successiva ecografia addominale ha mostrato in particolare un nodulo sospetto di due centimetri e mezzo che potrebbe non essere cosa buona. Quindi il dubbio è che il dolore non fosse di origine articolare ma coliche addominali. Il nostro piccolo guerriero dovrà quindi sottoporsi lunedì prossimo, in anestesia, all’ago aspirato con esame istologico per cercare di capire l’origine del nodulo. Purtroppo non è detto che questo esame sia sufficiente, solo l’asportazione dal nodulo e successiva biopsia, lo sarebbe. Se darà esito negativo, credo che non faremo nulla e terremo il nodulo sotto controllo tramite successive ecografie (che lui odia perché essere tenuto zampe all’aria non è cosa che tollera…).

Tom con Junior

L’ultima segnalazione riguarda l’altra vecchietta di casa, la 15 enne Sissi. La gattona di casa, che tra l’altro è passata con successo da 13 a 8 chili e mezzo, ha avuto un episodio di strano raffreddamento. Sembrava… “tirare su dal naso” e ogni tanto starnutiva. Siccome il modo come “tirava su” era un po’ strano, l’ho fatta controllare, radiografia toracica inclusa. Anche lei ha una “forma” sospetta nei polmoni. Si sperava fosse dovuta a infezione virale o batterica e quindi ha fatto un ciclo di antibiotici. Purtroppo il “raffreddamento” si è ripresentato e quindi ho mostrato le lastre allo stesso veterinario di Tom che ha preso da qualche anno una specializzazione oncologica. Anche lui purtroppo ha confermato i sospetti di neoplasia. Tra qualche settimana dovremmo farle un’altra lastra per vedere se adesso, dopo la cura antibiotica, la “forma” si è ridotta o meno. La mia tendenza però nel suo caso è quello di aspettare di vedere se il disturbo si ripresenta. Questo veterinario, vista anche la specializzazione, è piuttosto “interventista”, io su animali già anziani… non so, vorrei capire bene se ne vale pena, una operazione ai polmoni su un soggetto così anziano… mah… 😐

Sissi con la sorellona Surya

Ecco credo sia tutto. Il prossimo post, bé… prima che finiate di leggere questo, almeno un mesetto ci sta! 😛

Il ricordo del dolore

Questo articolo che ripropongo è del 19 Aprile 2008. Il 19 Aprile incidentalmente era il compleanno di uno dei miei due fratelli, morto 3 anni fa. All’epoca di questo post compiva 47 anni. E’ stato strano ritrovare questo post e questa data.

Comunque, questo appena passato è stato un periodo di cambiamenti lavorativi. Lady Wolf, con grande coraggio, ha lasciato il suo lavoro a tempo pieno, indeterminato e vicino a casa, per tornare ad un lavoro part time, in sostituzione maternità – dunque con futuro incerto – e distante da casa, con treno più metropolitana da prendere ogni mattina. L’ha fatto perché il lavoro era stressante, con un responsabile colpevolmente poco presente, ma soprattutto per una questione di dignità personale, perché assunta con condizioni più negative rispetto al contratto precedente e comunicate quando ormai non aveva più possibilità di tirarsi indietro.

Io invece ho cambiato reparto all’interno della stessa azienda, una multinazione estera che negli ultimi anni ha ridotto costantemente il personale. Formalmente per adesso ho le stesse incombenze e lo stesso ruolo che avevo prima, ma è molto probabile che le cose cambieranno nel giro di poco tempo. E’ da vedere in che modo. Ho lavorato molto in questi ultimi anni per questo ruolo, anche le sere e nei weekend. Sapere che probabilmente andrà tutto in fumo mi è dispiaciuto, almeno inizialmente, ma, come molti sicuramente sosterrebbero, poteva anche andare peggio. Forse. Perché le conseguenze di un evento sul futuro sono spesso imprevedibili e non si sa mai cosa sia meglio e cosa sia peggio.

Venendo al tema del post, credo oggi non solo che quanto scrissi ormai 10 anni fa sia vero, ma che lo sia in ogni campo, non solo in quello relazionale. Lo è nel lavoro, nella salute, nelle proprie passioni. Lo è nella vita.

La nostra mente è estremamente malleabile, apprende dalle circostanze e ricorda e ripropone. Il nostro inconscio ci condiziona molto più di quanto pensiamo. La malleabilità che ci danneggia però è la stessa che puo’ potenzialmente aiutarci, perché noi siamo potenzialmente in grado di sfruttarla per ricondizionare la nostra mente, anche se non è facile. Prima di tutto perché non crediamo che lo sia, non immaginiamo nemmeno che possa esserlo. E’ come possiamo cambiare qualcosa se nemmeno sappiamo che qualcosa da cambiare c’è?

Ed ecco il link al post originale con i commenti dell’epoca: Il ricordo del dolore


il bacio - MunchA volte capita di conoscere persone con le quali si stabilisce un rapporto superficiale, forse per mancanza di vero interesse da parte di almeno uno dei due, forse per problemi oggettivi che impediscono una conoscenza più profonda e radicata. Eppure, quando quel seppur fievole rapporto si interrompe, si soffre in maniera francamente poco comprensibile per la scarsa base che quel rapporto aveva.

E’ mia convinzione che in questi casi si è in presenza di un “ricordo del dolore”, ricordo emotivo, fisico quasi, della sofferenza di una importante relazione precedente, se non di qualcosa di ancora più antico.

E’ come quando basta sentire due note per andare automaticamente con la mente ad una canzone che si conosce… per poi scoprire magari che quelle due note sono di una canzone completamente diversa. Ma ormai la frittata è fatta e la sofferenza è stata evocata. Ci si ritrova in balia così di un dolore che non ha quasi motivo di esistere, magari con reazioni emotive esagerate, spropositate rispetto al reale contesto, reazioni che a volte possono creare danno o acuire una situazione già difficile di per sé.

Se è vero che si parla con evidenza di reazioni inconsce, delle quali è dunque difficile controllare l’insorgenza, è anche vero che capire da dove esse vengano, ovvero da qualcosa che non facendone parte non ha ragione di esistere nel nostro presente, contribuisce non poco a ristabilire un controllo che è andato misteriosamente perso.